1193. IN CAMMINO – Un appello dall’Africa in guerra

Immagino che tutti voi, cari lettori, sappiate del mio impegno a favore dei confratelli sacerdoti anziani e ammalati…

Ultimamente a questi si sono aggiunti altri confratelli con altri problemi assai più gravi.

Vi trascrivo qualcosa dell’ultima lettera di don Gasigwa tornato in Diocesi a Goma in Congo dopo aver completato gli studi di informatica e matematica in Italia..

“Caro don Piero, immagino che lei si ricordi di me. Vorrei salutarla e ringraziarla per quanto ha fatto per me negli anni che ho trascorso a Pisa in qualità di studente.

Le avevo detto che tornando a casa sarei andato incontro alla morte perché non appartengo alla tribù egemone (…).

Da più di un mese e precisamente dal 25 di Gennaio stiamo vivendo una guerra infernale. Siamo sotto assedio nelle due zone calde del Kivu. La situazione è tragica: stiamo morendo di fame, morti tutti i giorni, banche chiuse, aeroporto distrutto (…).

Non aggiungo altro ma sono davvero in difficoltà. Se potesse aiutarmi in qualche modo le sarà grato se e quando tornerò in Italia.”

Ho provveduto subito a inviargli qualcosa attraverso un canale riservato (non posso aggiungere altro) e l’ho affidato alla Madonna.

Anche voi pregate per lui e per i suoi familiari nella speranza che il peggio possa passare e abbia salva la vita.

1192. IN CAMMINO – Via Crucis

Stasera, alle 21.00 in chiesa, inizieremo con la via Crucis. Seguiremo lo schema più conosciuto e più semplice, quello che solitamente usiamo nei pellegrinaggi

La Via Crucis, quale che sia il vostro personale giudizio, riesce a toccare i cuori di molti fedeli. Ascoltare le antiche profezie riguardo al Messia e i brani del Vangelo riferiti a Gesù ci commuovono profondamente e ci sollecitano a una vita più “umana” e ancor più, “cristiana”.

“Umana” perché anche coloro che non condividono la nostra fede o ne sono privi avvertono profonda compassione per coloro che vengono torturati e umiliati come Gesù. Pure loro sono capaci – talvolta più e meglio di noi – di aiutare chi porta la croce, di asciugare il volto dei sofferenti, di piangere con chi è solo.

Per chi poi è cristiano praticare la Via Crucis è un partecipare alle sofferenze di Cristo nella consapevolezza che anche le nostre, unite alle Sue, possono avere un significato in riferimento alla redenzione dell’umanità.

Da soli non possiamo fare niente; con Lui, tutto! Vediamo di non dimenticarlo.

Anche oggi scrivo poco. Abbiate pazienza. Spero di riprendermi.