Corona virus 25

Ieri, nel consueto appuntamento settimanale raccolto e trasmesso su facebook dall’amico e collaboratore Paolo Barberi, ho presentato le reliquia della santa Croce di proprietà della nostra Chiesa.

La Reliquia viene esposta soltanto in Quaresima, alla sera del Venerdì, al termine della Via Crucis, per benedire i fedeli. Trattasi di un filamento di legno, sottilissimo, chiuso dentro un contenitore d’argento finemente cesellato ai lati e visibile attraverso un cristallo di rocca posto a copertura.

È stata offerta alla nostra Chiesa alla fine del 1800, fra il 1870 e il 1894, anni nei quali i nostri predecessori erano impegnati nella costruzione della chiesa e del campanile. L’Arcivescovo di Pisa, card. Corsi, a premio dell’impegno profuso nella edificazione di chiesa e campanile offriva la reliquia a protezione del paese. Da notare che Forte dei Marmi era ancora “cappellania” di Querceta.

In una successiva occasione, questa documentata in archivio, lo stesso Arcivescovo, ricordando il dono esortava i fedeli del Forte a stringersi intorno alla santa Croce per averne benefici e salute.

E così è stato per tanti anni e per tante occasioni tristi, inclusa quella che stiamo vivendo oggi.

Ma, immagino vorreste chiedermi, è veramente un frammento della croce di Gesù? Le nostre reliquie (alla lettera quello che rimane) sono generalmente reliquie “per contatto” e quindi penso che anche la nostra non sfugga alla regola. I nostri predecessori, in tempi antichissimi, appoggiavano una stoffa o frammenti di legno o di pietra sul sepolcro dei Martiri (come per Sant’Ermete) oppure sul legno della croce “costantiniana” (la croce autentica individuata e raccolta dalla madre di Costantino, Elena) per farne reliquie.
La nostra è una reliquia per contatto. Ma ha una particolare importanza perché è accompagnata da un “rescritto notarile” e riconosciuta con tanto di vidimazione in ceralacca dall’Arcivescovo di Torino, Colombano Chiaveroti.

Degna di fede, dunque e quindi degna di venerazione. Mi sento in dovere di aggiungere un particolare… a domani perché vado troppo per le lunghe.

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