256. IN CAMMINO – Corpus Domini

Domenica prossima sarà la festa del Corpus Domini. Non sarà la festa di sempre con la processione dei bambini di prima Comunione, i fiori, la filarmonica e tutto il resto ma ci sarà però la benedizione del mare.

Negli anni passati, usciti di chiesa in processione, ci fermavamo all’incrocio di Via Spinetti e, in un clima di assoluto raccoglimento e silenzio, veniva benedetto il mare con il Ss.mo Sacramento alla presenza di numerosi fedeli inclusi i rappresentanti dei balneari, all’inizio della nuova stagione. Poi la processione riprendeva il suo corso per tornare alla chiesa.

L’idea di accompagnare per le vie delle città e dei paesi il Ss.mo Sacramento viene da lontano e precisamente dal 1226 quando Papa Urbano IV istituì la festa del Corpus Domini. Da allora, salvo sporadiche interruzioni dovute a guerre o epidemie, questa tradizione è sempre stata rispettata anche se, cambiati i tempi e cresciuta la secolarizzazione, la processione eucaristica ha conosciuto alti e bassi.

Due anni or sono, ad esempio, il Camarlingo Binelli decise di far sfilare la processione di Giovedì e così ci trovammo in mezzo a un gruppo di giovani avventori che urlavano e ridevano piuttosto alticci. I titolari del locale si affannavano per interrompere gli schiamazzi e le grida ma i giovani erano tutti (o quasi) stranieri – russi per la precisione – e non capivano.

Ma quando don Danilo, che presiedeva la processione, avanzò verso di loro con l’Ostensorio e l’Ostia santa capirono immediatamente e si zittirono, confusi per non aver compreso subito che non era una sfilata folkloristica ma la processione eucaristica del Corpus Domini. La festa infatti accomuna tutti i cristiani del mondo al di là delle distinzioni di culto. È risaputo poi che gli ortodossi, particolarmente i russi, sono molto devoti e affezionati alle tradizioni popolari.

Quest’anno la benedizione si terrà alla fine della Messa delle 10.00. Inviterò i presenti a fare corona sulla piazza della chiesa e, accompagnato da alcuni bambini di prima Comunione, uscirò per provvedere alla benedizione. Immagino che gli uomini, essendo impegnati sul mare con i bagnanti, non ci saranno ma le mogli e i figli sì, quindi li invito a essere presenti insieme con gli altri fedeli.

Non so quanti leggeranno la mia nota giornaliera ma chi la leggerà è invitato a passare parola in modo che questo segno, peraltro modesto, possa essere celebrato con la dignità che merita. Vedremo poi, alla fine della stagione e quindi nell’occasione della festa dell’Addolorata, di promuovere qualche iniziativa di ringraziamento.

Nel filmato di DOMENICA spiegherò meglio l’origine della festa e il significato spirituale che può avere per noi, oggi.

 

255. IN CAMMINO – strategie pastorali

Il titolo della conferenza era decisamente accattivante. “Come uscire dalla attuale situazione pastorale?” Il relatore, un sociologo dell’Università di Milano molto conosciuto e affermato. Ho ascoltato con molta attenzione ma sono rimasto deluso.

Può darsi benissimo però che sia colpa mia: non ho competenze specifiche se non quella d’essere parroco da più di quarant’anni, anzi, quasi cinquanta.

La delusione non ha riguardato l’analisi, lucida e precisa ma le indicazioni atte a superare il grave momento che vede le chiese semivuote e le nuove generazioni lontane e, almeno all’apparenza, irrimediabilmente perdute.

In parole povere ci viene suggerito di trasformarci in assistenti sociali innervando l’impegno con una generica “sapienza cristiana” che poi non si sa cosa voglia dire.

Se le uniche fragilità riconosciute sono soltanto quelle “educative, psicologiche, lavorative e affettive”, il prete cosa ci sta a fare?

Io penso che, senza trascurare quanto sopra, lo specifico del sacerdote sia quello di prendersi cura delle fragilità spirituali di chi si sente abbandonato da Dio e mortificato dalla Chiesa.

Come ho già scritto sopra può darsi che, per stanchezza o altro, non sia riuscito a capire ma io avrei dato un altro taglio.

La realtà, per fortuna, è un’altra e cioè che le persone odorano la santità e cercano chi la vive (pur con tutte le debolezze e i peccati propri della natura umana) perché nel prete vogliono vedere Gesù.