672. IN CAMMINO – Cresima (1)

L’amministrazione della Cresima ha visto presenti in chiesa numerosissime persone intente a pregare per i nostri adolescenti. In primis i genitori – che ringrazio per avermi affidato i loro figli -, i madrini e le madrine e tante, tante altre persone legate da vincoli di amicizia o familiarità con i giovani.

L’Arcivescovo, nell’omelia, ha commentato le “beatitudini” una delle pagine più conosciute dai giovani cresimandi ma ha aggiunto anche alcune indicazioni pratiche indirizzate ai genitori: l’impegno a pregare insieme con i figli e ad accompagnarli in chiesa perché non si sentano soli e l’altrettanto importante impegno a parlare con loro limitando l’uso dei social a favore della conversazione.

La presenza di numerose persone e, in contemporanea, l’accensione del riscaldamento – a finestre semichiuse – ha determinato un senso di soffocamento nei ministri all’altare al punto che la giovane Eva, responsabile delle ragazzine più piccole presenti alla cerimonia, ha avuto un principio di mancamento peraltro fugato dalla presenzain contemporanea di un medico e di una infermiera professionale. MI SONO SCUSATO CON I PRESENTI: avrei dovuto prestare maggiore attenzione ma quando me ne sono reso conto ormai la Messa stava per terminare… Al termine l’Arcivescovo in persona mi ha chiesto conto delle condizioni di salute della ragazza e accertatosi personalmente ha voluto uno scatto fotografico insieme con loro.

A proposito dei ministri all’altare eravamo un bel gruppo “composito” con alcuni uomini e donne a dare esempio e insegnamento ai ragazzi/e e agli adolescenti presenti. Fra i p0resenti le due insegnanti di catechismo che ho ringraziato pubblicamente: rsteranno vicine ai ragazzi anche se ho ritenuto opportuno affidarne la responsabilità a Madre Danila.

Anche il coro ha fatto, come sempre, la sua parte con canti scelti per l’occasione.

Unico rammarico non essere riuscito ad accompagnare al Sacramento 5/6 ragazzi/e del gruppo, uno in particolare, che non hanno raggiunto il minimo delle presenze. Al ruguardo ho aspettato fino agli ultimi 10 giorni a compilare la lista da presentare all’Arcivescovo… poi non è stato più possibile. È chiaro che, per questi ragazzi/e, resto a disposizione nel caso volessero ripensarci.

 

 

671. IN CAMMINO – sciarpettina e capelloni

Ieri mattina, incontrando a Pisa don Alì, un sacerdote del Congo al momento in aiuto nella nostra Diocesi, sono rimasto molto sorpreso nel vederlo con una folta capigliatura in testa.

Da quando lo conosco lo avevo sempre visto privo di capelli tant’è che pensavo fosse calvo.

Don Alì oltre che sacerdote è uno scienziato. Cultore di linguaggi antichi ha studiato dapprima a Pisa e poi a Parigi per poi pubblicare uno studio interessantissimo su una lingua sconosciuta dell’africa centrale. Al momento collabora con un paio di Università come cultore di scienze demografiche ecc. Ovviamente, essendo un sacerdote, tiene una parrocchia ed è molto amato di suoi parrocchiani.

Essendo in coinfidenza gli ho chiesto conto di questa novità “estetica”. Da calvo a capellone (con tanto di ricciolini come usano fare gli africani) c’è una bella differenza.

“E tu – mi ha risposto – com’è che te vai in giro con la sciarpettina di seta al collo?”

“Perché ho freddo”, gli ho risposto.

“Anch’io soffro il freddo … alla testa e quindi mi sono fatto capellone!”

“Potresti portare un berretto di lana”

“No, perché ne ho già smarriti due… Preferisco i capelli lunghi. Quelli non li perdo senz’altro. E poi risparmio due volte: non vado dal parrucchiere e nemmeno dal “cappelliere !”

E bravo Alì.