254. IN CAMMINO – In attesa di …

In attesa di presentarmi in piazza per partecipare alla festa della Repubblica siedo al computer per scrivere qualcosa per voi carissimi e affezionati lettori delle mie note quotidiane.

All’inizio questo servizio mi sembrava un peso. Oggi invece mi appassiona perché mi consente di tenermi in contatto con un buon numero di persone e, perché no, anche di fare un po’ di bene suggerendo qualche riflessione.

Questa mattina ho trovato spunto per la mia nota/riflessione quotidiana nelle parole del caro Roberto (l’uccellaio, per gli amici) che ha citato il detto della campagna che vuole “morto” chi lavora “l’orto”.

“L’orto vuole l’òmo morto”: questo è il detto preciso. Sta a significare che il lavoro della campagna è un lavoro terribilmente usurante per chi lo pratica. Venendo dalla campagna – com’è noto sono nativo del piano di Pisa – mi ha fatto tornare alla memoria certi personaggi della mia fanciullezza come, ad esempio la dolcissima signora Giuditta che dopo una vita intera passata a raccogliere erbe campestri aveva la schiena a pezzi e camminava tutta curva ormai impossibilitata a ergersi dritta. Oppure la “rossa“, una signora slanciata con la chioma rossa al vento, che si alzava alle 4 del mattino per andare al mercato delle verdure e quando tornava aveva da accudire le vacche nella stalla fino a mezzogiorno per poi tornare nel campo fino a sera: aveva le mani deformate dal lavoro ma non si lamentava perché … era la sua vita da sempre!

Il detto dice “l’òmo morto” e io invece ho citato due donne… Gli uomini infatti, almeno quelli che ho conosciuto da bambino, avevano qualche svago: la partita a carte con gli amici, la sera al “Grubbe” (ho scoperto crescendo che era il Club) le fiere a Lucca e a Pontasserchio, qualche “cenata” in compagnia. Non che loro non lavorassero, intendiamoci, ma lavoravano nei campi dell’Arnaccio dall’alba al tramonto ma io non lo sapevo. Invece le donne le vedevo tutti i giorni perché lavoravano sull’uscio di casa.

A proposito di “uscio” mi è rimasta l’espressione che usavano queste donne per indicare la pasta con le verdure che era il pasto di tutti i giorni. Per indicare che la pasta era condita (soltanto) con le verdure dicevano appunto che era fatta “sull’uscetto dell’orto”.

Persone straordinarie che hanno fatto del lavoro l’impegno di tutta la vita e meriterebbero, anche se “alla memoria”, un cavalierato della Repubblica.

253. IN CAMMINO – Un anziano signore…

Un anziano signore, casualmente incontrato per strada, mi ha rivolto un sacco di elogi fino a dirmi: “Grazie di esserci”!

Mi sono schermito ritenendo in coscienza di non essere molto diverso dagli altri sacerdoti e anche perché sono ben consapevole dei miei limiti decisamente notevoli. Gli ho chiesto conto di questa sua affermazione anche perché era una persona a me affatto conosciuta:

“La ringrazio dell’apprezzamento ma non ricordo di averla mai vista in chiesa”.

“Può darsi – mi ha risposto – non vengo quasi mai perché non credo al momento ma prima o poi mi vedrà. Il fatto è che il prete è importante anche per chi non crede”

La conversazione poi si conclusa con i saluti, molto cordiali, e con la promessa di rivederci quanto prima davanti a una tazza di caffè.

Poi però, giunto a casa, mi sono messo a riflettere su quella frase incredibile. Com’è possibile che un prete possa essere importante anche per chi non crede. E poi un prete come sono io che raramente si addentra in argomenti che non gli competono. È risaputo che io cerco di fare il prete e basta: penso a far conoscere Gesù e il suo Vangelo di misericordia, celebro i sacramenti con rispetto e devozione, cerco di vedere sempre l’aspetto più nobile nelle persone, cerco di seguire con attenzione (quando ne ho notizia) ammalati e poveri pur senza escludere chi è giovane, sano e benestante visto che non è una colpa essere giovani, sani e benestanti!

E anche se ho alle spalle studi di discipline diverse mai e poi mai entro in argomenti che non mi competono seppure sollecitato soprattutto nei colloqui spirituali e nelle confessioni.

Penso però che quanto asserito dal mio anziano interlocutore abbia un fondo di verità. Lo sperimento tutti i giorni. Senza scendere in troppi particolari che potrebbero risultare indelicati nei confronti di chi mi ha cercato pur non essendo credente riconosco che il prete, anche se non è riconosciuto rappresentante del Signore, viene spesso cercato per il fatto che, non avendo interessi di parte, abbonda di equilibrio e le opinioni o i suggerimenti che presenta/propone sono pieni di buon senso.

Con tutto questo, come dice il detto “sbaglia anche il prete all’altare”, anche il prete può prendere una “cantonata”… A me è successo! Più di una volta.

252. IN CAMMINO – Domenica d’estate

Ieri abbiamo respirato – finalmente – il profumo dell’estate. Tante persone in chiesa, scambio di cortesie e saluti a non finire con i parrocchiani (che finalmente si sono decisi a mettere il naso fuori casa) e gli ospiti estivi.

La presenza dei piccoli che, divisi in due turni, hanno ricevuto la prima Comunione ha creato un clima di gioia che si è propagato fra i presenti.

Tutto bene a parte due piccoli inconvenienti: uno risolto in poche battute e l’altro che ha lasciato un po’ d’amaro in bocca anche a me…

Il primo inconveniente ha riguardato una scultura del m° Orsetti, già professore di pittura e scultura all’Istituto d’arte e apprezzato interprete di quadri e sculture a soggetto religioso, posta ai piedi dell’altare detto degli “ortodossi” perché ospita anche un’opera pregevole in legno del m° Cuzmin rappresentate la facciata della chiesa della Natività a Nazareth e alcune icone ortodosse.

La scultura del maestro Orsetti rappresenta la deposizione del Cristo dalla croce con il corpo abbandonato e i capelli riversi all’indietro… Quando, dunque, mi sono sentito contestare la scultura di una donna nuda presente in chiesa sono caduto letteralmente dalle nuvole… Poi ho capito… ho spiegato e l’equivoco è rientrato con tanto di scuse da parte dell’incauto osservatore che evidentemente aveva dato soltanto uno sguardo approssimativo.

Il secondo inconveniente ha avuto come innocenti protagoniste le “dame” e i “messeri” della San Vincenzo che tanto si adoperano per sostenere, mese dopo mese, varie famiglie del paese e non solo…

Le offerte, come era logico aspettarsi vista la scarsa presenza dei fedeli in chiesa nel periodo della chiusura, sono diminuite. I problemi invece sono rimasti, anzi sono cresciuti. Queste care persone quindi hanno organizzato un “mercatino” per beneficenza per riuscire a raccogliere i fondi da distribuire nei mesi di Giugno e di Luglio: per farlo hanno sacrificato la famiglia, la professione ecc. ma, come già detto, sono persone generosissime e offrono volentieri il loro tempo per aiutare il prossimo.

Quando dunque una signora (sconosciuta) le ha riprese con una certa foga contestando l’iniziativa sono rimaste avvilite e sconcertate. Quando ne sono venuto a conoscenza ho provato a consolarle ma le ho viste molto provate. Spero che non se ne abbiano a male e non mi lascino solo… ma sono certo che non lo faranno.

A questo punto un consiglio per chi frequenta la chiesa soprattutto per chi viene da fuori: prima di giudicare e di aprire bocca provi a riflettere perché  si possono far piangere le persone anche soltanto con una battuta.

Capisco per molti Forte dei Marmi è il paese dei ricchi ma purtroppo ci sono anche molti poveri che tirano avanti con molta dignità nonostante tutto. Per fortuna ci sono persone care, veri amici di Forte dei Marmi, che aiutano offrendo tempo e denaro dimostrando intelligenza e cuore!

P.S. Da notare che siccome non sono riuscite a raccogliere la somma sufficiente si sono TASSATE acquistando loro gli oggettini per raggiungere l’obiettivo.