933 – 934. IN CAMMINO – Hans Memling

Quando chiesero a Padre Bernardino Caimi – siamo verso la metà del 1400 – il motivo per cui si ostinava a edificare a Varallo una cappella dietro l’altra con all’interno dei manufatti rappresentanti i personaggi della “Passione” e “Resurrezione” di Cristo rispose che lo faceva “UT HIC JERUSALEM VIDEAT QUI PERAGRARE NEQUIT” cioè per dare la possibilità di osservare “i luoghi santi” anche a chi non poteva recarsi in pellegrinaggio a Gerusalemme.

Nacque così il “Sacro Monte” di Varallo mèta da allora e fino a oggi di pellegrinaggi per rivivere la passione, morte e resurrezione di Gesù Cristo.

Nello stesso periodo e allo stesso scopo, sempre grazie all’impegno dei Padri Francescani, ne furono realizzati altri in ogni parte d’Italia.

Ma per qualcuno, anziano e sofferente, poteva essere difficile anche spostarsi da casa e così ci fu chi pensò di realizzare una “Via Crucis” nella propria abitazione.

Domani sera e fino a Domenica prossima verranno esposte in chiesa due esempi di Via Crucis domestica.

La prima, opera magistrale di Hans Memling realizzata verso la fine del 1400 per dei ricchi committenti, è un vero capolavoro. Infatti in una tavola di modeste dimensioni (quella esposta in chiesa è una copia anche se conforme in tutto, anche nelle dimensioni, all’originale) vengono immortalati tutti i particolari della settimana santa. Tutti, dall’ingresso di Gesù in Gerusalemme e fino alle apparizioni di Gesù risuscitato!

La seconda, composta di più “santini” raffiguranti la Via Crucis tradizionale e opportunamente collocati all’interno di un piccolo quadro, è opera di un artigiano locale ed era, prima della donazione alla nostra chiesa, nella abitazione (poi venduta) di una famiglia del Forte.

Entrambe le opere sono degne di essere ammirate non solo per la bellezza ma anche per la devozione che riescono a ispirare.

N.B. Possono essere fotografate!

932. IN CAMMINO – Natalìa Nardini Aliboni

La nostra chiesa si è arricchita di una prestigiosa opera d’arte in marmo, scolpita dal famoso m° Renato Frediani (1894 – 1965), di Forte dei Marmi, diplomato a Carrara, dapprima attivo nella bottega del m° Canonica a Torino e successivamente in proprio, a Roma.

Conoscevo il m° Frediani per i “Racconti di mare e di terra” (il maestro era anche scrittore) di cui mi avevano fatto omaggio i parenti anni indietro. Il volume mi era stato utilissimo anche per introduzione i più giovani alla storia del paese. Il catechismo, com’è noto, serve anche a fare amare il paese, le sue tradizioni ecc.

Lo conoscevo anche, tramite Mons. Santucci, per il magnifico San Martino realizzato per la cattedrale omonima di Massa Marittima a niente più.

In questo mese ho potuto ammirare alcune pregevoli opere esposte al Fortino e mi sono reso conto di quanto fosse capace. Fra queste un busto raffigurante una “donna in preghiera”, davvero molto bello.

Bene, da ieri il busto è in chiesa, sopra la mensa dell’altare dell’Addolorata. I familiari me ne hanno fatto dono in modo che non si perda memoria, soprattutto in questo paese che gli ha dato i natali, della sua arte.

Il personaggio rappresentato è Natalìa Nardini Aliboni, una fortemarmina mancata assai giovane, molto devota della Madonna tant’è che stringe fra le mani la corona del Rosario.

Il figlio del m° Frediani, il signor Alessandro, nel farmene dono lo ha accompagnato da un biglietto in cui descrive il personaggio: “AFFETTA DA GRAVE MALATTIA, IN PUNTO DI MORTE SI FECE PORTARE AL CAPEZZALE I QUATTRO FIGLI PICCOLI E LI SALUTO’ DICENDO: “DEVO PARTIRE PER UN LUNGO VIAGGIO. SIATE BUONI, RIPSTTOSI E OBBEDIENTI AI NONNI. PREGATE PER ME. IO VI SARO’ SEMPRE VICINA E PREGHERO’ PER VOI”.

Le signore (e i signori) presenti ieri sera in chiesa per la Via Matris sono rimasti piacevolmente colpiti dall’opera e commossi dal biglietto di accompagnamento.

GRAZIE dunque alla famiglia Frediani.

931. IN CAMMINO – E gli altri?

Quali altri, direte voi…

Ma sì, ci sono tante altre persone alle quali è giusto, anzi doveroso pensare e pensare con amore nella speranza che capiscano, finalmente.

Pensate che Noè abbia odiato chi lo insultava… o chi lo riteneva pazzo furioso perché si costruiva una barca. Non credo proprio… non riusciva a odiare. Anzi, amava e per amore chiedeva anche a loro di costruirsi una barca, cioè di fare pace col Signore.

Le cose poi andarono come andarono. Ma lui ci aveva provato!

Così dobbiamo fare noi. Chiedere a tutti – a tutti coloro che frequentiamo – di costruirsi un barca d’amore, di smetterla con le cattiverie e di convincersi che l’amore (per le persone, la natura, gli animali ecc.) sarà l’unica soluzione possibile per salvarsi da un possibile diluvio che prima o poi, andando avanti così, si scatenerà.

Pensate, ad esempio, se coloro che supportano Hamas li costringessero a liberare i civili rapiti senza condizioni… i bombardamenti israeliani cesserebbero in un attimo!

Pensare se Israele si decidesse a espellere dal paese quei coloni che umiliano i palestinesi… i colloqui di pace riprenderebbero subito!

Così, passando all’Ucraina e alla Russia, se Putin dicesse “basta con la guerra” a costo di passare da sconfitto e facesse una proposta seria di pace…

E se Zelensky ugualmente dicesse “basta con la guerra”, accettando di passare da codardo, e proponesse uno statuto speciale per il Donbass e la Crimea…

Subito tornerebbe la pace fra queste due nazioni sorelle!

Utopia, vero?

Può darsi. Noi però chiediamo al Signore – senza perdere la speranza – che questa utopia si trasformi in realtà.