1259. IN CAMMINO – Sant’Antonio da Padova

Oggi, 13 Maggio, celebriamo la festa liturgica di sant’Antonio (di) da Padova, una festa molto sentita, da sempre, nel nostro paese. In chiesa la statua lignea del Santo è stata ornata con gigli con la Reliquia esposta in bella presenza ai piedi della statua alla devozione dei fedeli.

A essere sincero l’ho esposta a malincuore ma mi sono sentito di farlo dopo aver visto una signora ucraina in lacrime inginocchiata davanti alla statua. In un italiano molto stentato mi ha spiegato che la sua famiglia è dispersa. Il marito è in guerra e gli altri famigliari dispersi in mezza Europa: per fortuna lei è Italia e sta lavorando perché altrimenti alla guerra si sarebbe aggiunta la fame…

Anch’io mi sono fermato ad accendere una candelina per aver ricevuto una grazia quando meno me lo aspettavo: Sant’Antonio evidentemente precorre le nostre intenzioni e i nostri desideri!

Adesso mi ferma una mezz’ora nello studio a scrivere il bollettino e poi andrò al paese a ringraziare le Suore Antoniane: quand’ero parroco a San Casciano e precisamente dopo la morte della mamma mi furono molto vicine aiutandomi in mille modi. Non posso dimenticare i tanti benefici ricevuti e cerco, per quanto mi è possibile, di ricompensarle per quello che posso.

Oggi, se vi è possibile, fate un salto in chiesa: in aggiunta alle vostre intenzioni unite un’intenzione per la pace visto che si sta aprendo un nuovo fronte di guerra (fra Israele e Iran) con possibili drammatici sviluppi.

Aggiungete una preghiera speciale per il Papa – non ha ancora iniziato il suo ministero e già viene attaccato da ipercritici malati di protagonismo – e una per i sacerdoti diocesani anziani e ammalati: come per tutti gli anziani è difficile scovare qualche istituzione disposta a ospitarli. Perfino le Case religiose maschili e femminili negano l’ospitalità a chi, dopo tutta una vita passata al servizio pastorale, non ha un posto per il doveroso riposo. Le motivazioni sono molteplici ma il problema è sempre lo stesso: i soldi! E siccome la pensione dei sacerdoti anziani è modestissima si rifiutano di accoglierli accampando scuse e simili.

A oggi sono riuscito a risolvere il caso di don Renzo ma adesso devo pensare a don Franco – 92 anni – che è in forte difficoltà. Una preghiera a Sant’Antonio, grazie!

1258. IN CAMMINO – Eugenio Montale e l’Arcivescovo di Pisa

Leggendo sul giornale del centenario della pubblicazione del suo volume di poesie intitolato “Ossi di seppia” (Torino 1925) mi sono tornati alla memoria episodi e persone degli anni del Ginnasio.

Per Ginnasio si intende il biennio di studi del Liceo Classico (2+3) che ho frequentato a Pisa negli anni 1964/65 – 1968/69.

Il professore di Lettere, prof. Domenico Di Manno, era innamorato della poesia di Montale che ci faceva leggere, interpretare e … memorizzare come usava a quel tempo.

Il professore era versiliese e proprio per questo motivo amava molto Montale.

Dunque la poesia che ci fece imparare a memoria era “Meriggiare pallido e assorto presso un rovente muro d’orto…”. Ce la spiegò con precisione fermando la nostra attenzione di giovanissimi studenti sui “cocci aguzzi di bottiglia” che stanno  “in cima alla muraglia” con i quali prima o poi nella vita avremmo dovuto fare i conti.

Superato l’esame di maturità iniziai il corso teologico che nel primo anno prevedeva corsi stranissimi: medicina, filosofia/poesia contemporanea, lirici greci, psicologia … Ricordo che in quell’anno o forse nell’anno successivo (quindi la primavera del 1972) venne a tenerci alcune “lezioni/meditazioni” il priore del Forte don Sabucco che all’epoca (nei mesi estivi) frequentava casa Giusti, davanti alla Capannina, e si intratteneva spesso col poeta e con gli altri illustri poeti e artisti presenti al Quarto Platano. Tempi bellissimi quelli di allora quando Forte dei Marmi era ancora un paese ricco di cultura.

C’è da dire che Montale era molto accogliente e, sebbene discreto, (riceveva soltanto in casa) non lesinava consigli a chi incontrava purché si trattasse di persone colte.

Poi nel 1975 venne il premio Nobel, la fama internazionale ma Montale rimase sempre lo stesso, umile servitore della parola!

Sempre in quegli anni ricevette in visita al Forte il prof. Gianfranco Contini della Normale di Pisa accompagnato da un giovanissimo e brillantissimo studente di filologia romanza, Saverio Cannistrà, che oggi è Arcivescovo di Pisa… Chissà che la Gina, la fedele governante del poeta, non abbia preparato anche per lui quella bibita alla menta di cui Montale era abituale consumatore.