UN GIOVANE DEL FORTE DIPLOMATICO IN VIETNAM

Prende il via nel sud-est asiatico la carriera di Nicolò Costantini, giovane diplomatico di origine fortemarmina. Il lavoro per il Ministero degli Affari Esteri lo porterà in destinazioni sempre diverse. Sono orgoglioso di essere italiano ed europeo”, dice. “Il nostro modello di democrazia liberale è una fonte di ispirazione per gli altri e il nostro compito è di esprimere i valori italiani, che si fondano sul rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali”.

di Silvia Cecchi

Da Forte dei Marmi al Vietnam: la prima tappa del “viaggio” di Nicolò Costantini è nel sud-est asiatico ed è solo l’inizio di un percorso professionale che si snoderà per il mondo, come è richiesto a un diplomatico del Ministero degli Affari Esteri.

Dopo il superamento del concorso e la prima fase di formazione e avviamento, i funzionari italiani vengono assegnati a ritmi regolari all’estero. Le promozioni di ruolo previste dal sistema sono basate sulla permanenza in ciascun grado per un periodo definito di anni, durante il quale il diplomatico è chiamato a svolgere la propria mansione in destinazioni sempre diverse.

Costantini è attualmente “Segretario di legazione”, carica da cui prende il via la carriera professionale. È necessaria una permanenza nel grado di circa dieci anni prima di diventare “Consigliere di legazione”, cui succedono i ruoli di “Consigliere di ambasciata”, “Ministro plenipotenziario”, “Ambasciatore”, sempre scanditi da tempi e missioni definite.

È opportuno qui anche ricordare la differenza tra il grado e la funzione: si può, infatti, essere Ambasciatore all’estero senza avere il grado (cosa che avviene nella maggior parte delle sedi) e si può avere il grado di Ambasciatore occupando una posizione in Italia, all’interno del Ministero, quale ad esempio quella di Direttore Generale. Le funzioni che è possibile ricoprire nei vari gradi della carriera sono stabilite in dettaglio dai regolamenti.

Nicolò, classe 1984, è stato assunto nel novembre del 2011 al Ministero degli Esteri (tecnicamente la definizione esatta è Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale) ed è stato assegnato al “Cerimoniale Diplomatico della Repubblica”, che costituisce una delle dodici direzioni generali dello stesso Ministero, dove è rimasto fino al 2015 anno della sua destinazione in Vietnam.

Per accennare all’organizzazione dell’intero sistema si può dire che il Ministero degli Affari Esteri a Roma è il centro nevralgico che stabilisce la linea da seguire in ogni ambito della politica estera. Nelle direzioni generali si trattano in dettaglio le questioni particolari attinenti a ciascun settore: ad esempio il “Cerimoniale Diplomatico” cura i rapporti con il corpo diplomatico straniero accreditato in Italia e si occupa di organizzare i grandi eventi internazionali; le “Direzioni territoriali” si occupano specificamente di aree geografiche riunite in vari raggruppamenti; le “Direzioni tematiche” seguono materie che riguardano argomenti quali l’energia, l’ambiente, l’internazionalizzazione delle imprese italiane, la cooperazione scientifica. Ogni direttiva relativa ai vari ambiti viene quindi trasferita alle ambasciate e ai consolati nel mondo che devono mettere in pratica le linee stabilite a livello centrale.

L’ambasciata, il cui compito fondamentale è volto a intrattenere buone relazioni con il Paese ospitante, cura i rapporti politici bilaterali sotto vari profili: promozione della cultura italiana (organizzazione di eventi di vario tipo, invito di professionisti per la diffusione di competenze italiane di alto livello); promozione economica-commerciale (attività di sostegno per le aziende italiane nell’individuazione dei settori prioritari; facilitazione dei contatti e assistenza); promozione della cooperazione fra enti di ricerca per realizzare progetti congiunti. C’è poi tutta la parte del servizio rivolto al cittadino italiano che si trova all’estero (gestione dei visti, documenti di viaggio, atti di stato civile e molte altre pratiche burocratiche).

Costantini ci racconta che il desiderio di intraprendere questo tipo di carriera è nato in lui quando era ancora molto giovane, tra le medie e le superiori. “Pur non avendo nessuno in famiglia che provenisse da tale ambiente, ho avvertito molto chiaramente la volontà e l’orgoglio di rappresentare l’Italia, conoscendo le bellezze e le qualità del nostro territorio”, dice. “Per alcuni queste parole possono sembrare altisonanti o vuote di significato, ma per me non è così. Non ho mai fatto una valutazione economica nella scelta professionale, ma ho provato il desiderio di viaggiare, conoscere culture diverse e trovare punti di contatto con la nostra, da cui possono scaturire collaborazioni con tanti partner nel mondo. Sono sempre stato interessato alla politica internazionale e alla storia delle relazioni internazionali”.

La formazione di Nicolò è iniziata a Forte dei Marmi dove ha frequentato le elementari dalle suore canossiane. Pur essendo piccolo ha tratto un grande insegnamento in quella fase della sua vita: “Ricordo con grande stima la nostra insegnante madre Maria Luisa. Ci ha indirizzati e ben inquadrati, influendo in modo davvero positivo sul nostro percorso formativo. Anche da un punto di vista spirituale la sua conoscenza ci ha molto arricchito”. Dopo le medie alle Ugo Guidi e il liceo classico a Viareggio, Nicolò ha conseguito con il massimo dei voti la laurea in scienze politiche all’università di Pisa.

Il concorso diplomatico si tiene in genere una volta all’anno a Roma. Si basa su tre pilastri fondamentali: storia delle relazioni internazionali, diritto internazionale ed economia politica. I posti banditi sono circa 30. Alla prova preselettiva si contano mediamente 1.500 iscritti, a quella scritta (composta da cinque temi inerenti storia, economia, diritto e due lingue straniere nell’arco di altrettante giornate) arrivano tra i tre e i quattrocento candidati, alla prova orale una quarantina.

Costantini ha raggiunto il suo obiettivo all’inizio di ottobre del 2011, piazzandosi al quinto posto su una graduatoria finale di ventinove colleghi assunti dal Ministero degli Esteri.

I diplomatici, forse anche per colpa nostra, non si sa bene cosa fanno”, dice. “Permane un’idea molto ottocentesca che ci immagina occupati in ricevimenti e feste, attribuendoci i demeriti di una casta. Ci dispiace molto che qualcuno pensi questo, perché noi abbiamo il dovere di rappresentare il meglio dell’Italia. Lavoriamo tredici o quattordici ore al giorno, con grosse responsabilità. Forse la nostra funzione è percepita meglio dai concittadini che vivono all’estero, perché per ogni questione di rilievo si rivolgono a noi e trovano i nostri uffici sempre a disposizione”.

Dopo l’esperienza al Cerimoniale, in accordo col Ministero ha scelto di partire per il Vietnam, sua prima destinazione all’estero, dove è previsto che rimanga fino al 2019. La repubblica socialista dal 1986 ha promosso una politica di apertura, stabilendo relazioni di pace con gli Stati Uniti, avvicinandosi all’Europa e consolidando il rapporto con la Cina che è il suo primo partner. “Il Vietnam è una realtà dinamica e in grande crescita (da un punto di vista macroeconomico cresce del 6,7% all’anno). Conta 94 milioni di abitanti, quasi la metà dei quali ha meno di trent’anni. È un paese innamorato dell’Italia, sinonimo di qualità ed eccellenza, con particolare attenzione ai settori dell’arte, della moda, del cibo, del cinema”, spiega il diplomatico.

Arrivo ad Hanoi del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per l’inizio della sua visita di Stato in Vietnam

Gli chiediamo cosa lo abbia colpito particolarmente del Paese: “Apprezzo la positività dei vietnamiti, il loro ottimismo, la dignità e l’ospitalità”, risponde. “Nonostante le stime ufficiali descrivano la popolazione come essenzialmente atea, in realtà la maggioranza degli abitanti è buddista e ci sono circa sette milioni di cattolici. Le celebrazioni sono molto partecipate. L’esercizio del culto nel Paese è libero”.

La cultura vietnamita è fondata sul confucianesimo, una filosofia che ha favorito la formazione di una società molto gerarchizzata in ogni ambito, caratterizzata da una fiducia assoluta nella ‘guida’, che li induce a non discostarsi dalle regole e dalle abitudini consolidate. Nella loro tradizione conta più la collettività del singolo e viene data particolare enfasi ai legami familiari e all’armonia sociale.

L’ambasciata italiana ha sede nella capitale, Hanoi, metropoli di sette milioni di abitanti nel nord del Paese, e si compone di tre funzionari diplomatici, oltre al personale amministrativo. Per quanto riguarda la divisione del lavoro, l’Ambasciatrice, Cecilia Piccioni, sovrintende al complesso delle attività, la vice-Ambasciatrice segue il settore commerciale e la gestione del personale, mentre Costantini è capo dell’ufficio politico, culturale e stampa. “Mi trovo molto bene con i miei colleghi – dice Nicolò – sia dal lato professionale che umano. Sembra retorico, ma siamo come una grande famiglia”.

Nonostante la positività di questa esperienza, Nicolò avverte la mancanza di Forte dei Marmi, degli affetti familiari e degli amici d’infanzia: “È una realtà alla quale penso spesso e che porto nel cuore, ben sapendo che il mio lavoro mi terrà lontano dalla Versilia per lunghi periodi”. Durante il colloquio ci spiega di aver viaggiato molto sia per passione personale sia per esigenze professionali, ma di portare particolarmente caro il ricordo del viaggio in Terrasanta promosso dalla sua parrocchia, Sant’Ermete, e dal suo parroco, don Piero, nel 2011. “Ho visitato tanti luoghi in ogni parte del mondo, ma nessuno è stato bello e significativo come la Terrasanta, specialmente se scoperta in pellegrinaggio”. Il viaggio in questione si tenne precisamente dieci giorni dopo che aveva superato il concorso diplomatico: “Il pellegrinaggio si è inserito in un momento speciale della mia vita e sono convinto che non sia stato casuale. Ho colto questa occasione per ringraziare il Signore di tutto quello che mi ha dato”.

Gli chiediamo di descriverci la sua giornata-tipo di lavoro in Vietnam: “Mi alzo presto, verso le 6.30. Leggo le ultime notizie arrivate dall’Italia e dall’Europa. Mi reco quindi in ufficio dove mi trattengo tutto il giorno, occupandomi di vari settori. Ad esempio, può capitare di partecipare a una riunione ‘comunitaria’ su tematiche politiche con la delegazione competente dell’Unione Europea sul posto; poi, magari, rientro in sede per risolvere problemi relativi a visti o per assistenza a un nostro connazionale in difficoltà; in seguito dobbiamo occuparci dell’organizzazione di qualche evento a “Casa Italia”, che è il nostro centro di promozione della cultura italiana; intrattengo, inoltre, rapporti con la stampa vietnamita. Infine, alla sera, vi sono spesso eventi conviviali con interlocutori locali o di altri Paesi, al termine dei quali devo ancora lavorare per via del fuso orario con Roma”.

Costantini a una presentazione del Sistema Italia insieme al Vice Ministro degli Esteri Bui Thanh Son (secondo da sinistra) e all’Ambasciatrice d’Italia Cecilia Piccioni (terza da sinistra)

L’ambasciata italiana segue con attenzione la politica interna e ciò che accade nel Paese ospitante, riferendo a Roma lo stato della situazione, così che possa essere stabilita nei dettagli la linea da portare avanti nel rapporto tra i due Stati in questione. Allo stesso tempo la nostra sede diplomatica ha il compito di farsi portavoce dei valori italiani, che si basano sul rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. “Il dossier relativo ai diritti umani è il principale tema all’attenzione dei nostri uffici, come quello sulla libertà religiosa”, dice Costantini, che sottolinea anche gli ottimi rapporti con i rappresentanti della Chiesa cattolica sul posto.

Sul piano bilaterale merita ricordare la visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in Vietnam nel 2015, ricambiata dal presidente vietnamita Trần Đại Quang in Italia nel 2016, a testimonianza di quanto siano strette le relazioni Roma-Hanoi in questa fase storica.

“Io sono orgoglioso di essere italiano ed europeo”, dice il diplomatico. “Il nostro modello di democrazia liberale è una fonte di ispirazione per il mondo. Troppo spesso diamo per scontato le nostre conquiste civili. Noi non rappresentiamo un concetto astratto”.

Secondo Costantini in questo senso è fondamentale essere attenti all’istruzione e all’educazione, a partire dall’ambito familiare. “Dobbiamo acquisire maggiore consapevolezza delle qualità del nostro Paese, perché solo così è possibile capire quali sono i veri problemi, risolverli e agire al meglio”.

L’Italia – conclude il diplomatico – è un Paese fondatore dell’Unione Europea. È il primo paese occidentale per numero di truppe impiegate in missioni di pace dell’Onu. È un membro di punta della Nato e del G7 (vertice delle nazioni con le economie più avanzate), di cui abbiamo ricoperto la presidenza nel corso di quest’anno. Diamo il nostro qualificato contributo nei settori più disparati in tutti i consessi internazionali e siamo dovunque un punto di riferimento”.

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