343. IN CAMMINO – Tutti insieme…

Nell’occasione della festa di san Francesco sono stato invitato dai confratelli cappuccini per un simpatico momento conviviale insieme con le Autorità e altri amici.

Inutile dire che è stato un bel momento a cominciare dall’inizio con una preghiera rivolta al Signore per intercessione di san Francesco. Alla preghiera ha fatto seguito il pranzo con degli ottimi ravioli ricotta e spinaci davvero gustosi. Poi il coniglio arrosto con del roast-beef e le patate al forno. In chiusura il dolce e il caffè.

Anch’io sono stato di compagnia e d’appetito (nel senso che ho approfittato per gustare i piatti).

I commensali parlavano del più e del meno – a tavola i discorsi sono sempre tranquilli – e così il tempo è trascorso in un attimo lasciando in tutti il rimpianto per non poterci trovare più spesso.

“Certo però – mi ha detto tra il serio e il faceto il mio vicino di tavolanon c’è confronto tra festa di San Francesco e quella di Sant’Ermete”.

“E cioè ?”, ho replicato.

“Qui c’è ogni ben di Dio mentre per Sant’Ermete quando va bene c’è un salatino, la “fiera” (porchetta e simili), qualche oliva e un bicchiere di spumante!”

Non mi sono lasciato sorprendere e ho replicato sfoggiando un bel sorriso:

“Assolutamente! Il fatto è che io invito soltanto i preti e quindi, come dice il Codice di diritto canonico 245, con loro devo limitarmi all’essenziale per non incorrere in qualche censura. Ora ti cito il passo in latino: “Ministri , ad ministerium pastorale fructuose exercendum, discant modice manducare atque bibere”.

Ho fatto un figurone… però, ripensandoci meglio, ho l’impressione d’avergli detto una bugia.

Per gioco, naturalmente! E, infatti, non ci ha creduto!

 

 

 

 

342. IN CAMMINO – Andate il tutto il mondo (3)

Nei primi tempi l’evangelizzazione, stando a quanto leggiamo negli Atti e nelle Lettere, procedeva su due binari.

1) La presentazione del personaggio, Gesù di Nazareth, e del suo vangelo che all’epoca erano sconosciuti. Significativo, al riguardo, l’intervento di San Paolo all’areopago di Atene: un discorso teologico-filosofico all’inizio molto accattivante che poi va subito al cuore del cristianesimo: passione, morte e resurrezione di Gesù.

2) Il rapporto fraterno in essere fra i suoi seguaci “schiavi e liberi, uomini e donne, ebrei e pagani” che si consideravano fratelli al di là delle differenze di condizione sociale e di sesso con le conseguenze del caso: “mettevano tutto in comune”, ciò che determinava l’ammirazione di molti: “godevano la stima di tutto il popolo”.

Oggi, almeno nel nostro ambiente, teoricamente, dovrebbero conoscerlo tutti Gesù. Fin da piccoli hanno praticato il catechismo e hanno ricevuto i  Sacramenti. Poi si sono allontanati: alcuni sono diventati agnostici/atei perché hanno recepito (senza alcun contraddittorio) le tesi illuministe per cui tutto ciò che non è sperimentabile non è credibile.

Altri perché scandalizzati dal cattivo comportamento (vero o presunto) dei cristiani, a tutti i livelli.

Gli uni e gli altri però mantengono nel cuore la nostalgia di quando, da piccoli, servivano all’altare o praticavano la chiesa.

Per evangelizzarli la strada più semplice, anche se può sembrare un’assurdità, è invitarli a partecipare alla Messa (feriale) soprattutto nel caso si tratti di familiari.

In certe occasioni infatti come quando, ad esempio, si ricordano i defunti della famiglia anche i più “lontani” vengono volentieri. Le poche parole del prete e la Grazia del Signore possono determinare una “fessura” nelle convinzioni più tenaci e aprire il cuore al Mistero.

Anche la visita ai Santuari (nella nostra zona Montenero, Santa Gemma…) seppure fatta per motivi di tutt’altro tipo, apre il cuore.

Quando poi il cuore si è aperto diventa tutto più facile. Per noi parlare di Gesù e per loro ascoltare senza pregiudizi.

Proviamoci.