1258. IN CAMMINO – Eugenio Montale e l’Arcivescovo di Pisa

Leggendo sul giornale del centenario della pubblicazione del suo volume di poesie intitolato “Ossi di seppia” (Torino 1925) mi sono tornati alla memoria episodi e persone degli anni del Ginnasio.

Per Ginnasio si intende il biennio di studi del Liceo Classico (2+3) che ho frequentato a Pisa negli anni 1964/65 – 1968/69.

Il professore di Lettere, prof. Domenico Di Manno, era innamorato della poesia di Montale che ci faceva leggere, interpretare e … memorizzare come usava a quel tempo.

Il professore era versiliese e proprio per questo motivo amava molto Montale.

Dunque la poesia che ci fece imparare a memoria era “Meriggiare pallido e assorto presso un rovente muro d’orto…”. Ce la spiegò con precisione fermando la nostra attenzione di giovanissimi studenti sui “cocci aguzzi di bottiglia” che stanno  “in cima alla muraglia” con i quali prima o poi nella vita avremmo dovuto fare i conti.

Superato l’esame di maturità iniziai il corso teologico che nel primo anno prevedeva corsi stranissimi: medicina, filosofia/poesia contemporanea, lirici greci, psicologia … Ricordo che in quell’anno o forse nell’anno successivo (quindi la primavera del 1972) venne a tenerci alcune “lezioni/meditazioni” il priore del Forte don Sabucco che all’epoca (nei mesi estivi) frequentava casa Giusti, davanti alla Capannina, e si intratteneva spesso col poeta e con gli altri illustri poeti e artisti presenti al Quarto Platano. Tempi bellissimi quelli di allora quando Forte dei Marmi era ancora un paese ricco di cultura.

C’è da dire che Montale era molto accogliente e, sebbene discreto, (riceveva soltanto in casa) non lesinava consigli a chi incontrava purché si trattasse di persone colte.

Poi nel 1975 venne il premio Nobel, la fama internazionale ma Montale rimase sempre lo stesso, umile servitore della parola!

Sempre in quegli anni ricevette in visita al Forte il prof. Gianfranco Contini della Normale di Pisa accompagnato da un giovanissimo e brillantissimo studente di filologia romanza, Saverio Cannistrà, che oggi è Arcivescovo di Pisa… Chissà che la Gina, la fedele governante del poeta, non abbia preparato anche per lui quella bibita alla menta di cui Montale era abituale consumatore.

1257. IN CAMMINO – Gabbiani e gatti

Sono molto affezionato agli animali al punto da consentire loro anche l’ingresso in chiesa soprattutto quando hanno padroni anziani o soli.

Ultimamente però ho avuto dei problemi con i gabbiani che, sempre più numerosi, sono presenti da mattina a sera (inoltrata).

Il racconto di Sepulveda della gabbianella e del gatto mi è piaciuto moltissimo ma la realtà è un po’ diversa intanto perché i gabbiani sono bestione enormi mentre i gatti sono piccoletti e poi perché tra loro c’è un conflitto aperto almeno a giudicare da quanto vedo e sperimento con i poveri micetti.

Anche ieri sera un gabbiano enorme è planato per rubare la pappa a una gatta randagia… la poveretta si è spaventata a morte ed è fuggita rintanandosi chissà dove… Sono certissimo che per almeno due settimane buone non la vedrò più e chissà se dopo vorrà tornare a farmi compagnia.

Perché tengo tanto alla gatta randagia del campo (incolto) a fianco alla chiesa? Perché da quando c’è lei sono scomparsi i topastri che si affacciavano perfino alla finestrella della sacrestia per insolentirmi. Altro che veleno per i topi… ci vuole una gatta a tenerli lontani!

Anche i gatti della Mara spariscono e ritornano a seconda delle incursioni dei gabbiani: già una volta li avevo dati per dispersi e invece sono tornati… salvo poi sparire di nuovo! Torneranno? Non saprei. Anzi ne dubito visto certi precedenti.

Capisco che la natura ha certe “leggi”: quindi i gatti cacciano i topi e i gabbiani cacciano i gatti ma queste leggi sono davvero molto antipatiche quando ci toccano nei nostri affetti o nelle nostre sicurezze.

1256. IN CAMMINO – Scuola di musica

Sto scrivendo con la musica dei nostri giovani allievi della scuola di musica negli orecchi. Devo dire che mi fanno molta compagnia…

Stasera eseguiranno il saggio di fine anno per la gioia dei loro inegnanti, dei loro famigliari e mia personale. Vederli allo strumento sono certo darà molta soddisfazione a tutti!

La scuola è nata… con me o meglio con i miei carissimi collaboratori m.a Francesca e m.o Gabriele che con notevole sacrificio personale hanno accettato di seguirmi in questa avventura! Senza il loro impegno la scuola non sarebbe mai nata!

Negli anni è stata frequentata da molti bambini e bambine: fra questi alcuni/e sono anche riusciti a emergere affermandosi come valenti musicisti. Altri non ci sono riusciti ma per tutti è stata una bellissima esperienza.

All’inizio la scuola comprendeva anche una sezione riservata agli strumenti a fiato e una a quelli a corda. Poi, essendo subentrate alcune difficoltà (di vicinato per gli strumenti a fiato e di carenza di insegnanti per la chitarra) ci siamo limitati al pianoforte.

Spero che possa mantenersi negli anni a venire perché la musica è per tutti un’occasione di crescita umana e spirituale. Anch’io, da bambino col maestro Consani e da giovane col maestro Federigi l’ho sperimentato e ne ho tratto un grande giovamento.

Nell’estate la sala di musica e gli strumenti sono a disposizione anche degli ospiti previo naturalmente il CONSENSO dei maestri Francesca e Gabriele.

Il serpentello che veniva a prendere il fresco nel giardinetto è stato allontanato. Ha capito che la sua presenza, peraltro innocua, poteva dare fastidio ai piccoli.