251. IN CAMMINO – A proposito di anziani

Nella nota di ieri segnalavo il problema dell’assenza dei giovani alle funzioni religiose. Purtroppo è vero. Siamo quasi tutti “passatelli” come si suol dire per evitare altri termini più pesanti.

L’anzianità è una realtà davvere strana: ce ne rendiamo conto soltanto quando ne facciamo l’esperienza. Non è possibile conoscere l’anzianità da giovani e nemmeno da uomini/donne maturi/e.

Si dice che è una malattia. Ma non è così. Perché dalle malattie si può guarire e quindi resta un’esperienza utile per le malattie successive proprio per la (quasi) certezza di poterne uscire. Con l’anzianità no!

Fosse possibile alternare due/tre volte nella vita l’anzianità con la giovinezza senza alcun dubbio potremmo affrontare meglio l’anzianità “definitiva”. E invece, niente da fare. Quando ci rendiamo conto d’essere anziani ormai siamo… in trappola ed è tempo di bilanci e di … decisioni conseguenti.

Giorni indietro anzi notti indietro, tardando ad addormentarmi, riflettevo su questo curioso argomento un po’ filosofico e un po’ fisiologico. Oggi stesso ho conosciuto un gentile signore, anziano, che ha confermato questa mia ipotesi.

Il signore in questione ha esordito in questo modo:

“Sono ormai anziano, ho riflettuto sulle varie vicende della mia vita famigliare e professionale e ho capito che è venuto il tempo di pensare alla mia anima”. Detto questo mi ha consegnato una somma accompagnandola con un documento/contratto attestante la sua volontà di essere “suffragato” per un numero “tot” di anni dal momento della sua morte.

Sono rimasto ammirato ma non sorpreso. Ho già in archivio infatti due documenti simili ancora “attivi” mentre cinque/sei sono gà stati “onorati”. Di questi, uno in particolare mi è rimasto nel cuore per quanto aveva chiosato in calce: ” …. tanto so già che i miei non ci penseranno”.

Capito?

250. IN CAMMINO – vecchi & giovani

“Ma in questa chiesa sono tutti vecchi?”

La frase, vera purtroppo, è sfuggita a una ragazza che occasionalmente è venuta in chiesa a prendere la Messa e a fare la Comunione. Vedendola ero rimasto molto felice e mi sono congratulato molto con lei ma la frase mi ha un po’ spiazzato. Non me l’aspettavo!

Però è una constatazione vera. In chiesa, in questo momento, siamo pochi e vecchi a cominciare dal sottoscritto che naviga verso i 71 anni (ancora un po’ lontani, per fortuna).

Si dirà che gli anziani sono saggi e quindi la loro preghiera è “sentita”, “ragionata” ma il Signore ha bisogno anche della preghiera dei giovani anche se “empatica” e “spontanea”. Senza considerare poi che, mancando i giovani, le nostre comunità rischiano di spegnersi!

Riconosco che il Covid è, almeno in buona parte responsabile di questa disaffezione: prima dell’epidemia infatti l’altare era pieno di bambini e la chiesa di genitori (che li accompagnavano, festosi). Non mancavano anche gli adolescenti, per lo meno quelli delle ultime “classi” delle Medie e delle prime delle Superiori e alcuni giovani/adulti.

Ma adesso l’epidemia sta passando. È vero che non ne siamo ancora fuori ma, insomma, ci sono le condizioni per tornare magari imbacuccati nella mascherina ma presenti di persona.

Vi prego quindi, cari “anziani” (“vecchi” non mi piace), di aiutarmi per vedere di recuperarli, se possibile. Come? Penso sia sufficiente dire: “Vieni alla Messa con me? Andiamo a far compagnia a Gesù e a vedere come sta don Piero!” per avere una risposta positiva visto che i ragazzi mi vogliono bene.

Se non ne vogliono sapere fategli almeno leggere/vedere quello che pubblico sul blog: si tratta in genere di articoli di pochi capoversi o di filmati di pochi minuti che sono pensati anche per voi ma soprattutti per loro.

Dài! Aiutatemi!

249. IN CAMMINO – Brutta figura

Nel periodo della “chiusura sanitaria” determinata dalla pandemia anche la chiesa, come tutti gli esercizi pubblici e privati, ha rispettato l’obbligo aprendo le porte solo per poche ore, a parte i momenti liturgici.

Più precisamente le porte venivano aperte alle 9.00 fino alle 12.00 e riaperte nel pomeriggio dalle 16.00 alle 19.00: soltanto sei ore a disposizione dei (pochi) fedeli che venivano a pregare anche se io sono sempre stato a disposizione, in canonica, per chi aveva bisogno di una parola di conforto, di confessarsi o di un piccolo aiuto.

Adesso che le cose si stanno mettendo al meglio torneremo all’orario consueto e cioè dalle 7.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.30. Forse avrei dovuto pensarci prima a giudicare da quando mi è capitato stamani.

Stavo tornando passo passo dal bar dove sono solito fermarmi qualche momento ogni mattina per uno scambio di parole con gli amici, per sorbirmi un buon caffè e dare un primo sguardo al giornale.

Sulla piazzetta davanti alla chiesa, una signora male in arnese forse perché alzata da poco (così ho pensato… peccando di pressappochismo) passeggiava avanti e indietro: le ho chiesto quindi se per caso avesse bisogno di me… e invece: “Avrei bisogno di entrare in chiesa per dire una preghiera perché abbiamo in famiglia un grave problema di malattia ma è ancora chiusa…”

Mi si è gelato il sangue! Mi sono profuso in mille scuse precipitandomi poi ad aprire la chiesa ma la figuraccia ormai era stata fatta.

Sono rimasto avvilito e ho deciso seduta stante di ritornare all’orario pre-pandemia con gli orari sopra segnati!