1153. IN CAMMINO – Disagio

Da alcuni mesi avverto un profondo senso di disagio per un errore, grave, compiuto nell’esercizio del mio ministero di pastore.

Il parroco, in quanto pastore, deve avere a cuore le sofferenze del gregge e fare il possibile per lenirle. Di fronte quindi a chi è sfiduciato – e lo può essere per vari motivi – si impegna a sostenerlo e non soltanto a parole ma con gesti concreti.

In questi ormai 50 anni di sacerdozio mi è capitato più volte di impegnarmi in prima persona e (quasi) sempre con buoni risultati. C’è chi ha trovato lavoro, chi ha vinto la droga, chi ha fatto pace con il fratello, chi ha superato la depressione, chi è tornato in famiglia, chi ha superato l’esame, chi ha evitato il fallimento…

Ho scritto “quasi” perché in alcuni rari casi non ci sono riuscito o addirittura ho ottenuto l’effetto contrario andando a infilarmi in un cespuglio spinoso…

Questi rari casi che mi sono capitati hanno un denominatore comune: i soldi!

C’è chi, dopo essere stato aiutato finanziariamente, si è dimenticato di restituire, chi mi ha rifilato un assegno scoperto, chi ha sparato balle ecc.

In questo ennesimo caso è andata così. Non avendo disponibilità personale per aiutare l’amico a evitare il fallimento, ho attinto al conto della AdC certissimo, vista l’amicizia e la stima del mio interlocutore, che sarebbe stato di parola quanto alla restituzione.

E invece così non è stato e quindi mi ritrovo in una situazione spiacevole costretto a ripianare pian piano la somma con la mia magra pensione di ex-insegnante.

Che fare? L’unica soluzione è … aspettare anche perché pare che questo amico abbia il cassetto fiscale pieno di crediti al momento però inesigibili per lo stop delle banche.

1152. IN CAMMINO – Vincenzo Battaglia

Con il prof. Battaglia siamo quasi coetanei solo che che ai tempi dei mei studi teologici a Roma lui era già professore e io ancora studente.

Va beh: lui “giovane” professore e io ormai “prossimo” al dottorato di ricerca ma insomma lui era da poco alla cattedra e io per poco ancora al banco…

Appena mi sono fatto riconoscere mi ha salutato con affetto ricordando quegli anni felici per entrambi anche perché eravamo giovani entrambi. Parlavamo molto insieme oltre che di teologia anche di tanti altri argomenti… inclusi gli usi e i costumi dei tedeschi… lui aveva studiato in Germania (era stato allievo di Ratzinger) e conosceva molto bene la cultura germanica. Era appassionatissimo di alcuni scrittori che non esitò a propormeli … in lingua italiana.

Stamani ha tenuto una dotta conferenza sul rapporto tra la speranza e la fede: entrambe sono virtù e virtù importanti (sono teologali) che si richiamano a vicenda. Ne ha parlato nel contesto dell’anno giubilare che ci vede tutti impegnati a celebrare questo avvenimento nel migliore dei modi.

L’anno 2025 è “santo” non solo per i nostri fedeli ma anche per noi pastori che dobbiamo, se così possiamo dire, approfittarne per usufruire dell’indulgenza per noi stessi e per i nostri defunti, famigliari e parrocchiani.

Pensate a quanti defunti dovrei pensare io che sono sacerdote da ormai 50 anni! Soltanto nel periodo del Forte ho suffragato “quasi” duemila (2000) persone, tutte a me carissime, alcune addirittura indimenticabili. Ma poi ci sono anche quelli degli anni trascorsi a Pontedera, poi a San Casciano… insomma ua moltitudine di persone che aspettano una mia modesta preghiera.

Dovrò pensare a tutti questi cari sperando che poi ci sia qualcuno che pensi a me quando verrà il mio turno d’essere suffragato.