1296. IN CAMMINO – Idem

Torno sull’argomento di ieri… i tristi anniversari di questi giorni: l’atomica che distrusse Hiroshima e Nagasaki e le stragi compiute dalle truppe tedesche in Versilia.

Lunedì 11 celebreremo il ricordo delle vittime di Molina di Stazzema e di Valdicastello. Il giorno successivo l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema.

Insieme con quelle povere persone trovarono la morte anche i loro parroci: don Fiore a Molina, don Libero a Valdicastello e don Innocenzo a Sant’Anna.

Erano tutti preti giovani che offrirono generosamente la vita per il proprio gregge. Avrebbero potuto scampare la strage ma rimasero al posto per niente impauriti per quello che poi sarebbe accaduto.

L’insegnamento che ne viene è chiarissimo: dobbiamo restare al nostro posto succeda quello che deve succedere senza abbandonare quanti sono affidati alla nostra cura. Da notare che questo riguarda sia noi sacerdoti che voi laici, padri e madri di famiglia!

In questo delicato momento storico i carnefici si chiamano “droga”, “alcool”, “bullismo”, “sballo” ecc. che mietono vittime come e forse più di allora.

Non voltiamo gli occhi da un’altra parte. Affrontiamo a viso aperto questi disagi per proteggere i più giovani delle nostre comunità.

1295. IN CAMMINO – Anniversari importanti

Si tratta di anniversari tragici: alcuni a livello internazionale altri nazionale. Entrambi con conseguenze terribili, rimaste nella memoria dell’umanità.

Iniziando da quelli internazionali ricordo che:

Il giorno 6 Agosto 1945 una bomba atomica rase al suolo Hiroshima;

E il giorno 9 toccò a Nagasaki. In tutto i furono circa 200.000 morti senza contare le conseguenze drammatiche – in malattie ecc. – durate per molti anni ancora.

Gli storici discutono ancora sulle motivazioni che spinsero gli Stati Uniti a questa scelta crudele. A noi queste discussioni non interessano. Interessa soltanto ricordare l’avvenimento, pregare per le povere vittime e invocare il dono della pace.

In questi giorni, purtroppo, si fa un gran parlare di guerra e di guerra atomica. Che Dio ci liberi da questa scelleratezza. Se il la pace è il “dono di Dio” per la felicità dei suoi figli; la guerra è il “veleno di Satana” per annientare l’umanità!

Noi, come singoli e come comunità, possiamo soltanto pregare Dio per avere questo dono e respingere con disgusto il veleno di Satana ossia respingere le provocazioni e le cattiverie, anche quelle piccole, senza timore d’essere giudicati pavidi.

Questo deve valere per le nostre piccole questioni famigliari e di vicinato o parentela: se noi non riusciamo a superare le sciocchezze come possiamo pensare che gli altri riescano a superare le brutalità? Altro che suonare le campane o fare chiasso  per la pace: bisogna pregare e dare esempio di intesa e di perdono, come singole persone e come comunità!

1294. IN CAMMINO – Doccia scozzese

Quella di ieri è stata una Domenica da doccia scozzese con alternanza di pioggia e sole per tutta la giornata. Al mattino siamo riusciti a celebrare nella chiesa di Roma Imperiale all’inizio sotto un cielo plumbeo che però pian piano si è aperto fono a lasciar filtrare qualche raggio di sole. Poi il cielo è tornato a riempirsi di nubi e sono ripresi gli scrosci di acqua – anche violenti – per poi, verso le 17.00, tornare al soleggiato.

A quel punto però il danno era fatto: se nella chiesa di Roma Imperiale siamo riusciti a rimediare – con l’aiuto di tutti – asciugando le sedie una per una… dalle Canossiane non è stato possibili perché il parco perché era impraticabile per le pozzanghere e i bozzi d’acqua anche profondi. La celebrazione delle due Messe pomeridiane è stata  spostata in chiesa con conseguenti notevoli disagi.

Il Signore però, come si suol dire, “vede e provvede” perché sono state due celebrazioni affollate e molto sentìte e partecipate. Anche le riflessioni “catechistiche” proposte, tutte sull’Apocalisse, nonostante la pesantezza dei temi sono state molto apprezzate (almeno dai più vicini all’ambone)…

Alcuni però mi hanno contestato il tono “sommesso” della voce nel proporre la predica. Riconosco che è vero ma spesso non me ne rendo nemmeno conto. Parlo come si potrebbe parlare in famiglia, voce bassa, quasi sottovoce così che i più lontani dall’ambone riescono a udire poco o niente.

Da sempre sono condizionato da un certo tipo di oratoria sacra e dai conseguenti toni di voce recitativi … “da teatro” che mi ripugnano forse a causa delle imitazioni che ne hanno fatto spesso gli attori comici.

Non riesco proprio a recitare una parte con toni roboanti tanto meno a leggere qualcosa scritto da altri! Dovete avere pazienza e aiutarmi (anche con dei cenni) quando vi accorgete che mi allontano dal microfono...!