1278. IN CAMMINO – San Benedetto

Sono stato, per anni, assiduo frequentatore del monastero benedettino di Gricigliano in località Le Sieci (sulle colline di Fiesole).

Il monastero ospitava una comunità di frati provenienti dal monastero francese di Fontcombault che vivevano con serietà il carisma benedettino. Sveglia all’alba, Messa corale, lavoro (nei campi oppure nelle diverse specializzazioni) e soprattutto canto gregoriano di lode al Signore in quattro momenti importanti della giornata: mattina, mezzogiorno, tardo pomeriggio, prima del riposo notturno.

Me lo fece conoscere il compianto don DANILO MALTINTI parroco di MONTOPOLI VAL D’ARNO, grande (e santo) sacerdote che per lunghi anni mi ha accompagnato in qualità di confidente e confessore.

Oggi, festa di San Benedetto abate, mi sono tornati alla memoria momenti struggenti trascorsi in quel monastero. Dicevo a tutti di frequentare il monastero per riposarmi… in realtà andavo per ritemprarmi spiritualmente sotto la guida di quesi santi monaci!

Conducevano una vita molto faticosa… con lunghe ore di lavoro/studio e altrettanto lunghe ore di preghiera. Con loro vivevo quella che era stata la vita dei primi monaci benedettini fatta appunto di preghiera e lavoro manuale.

Nell’occasione della festa di San Benedetto la giornata era quella tipica delle Domenica: Messa corale a metà mattinata per tutta la comunità e gli ospiti, canto dei salmi a mezzogiorno e pranzo in comune nel refettorio con i tavoli imbanditi con tovaglie ricamate e simili… Alla fine anche una “lacrima” di liquore e la possibilità di uno scambio di parola fra i presenti. Poi, nel pomeriggio, nuovo momento di preghiera e passeggiata fra le colline in attesa della sera per la cena – frugale oltre misura – e la preghiera di fine giornata.

“Clamavi”, cantava il Priore della Comunità, “et exaudivit me” rispondevano tutti i presenti in coro. Poi iniziavano a salmeggiare: “Ad Dominum cum tribularer clamavi et exaudivit me”. Momenti indimenticabili che rimandavano agli albori del monachesimo italiano…

Stasera alla Messa proverò a ripetere quell’antifona che, a suo tempo, ho rivisto in lingua italiana e adattato per la liturgia corrente… Venite a pregare con me?

1277. IN CAMMINO – Documenti

La conoscenza della lingua del paese in cui uno vive è essenziale per poter accedere a certi servizi tipo quelli sanitari/assistenziali.

Talvolta siamo in difficoltà anche noi per il fatto che è diventata essenziale pure la conoscenza del significato del linguaggio giuridico/burocratico, degli acronimi e l’uso degli stessi nelle richieste/domande inoltrate tramite computer.

Immaginiamoci gli stranieri…

Pensate per un momento di essere un africano giunto in Italia per lavoro al quale viene comunicata la “reiezione” della sua richiesta ecc.

Ovviamente non capisce cosa voglia dire quella strana parola…

Appena però (aiutato dal parroco) ne comprende il significato e cioè che la sua richiesta è stata RESPINTA. Superata l’amarezza prova a fare ricorso.

L’ente che gli ha respinto la richiesta gli suggerisce di presentare lo SPID, la CNS e naturalmente la CIE.

Il tutto naturalmente on-line.

Quando fa presente che non sa cosa cavolo vogliano dire questi acronimi gli consigliano di rivolgersi agli Identity Provider dell’AgID…

Che però risultano in ferie! Quindi? Quindi ci vuole un avvocato. Ma gli avvocati costano…

Se ne è andato piuttosto smarrito… tornerà Lunedì e vedremo fra tutti di dargli una mano a uscire da questo tunnel.