1112. IN CAMMINO – Al ristorante cinese

Ieri sera, dopo un’assenza di alcuni anni, sono tornato al ristorante cinese di Via Duca d’Aosta.

Mi muovo malvolentieri la sera – comincio a essere anziano e mi sto alimentando con il caffèlatte – ma ho deciso di fare un’eccezione proprio per il desiderio di tornare a vedere il locale, i dipendenti e il titolare.

Pensavo, a torto, d’essere stato dimenticato e invece sono stato accolto con tutti gli onori e perfino abbracciato dal titolare e gratificato con molti sorrisi dai dipendenti. (Al riguardo non posso offrire troppe spiegazioni perché ho il dovere della riservatezza trattandosi di questioni personali).

Dunque, intanto ho notato che è cambiato in meglio l’arredamento, davvero molto signorile, e l’accento dei dipendenti (parlano tutti un italiano fluente). Poi anche il servizio, con dei tablet al tavolo degli avventori, si è fatto ancora più snello e preciso.

Eravamo pochi all’inizio – erano appena le 19.30 – con un piccolo gruppo di ragazze cinesi e due tavoli occupati fra i quali il nostro.

Appna entrati ci è venuto incontro un cagnone (anzi, una cagnona perché aveva un simpatico fiocchettino rosa sulla testolona pelosa)…

“Stai a vedere – mi è scappato detto con la mia solita verve umoristica – che stasera ci servono il cane arrosto”!

Una battuta davvero infelice perché nel frattempo il cane mi si era fatto vicino scodinzolando la coda con la padroncina cinese attenta che non mi saltasse addosso per leccarmi…. Ormai anche loro hanno scoperto l’affetto e la fedeltà dei cani e dei gatti per cui non c’è assolutamente da preoccuparci per la sorte dei nostri amici a quattro zampe… Non solo non li mangiano ma dimostrano nei loro confronti lo stesso nostro amore se non di più!

Poi la cenetta è iniziata con gli spaghetti di soia e il riso cantonese con la cagnona che ogni tanto abbaiava in segno di partecipazione alla nostra presenza, sperando in qualche bocconcino gustoso.

P.S. Avrei voluto farle una foto ma poi ho rinunciato per non mettere in difficoltà il personale del ristorante ma è stata davvero una bella serata.

1111. IN CAMMINO – Ricordo dei sacerdoti fiumani

Ho partecipato all’incontro dedicato ai sacerdoti fiumani, a Pisa. È stato un incontro molto interessante sia per il contenuto che per le presenze. Ospite d’onore Mons. Dianich, ormai novantenne, ma lucidissimo e in buona salute

Sono stati ripercorsi, a cura di alcuni storici italiani e croati, gli anni dell’ episcopato di S.E. Mons. Camozzo a Fiume (oggi Reijka) con dettagli sulla sua azione pastorale e sociale.

Ne è emersa la figura di un “pastore” buono, intelligente e amorevole nei confronti del popolo italiano, croato e sloveno a lui affidato. I tempi e gli errori sia da parte Jugoslava che Italiana ormai passati & superati hanno consentito un giudizio positivo sulla sua azione pastorale e umana.

Dopo la sua rinuncia (obbligata) alla sede di Fiume rimase per un intero anno a Venezia per poi venire a Pisa come Arcivescovo metropolita e primate di Corsica e Sardegna.

Non dimenticò i suoi sacerdoti soprattutto quelli di lingua Italiana vittime di violenze e di soprusi accolgiendoli benevolmente nella sua nuova Diocesi. Fra questi don Sabucco, don Percih, don Perich e i fratelli Crisman tutti attivi in Versilia nel dopoguerra.

Avrei dovuto parlare anch’io visto che ho scritto un lungo articolo su don Sabucco (poi pubblicato) ma ho rinunciato visto che erano presenti all’incontro Mons. Fontana e mons. Filippini che prima e meglio di me lo avevano conosciuto.

1110. IN CAMMINO – 4 Novembre (3) In Africa…

Mi scuso per il ritardo ma sono stato tutta la mattina a Pisa… poi tra le fatture da saldare, le telefonate da fare, il Giubileo che si avvicina ecc. sono arrivato a quest’ora e non sono ancora riuscito scrivere qualcosa!

E domani sarà lo stesso: di nuovo a Pisa e altre faccende da sbrigare!

Oggi volevo scrivervi ancora sulla guerra ma quella d’Africa che vide impegnati i fanti italiani in Etiopia e fra questi il mio babbo che di guerre non ne voleva sapere ma fu costretto ad andarci e… zitto!

Zitto perché era stato punito a causa di alcuni gesti di insubordinazione e non poteva rischiare la corte marziale!

Militare in Piemonte (siamo nel 1935) era stato nominato caporale e addetto al controllo dei soldati in libera uscita: li fece uscire quasi tutti dalla caserma contravvenendo agli ordini e così ebbe il primo richiamo!

Di lì a poco, guidando un mezzo militare (aveva la patente di guida) ebbe a ridire con un un ufficiale (lo mandò a quel paese…) e così fu spedito in Africa, prima a Tobruk, poi in Eritrea e infine in Etiopia…

Giunto in Etiopia si picchiò con una camicia nera e quindi le cose cominciarono davvero a mettersi male per lui che fu costretto a rassegnarsi alla vita militare e a quella spedizione che evidentemente non condivideva.

Mi diceva che non aveva mai sparato un colpo! Soltanto marce, prove di guerra, adunate ecc. con l’unica consolazione dei pacchi viveri che giungevano da casa e che lui condivideva con gli amici paesani (aveva trovato alcuni militari del piano di Pisa).

A causa delle marce e tutto il resto si ammalò gravemente di pleurite e per questo motivo venne rimandato in Italia. Tornò a casa ridotto a uno scheletro e per poco non ci rimise la pelle.

Un’avventura – diceva lui – cominciata male e finita peggio con lo scoppio delle seconda guerra mondiale. Il resto delle sue avventure lo potete leggere sui libri di storia. Pagine tristi che lui non voleva nemmeno ricordare.