488. IN CAMMINO – vox populi

Ieri pomeriggio una signora, amica da molti anni, mi ha interrotto nel corso della predica. Stavo scusandomi con i presenti per i disagi determinati dai lavori di restauro: ponteggi, polvere ovunque, panche spostate, pericoli per i fedeli ecc.

Al contempo facevo presente che per la nostra chiesa ci vorrebbe un cantiere continuo perché non si fa in tempo a risolvere un problema che ne sorge subito un altro con grave dispendio di energie e soldi.

Forse per il mio modo di tenere l’omelia molto colloquiale – non è la prima volta che vengo interrotto dai fedeli che “integrano” il mio dire con le proprie riflessioni – la signora è prontamente intervenuta asserendo che non c’era bisogno di giustificazioni:  se il lavoro andava fatto era giusto che lo avessi fatto senza badare più di tanto ai disagi/problemi derivanti.

Le ho risposto che il mio intervento, vista la composizione dell’uditorio – tutte persone presenti quotidianamente in chiesa – era uno sfogo per liberarmi dall’ansia. Penso succeda anche a voi di “sfogarvi” con i vostri familiari per alleggeririvi un pochino dai crucci determinati dai problemi di tutti i giorni.

Al termine della Messa abbiamo continuato a parlare in confidenza visto che, come già spiegato, conosco personalmente sia lei che il marito.

Per farle capire meglio il motivo della mia ansia le ho fatto notare:

1) ” Vede…, lei ha preso posto nella panca passando sotto l’impalcatura e spostando il cartello che indica il pericolo; in più ha messo i piedi sul piano inclinato dell’espositore – pure questo segnalato – col pericolo di fratturarsi una gamba tanto più che è ancora claudicante per l’intervento ortopedico. Pensi un po’ in quale guaio mi avrebbe potuto cacciare... si sarà accorta che le facevo gli occhiacci per farla desistere…”

2) “Secondo lei a quanto potrà ammontare il costo del ponteggio e tutto il resto… Sono 3 operai addetti al ponteggio, 1 per il restauro e 2 per i finestroni. In più c’è l’IVA al 22% come fosse una abitazione privata.

Ha capito e ha convenuto con me che i disagi non riguardano soltanto i fedeli ma anche il sottoscritto che, dunque, ha il diritto di sfogarsi un pochino almeno con le persone con le quali è più in confidenza.

 

 

 

487. IN CAMMINO – Rosario

Il Rosario è una preghiera semplice, adatta a tutti, anche a chi ha poco tempo da spendere nella preghiera. Basta mettersi tranquilli, in poltrona, possibilmente davanti a una immagine della Madonna e la preghiera sorge spontanea.

E insieme con la preghiera… i ricordi, i molti ricordi della fanciullezza quando, accompagnati dalla mamma, andavamo al “Maggio” in compagnia di tante altre persone. Allora non c’era la concorrenza dei programmi televisivi e quindi l’uscita serale per andare a “dire” il Rosario era un piacevole impegno che coinvolgeva tutta la famiglia.

Il Parroco guidava la preghiera e commentava, sera dopo sera, qualche pagina dei “Fioretti” dei Santi oppure ne approfittava per un po’ di catechismo alla buona.

Veniva poi il momento dei canti alla Madonna rigorosamente a voce di popolo e senza accompagnamento musicale perché il maestro era alla sala della Banda a fare le prove.

Per noi ragazzi apriva la “caccia alla lucciola” che portavamo a casa gioiosi per poi riporla sotto un bicchiere e attendere speranzosi la mattina quando, la lucciola si era trasformata in qualche monetina da spendere nelle girelle di liquirizia.

La tradizione del Maggio dura tuttora anche se ha perduto molto del suo fascino. Le persone continuano a riunirsi in chiesa, in famiglia e in luoghi scelti del paese grazie alla dedizione dei parrocchiani. E anche se non c’è più la consistente presenza numerica di un tempo la devozione è rimasta la stessa per lo meno per quanto riguarda le generazioni adulte/anziane.

I giovani fanno fatica a recitare il Rosario per intero però, almeno per quanto vengo a sapere, non dimenticano di salutare la Madonna ogni sera, prima di riposare. L’epidemia – è un dato di fatto – ha favorito la ripresa in famiglia delle pratiche di devozione tradizionali quali il segno di croce al mattino e la preghiera alla Madonna la sera.

Ora poi che c’è la guerra l’invocazione alla “Regina della Pace” si è fatta ancora più presente e sentìta. Che la Madonna favorisca il “miracolo” della pace!

486. IN CAMMINO – telefono giallo…

Il mio articolo di ieri ha raccolto da una parte commenti entusiastici e dall’altra velate contestazioni.

La sig.ra NN, ad esempio, mi assicura che anche suo marito usava lo stesso sistema con il suo limone. Prima cercava di imbonire la pianta con parole suadenti poi le scaricava al calcio un  fracco  di  legnate e,  come per incanto: “Il limone ubbidiva e tornava a fare i frutti”.

La signora XY mi scrive che: “La stessa cosa è successa a mio padre con un pompelmo. Dopo la minaccia del taglio l’albero iniziò a produrre frutti gustosi per tutta la famiglia e anche per gli amici.”

L’amico geometra LB, considerato il mio animo nobile che mi impedisce di essere troppo severo con la pianta alla quale sono affezionatissimo, si è profferto di aiutarmi avendo una certa esperienza in merito: scorgendolo arrabbiato e con una mazza da baseball in mano il suo limone si era spaventato al punto da produrre una caterva di limoni per ben due volte nella stessa stagione!

La conclusione dunque è che “un poco di vero” c’è in questa storia davvero incredibile ci deve essere.

D’altra parte invece mi fanno notare che quella del limone è una forma di protesta neppure troppo velata. Si sente trascurato ed è pure affamato: “provi a dargli una doppia razione di lupini e vedrà che la pianta si metterà a produrre un mare dei limoni. Non lo sgridi… magari è solo un po’ stanco”.

C’è anche chi trova questa pratica di prendere a bastonate il limone svogliato passibile di segnalazione al telefono “giallo” sito nell’Orto Botanico della Facoltà di Agraria . Mi fa pure notare che alla segnalazione potrebbe seguire una sanzione tipo “legge del taglione” … comminata al sottoscritto.

Bene. Per oggi basta così. Anche oggi ho provato a farvi sorridere: siamo tutti tristi e angosciati per cui ritengo opportuno, ogni tanto, scrivervi qualcosa di ameno.