15. IN CAMMINO: Catechismo di Comunione

Ieri, nel parco delle Suore, ho iniziato gli incontri per i bambini che faranno la Comunione questa estate. A ogni piccolo gruppo dedicherò una intera settimana in modo che arrivino preparati all’incontro con Gesù.

L’impressione che ho avuto è che siano già avanti nella preparazione. Hanno risposto con precisione alle due domande fondamentali e cioè cos’è la Messa (il memoriale dell’ultima cena) e cosa  vuol dire fare la Santa Comunione (ricevere il Corpo di Cristo). Circa la preghiera da rivolgere al Signore dopo averlo ricevuto sono rimasti un po’ incerti ma penso che faranno presto a recuperare.

Ho letto nei loro occhi la gioia di poter incontrare presto Gesù e questo mi ha fatto felice. A dire il vero mi ha fatto anche riflettere. Non sempre noi grandi siamo felici di venire in chiesa, di fare la Comunione.

Si dirà che è l’abitudine ed è vero ma non possiamo certo nasconderci dietro questa scusa. Si dirà, ancora che le prediche sono noiose e anche questo è vero ma non ci giustifica per niente.

Impariamo quindi dai bimbi a lasciar trasparire anche dagli occhi la nostra gioia di stare con Gesù.

14. IN CAMMINO : “Addolorata”

Ho riposto nell’apposito contenitore argenteo sopra l’altare a Lei dedicato l’immagine della B.V.Maria Addolorata, Patrona della nostra cittadina.

L’avevo scesa e collocata sul trono processionale all’inizio della pandemia perché con la sua presenza infondesse coraggio al nostro paese, smarrito dalle brutte notizie che si susseguivano.

In questi mesi in molti si sono ritrovati davanti alla Sacra Immagine per una preghiera, uno sfogo, un pianto. Ma anche per una preghiera di ringraziamento per lo scampato pericolo. Io stesso ho trascorso lunghe ore, da solo, in preghiera per voi consapevole delle vostre preoccupazioni.

Adesso che è tornata al suo posto vediamo di non dimenticarla. Noi non abbiamo l’usanza di velarla. Resta ogni giorno in bella vista anche se l’abitudine a contemplarla potrebbe farcela dimenticare.

Prendiamoci quindi l’impegno di pregarla giorno dopo giorno fermandoci per qualche momento davanti al suo altare. E, possibilmente, educhiamo i nostri giovani/ragazzi a questa bella devozione.

13. IN CAMMINO : “Bose”

Ha fatto scalpore in questi giorni la notizia dell’allontanamento di Enzo Bianchi dalla Comunità di Bose da lui stesso fondata molti anni indietro e “faro” di spiritualità, teologia e liturgia per la chiesa italiana e non solo.

Dalla lettura dei giornali non ho capito un granché se non che i rapporti del Fondatore con il nuovo Priore, Luciano Manicardi, si erano sfilacciati e la cosa rischiava di compromettere la stabilità emotiva della comunità.

L’intervento del Vaticano, richiesto ufficialmente dal Priore Manicardi, ha portato all’allontanamento “temporaneo” di Bianchi e altri suoi stretti collaboratori della prima ora. Bianchi, dopo una richiesta di chiarimenti, non è andato oltre e ha accettato il suggerimento mettendosi da parte.

Due riflessioni, a questo punto, che possono aiutare anche la nostra comunità parrocchiale.

  1. Contrattempi di questo tipo non mancano anche nelle nostre comunità parrocchiali e diocesane. Anche se consacrati restiamo uomini, ancorati a certe dinamiche relazionali – dettate dall’orgoglio- proprie della società civile. Bisogna avere quindi l’umiltà di riconoscere e analizzare quello che non va. Non credo ci sia bisogno dello psicologo: è sufficiente fermarsi un po’ in chiesa, da soli, riflettere… e se necessario prendersi una pausa di silenzio.
  2. Molti “fondatori” di comunità religiose, a un certo punto della loro esperienza si sono trovati spiazzati e hanno scelto di ritirarsi in modo che la loro “creatura ecclesiale” crescesse liberamente. È il caso, ad esempio, di san Francesco che accettò di farsi da parte per permettere alla comunità francescana di maturare. San Francesco aveva una spiritualità “radicale” che, se da una parte favoriva l’adesione completa e generosa a Dio, dall’altra determinava confusione di idee anche teologiche… Com’è noto non voleva che i suoi frati studiassero. Ma la carenza di preparazione teologica, filosofica e giuridica, con svarioni di notevole portata, rischiò di far morire sul nascere l’ordine francescano. Francesco capì e si fece da parte. E la sua autorità morale ne guadagnò. Penso che lo stesso avverrà anche per fratel Bianchi e per tutti coloro che seguiranno l’esempio di San Francesco.