Commento al Vangelo di domenica 1 gennaio 2023.
652. IN CAMMINO – suore e catechisti…
Mi è stato fatto notare – da alcuni confratelli – che nel “cànone” eucaristico è d’obbligo indicare i sacerdoti col nome di “presbìteri”.
Come pure citare il Papa, i Vescovi, i Presbiteri e i Diaconi e non, come invece faccio io di solito, anche i religiosi/e e i catechisti.
È vero. Ho accolto quindi il rilievo e quindi cercherò di stare più attento anche a questi dettagli tornando alla dizione “presbiteri” e citando le suore, i frati e i catechisti soltanto nella preghiera dei fedeli.
Nella mia intenzione questo poteva servire:
nel primo caso a rendere immediatamente chiaro a tutti i presenti in chiesa, anche a coloro che intervengono soltanto in certe occasioni quali funerali, matrimoni o celebrazioni speciali, che si prega anche per i preti; “presbìtero” per chi non frequenta vuol dire poco o niente anzi più niente che poco. Coloro che frequentano occasionalmente la chiesa sanno chi è il “préte” (come dicono in Versilia), il “sacerdote, il “don”, il “priore”, il “monsignore”, il “cappellano” (anche se oggi non ce ne sono più tanti in giro) ma ignorano chi sia il presbitero. Molti pensano che si tratti dei preti vecchi che sono ricoverati all’ospizio! E non sto scherzando… Capisco che la responsabilità di tanta ignoranza è nostra e quindi vedrò di a spiegare la parola per qualche Domenica a fila.
nel secondo caso a sensibilizzare i fedeli riguardo alla vocazione “religiosa” e a quel particolare ministero laicale che riguarda appunto i catechisti. Qui al Forte, ad esempio abbiamo frati e suore con tanto di “voti” solenni che hanno fatto e stanno facendo tanto bene… perché non ricordarli? E i catechisti… fra non molti anni con molta probabilità dovranno essere loro ad avere l’onore dell’annuncio cristiano alle nuove generazioni. Certamente se non ne parliamo mai ben difficilmente scopriranno di avere una vocazione a questo speciale servizio ecclesiale.
Insomma la mia era un’intenzione buona.
Comunque sia accolgo il rilievo che, immagino, mi è stato rivolto con uguale buona intenzione.
651. IN CAMMINO – Sono stato invitato…
… dal Terz’Ordine Francescano di Vittoria Apuana a parlare di san Francesco nell’occasione dell’ostensione della Croce di San Damiano.
Detta croce, ovviamente in copia, rimanda alla conversione del Santo: guardando il Cristo crocifisso San Francesco si sentì “chiamato” a restaurare la Chiesa e si mise di buona lena a lavorare per sistemare la chiesetta diroccata che ospitava il crocifisso.
In un secondo momento, aiutato da un vecchio prete, capì che la chiesa che doveva restaurare era quella “viva” all’epoca in pieno decadimento. E così fece con i risultati di santità che tutti conosciamo.
Nella conversazione ho cercato di stabilire, se possibile, una correlazione fra il Santo e i nostri giovani… oggi piuttosto sbandati.
1) Anche lui era reduce da un momento di forte sbandamento dovuto alle sue intemperanze. Aveva però una forte personalità che, con l’aiuto di Dio, gli permise di reagire. In questo venne aiutato dal predetto vecchio prete che, trattandolo come un figlio, lo aprì al mistero di Gesù (Vangelo sine glossa) favorendo di fatto la sua conversione.
2) Francesco si impegnò quindi a incontrare Gesù ovunque. Nella Parola (Vangelo), nei sacramenti (Eucarestia) e nei fratelli soprattutto quelli più disgraziati (il bacio al lebbroso).
3) In questo cammino di discernimento e di purificazione gli fu vicina Chiara che più volte lenì le sue sofferenze fisiche e psicologiche (le toppe ricucite sulla tonaca).
4) Le stigmate che lo fecero uguale a Gesù giunsero nel momento in cui lui, ormai semicieco e sofferente, era stato messo da parte dai suoi stessi frati.
5) Ormai alla fine del suo percorso terreno lasciò uno straordinario cantico di ringraziamento al Signore per il dono delle creature.
L’incontro è andato bene e sia io che i presenti siamo tornati a casa soddisfatti.