1014. IN CAMMINO – La pioggia, San Giovanni Battista e i gelati

Ieri, Domenica 23 Giugno, ha piovuto per l’intera mattinata. Nel pomeriggio si è levato pure il vento e così molti ospiti se ne sono tornato a casa prima del tempo: già verso l’ora del pranzo c’era una lunga fila in uscita all’ autostrada.

In chiesa non abbiamo avuto contrattempi: tutte le Messe (salvo l’ultima, quella delle 19.00 che avevo dimenticato di inserire nel programma) sono state frequentate come sempre.

Alle 10.00 c’è stata anche la prima Comunione della giovane Amalia alla presenza dei suoi famigliari e di molti amici che, alla fine, le hanno tributato un bell’applauso. Al riguardo ringrazio tutti coloro che hanno collaborato a vario titolo per l’organizzazione della celebrazione.

Anch’io ho avuto un applauso per una “gaffe” alla fine della messa quando ho accennato al mio ormai prossimo 50° di sacerdozio: invece che sacerdozio ho detto “matrimonio” ciò che ha provocato una risata generale. Gaffe nella gaffe mi è scappato detto un “magari…” interpretato da molti in senso “freudiano” quasi avessi rimpianti per la mia scelta di vita… mentre invece sono felicissimo per quello che sono e per quello che faccio anche se, sono sincero, non potrò mai andare in pensione e nemmeno potrò essere ricordato da figli o nipoti.

Oggi è un altro giorno e un’altra avventura.

Quindi ricominciamo con la festa di SAN GIOVANNI BATTISTA giorno in cui, per tradizione più che ventennale (la festa l’ho inventata io…) provvediamo alla benedizione dei piccoli con annesso dono del gelato (già in frigo dalle suore).

Le previsioni atmosferiche purtroppo sono fosche: acqua anche intensa per l’intera giornata e quindi la celebrazione si terrà al chiuso, nella loro dignitosissima cappella. In questo modo i presenti potranno usufruire anche dell’indulgenza “canossiana” concessa da Papa Francesco nell’occasione del 250° anniversario della loro fondazione.

E i gelati? Beh, anche per i gelati non ci dovrebbero essere problemi perché saranno distribuiti sempre dalle suore, sotto la tettoia posta all’ingresso dell’istituto.

1013. IN CAMMINO – Mons. Viganò

Avevo in mente di scrivere su tutt’altro argomento ma vista la diffusione a livello mondiale della notizia ritengo opportuno aggiungere qualcosa.

Non è notizia di tutti i giorni che un Vescovo venga o, più precisamente risulti “scomunicato” e addirittura ridotto allo stato laicale. Alcuni “casi” ci sono stati nel lontano e pure recente passato (sorvolo sui nomi perchè non mi sembra corretto) ed è sempre motivo di enorme sofferenza per l’intero popolo di Dio.

Qualcuno si può chiedere: ma perché? Forse che uno non può dissentire rispetto all’insegnamento del Papa e dei Vescovi?

Uno può dissentire tanto più che, per espressa indicazione di papa Francesco, ognuno nella Chiesa ha diritto di parola e quindi anche di critica (lui parla di “parresia” cioè di sincerità nell’esporre il proprio pensiero) purché in un contesto di carità cioè senza ricorrere all’insulto.

Quando però la critica (o l’atteggiamento) riguarda l’essenziale della fede cattolica il discorso cambia e scatta automaticamente la scomunica (quella che in gergo canonico si specifica come “latae sententiae”). Un esempio: se un sacerdote/vescovo svilisce l’Eucarestia (pubblicamente o in privato, non importa) o il proprio Sacerdozio con atti criminali, automaticamente risulta scomunicato!

Nel caso delle opinioni il discorso diventa più complesso perché, si sa bene che uno può esprimersi pesantemente sotto l’impulso della rabbia, della delusione, della vendetta, della sofferenza, della stanchezza ecc.

A questo punto fanno fede più che le parole gli … scritti (pubblicati). Lutero venne scomunicato nel momento in cui affisse alla porta della Chiesa le sue famose contestazioni, non prima!

Ma anche nel caso di pubblicazioni contarie è fondamentale, per il giudizio, il contesto della carità. Molti, anche preti e vescovi, hanno contestato il Magistero (talvolta chiudendosi nel silenzio in altri casi parlando apertamente) in un contesto di carità e non solo non sono stati scomunicati ma addirittura, passato il momento, dichiarati Santi! Pensate a Santa Caterina da Siena… altro che Mons. Viganò. E ovviamente al Papa di allora non passò neppure lontanamente per la testa di scomunicarla… piuttosto lui stesso si batté il petto e rientrò nei ranghi.

Speriamo che mons. Viganò si sieda al tavolo con Papa Francesco e facciano una bella litigata per poi chiarirsi e abbracciarsi nel nome di Gesù. Vi chiedo una preghiera allo scopo.