456. IN CAMMINO – Nicosia

Non è ancora pervenuta la rivista di Pasqua ma noi siamo già al lavoro per approntare quella dell’estate. I msi passano velocemente e quindi dobbiamo stare al pezzo per rispettare l’appuntamento.

L’argomento del dossier riguarderà i Frati francescani e in particolare un religioso che ha lasciato il segno, come si suol dire, sia in Diocesi che nel resto d’Italia: padre Agostino da Montefeltro.

Non vi anticipo la sua storia che è davvero incredibile ma un particolare desidero proprio raccontarlo così almeno mi tolgo la sofferenza dal cuore.

Padre Agostino era un francescano del convento Calcesano di Nicosia. Un convento decisamente importante, mèta di pellegrinaggi, con una biblioteca ricchissima ecc. Il convento era sorto sulle rovine di un antico castello e pian piano aveva raggiunto la fama grazie appunto a Padre Agostino, un grande predicatore, che aveva conquistato le folle d’Italia con i suoi quaresimali.

Dovendo preparare la parte documentaria per il pezzo – che verrà poi redatto dalla direttrice – sono andato a scattare qualche foto.

Confesso d’essere rimasto avvilito. Ricordavo un convento in piena attività con una bella chiesa aperta al culto, una foresteria di tutto rispetto ecc. e invece mi sono trovato di fronte un rudere completamente abbandonato!

In pochi anni, con mio grande dispiacere, è andato tutto in rovina tant’è che è stato “sigillato” con delle inferriate (tipo prigione) che impediscono l’accesso a tutto il complesso.

Non so di chi sia la responsabilità di questo scempio ma certo qualcuno l’avrà… Per stamani non aggiungo altro. Sono rimasto davvero male!

455. IN CAMMINO – predica

È stata una bella Domenica con tanti bimbi all’altare e numerosi fedeli in chiesa. Abbiamo festeggiato San Giuseppe (con le preghiere e le candele) e i papà (con i maxibiscotti). Tutto si è svolto al meglio. In più è stata anche una bella giornata di sole!

Per me è stata una Domenica speciale che ricorderò a lungo… e mi spiego.

Ho sempre cercato di parlare – mi riferisco alle prediche – con semplicità guardando con attenzione alle reazioni dei presenti.

Anni addietro (molti, per la verità…) ero solito scrivere le prediche scegliendo con cura le parole tanto per “fare colpo” sui presenti. Più che prediche erano lezioni che a me davano molta soddisfazione mentre risultavano pesantissime per gli ascoltatori.

Un giorno la maestra Calloni mi prese sottobraccio e mi spiegò che stavo recitando una parte e i fedeli non sapevano che farsene dei miei discorsi forbìti. Superato con fatica (sono assai permaloso) lo shock cambiai subito modo di parlare e da allora ho sempre continuato a fare lo stesso: pochi discorsi, possibilmente chiari, e soprattutto un occhio attento alle reazioni degli ascoltatori!

Così ho fatto anche ieri quando commentando il Vangelo ho detto che le nostre preghiere, i nostri sacrifici e le nostre opere buone possono, unite ovviamente ai meriti di Gesù redentore, contribuire ad arginare “il male”. Mi riferivo alla triste vicenda della guerra in Ucraina che miete vittime innocenti e alla tanta cattiveria presente nel nostro mondo.

Ho osservato che i presenti mi ascoltavano ma non mi aspettavo quello che ne è seguito.

Una signora infatti mi si è presentata e senza tanti giri di parole mi ha spiegato che lei era disposta a offrire qualcosa a Gesù per favorire la pace. Con candore ha aggiunto che offriva la sua Confessione – erano anni e anni che non si confessava – e la sua Comunione (idem).

Ascoltandola mi sono sentito graffiare il cuore… Era Gesù che per bocca di quella signora mi stava facendo una bella predica. L’ho ringraziata e ho fatto tesoro della sua testimonianza di fede.