340. IN CAMMINO – Andate in tutto il mondo…

“Andate in tutto il mondo e annunciate il vangelo a ogni creatura”. Questo è il comando, esplicito, con il quale Gesù invita i suoi “discepoli” a farsi “apostoli” della “buona novella”, cioè del Vangelo.

E noi, consacrati e laici, ci proviamo impegnandoci al massimo delle nostre capacità e possibilità con lezioni vere e proprie di catechismo per piccoli, giovani e adulti e riflessioni specifiche nei momenti liturgici (celebrazione Eucaristica), para-liturgici (Rosario, Via Crucis, adorazione eucaristica) e comunitari (riunioni varie…).

Aggiungo che,  nonostante le nostre fragilità personali e le difficoltà determinate dalla situazione del momento (epidemia strisciante) e dalla logistica (carenza di aule ecc.) questo impegno è offerto & accolto volentieri e, tutto sommato, anche con buoni risultati

Però non si va oltre.

Soprattutto noi sacerdoti (e suore) restiamo confinati nel recinto della chiesa (e del convento). Al massimo ci può capitare di scambiare una parola in certe particolari occasioni quali un pranzo in compagnia, un pellegrinaggio (c’è sempre qualche agnostico fra i pellegrini che partecipano), una riunione catechistica con i genitori dei ragazzi, una corrispondenza mail con qualche parente mangiapreti o con qualche giovane ex-alunno di catechismo diventato nel frattempo ateo.

L’annuncio del Vangelo ai lontani viene così delegato ai nostri laici che, per quanto mi risulta, si danno tanto da fare soprattutto all’interno della famiglia e della parentela e non solo con la testimonianza della vita e con la parola.

Ma ultimamente, e proprio in casa cattolica, questo annuncio è tacciato di “proselitismo”. Chiariamo allora cosa vuol dire evangelizzazione e cosa vuol dire proselitismo.

Domani… perché oggi ho già scritto anche troppo.

339. IN CAMMINO – sfoglio il giornale e …

… cosa trovo? Un articolo che mi mi ha lasciato senza fiato, almeno per qualche momento. E che mi ha costretto a riflettere. Molto!

Faccio notare che il giornale in cui compare l’articolo che adesso vi trascriverò è il CORRIERE quindi un giornale di spessore, laico, ma aperto a tutte le voci. Forse il quotidiano più conosciuto e letto in Italia.

Dunque il giornalista (che non cito, per non condizionarvi anche perché è uno scrittore affermato) scrive:

“Nel mondo occidentale, ormai, Dio è quasi definitivamente assente. Fortunatamente ci sono gli atei che, non riconoscendolo, almeno lo nominano... (infatti dicono in continuazione di non credere in … Dio). Per gli altri, quasi tutti, Dio è lontano da ogni riflessione sulla vita, da ogni progetto quotidiano, da ogni discorso. Dio è un fastidio. Ed è un fastidio il “Mistero”.

(Adesso viene la parte che mi ha creato angoscia…)

“Persino nelle omelie, tranne poche eccezioni, i preti eludono il “Mistero”, ci dicono soltanto che dobbiamo essere onesti e buoni. Ecco perché le cattedrali (e non solo) sono abbandonate: perché quel desiderio dell’Altrove, dello sconosciuto e dell’Eterno, che tanto ha contribuito a elevarle, è sparito, lasciandole semivuote”.

Penso proprio che dobbiamo, tutti, fermarci a riflettere un momento.

 

338. IN CAMMINO – vaccino: sì o no?

Entro malvolentieri nell’argomento ma, visto che sono stato sollecitato a dare un parere – senza pretesa di avere ragione – espongo il mio pensiero.

Premesso che mi fido della scienza medica – e come potrei non fidarmi visto che in famiglia ho avuto mio fratello, professore di Patologia Generale e Immunologia, e mio zio professore di Igiene Sanitaria ed Epidemiologia oltre che Direttore sanitario dell’Ospedale di Livorno – osservo, sebbene da profano, che con la vaccinazione sono calati drasticamente, in paese, i casi di morte per virus.

Gli ultimi parrocchiani affètti da questa patologia, se vaccinati con entrambe le dosi, se la sono cavata con un paio di settimane di cure domiciliari senza toccare l’ospedale e tanto meno la terapia intensiva. Questo significa che il vaccino serve a qualcosa, quanto meno a ridurre le complicanze.

Fidandomi della scienza medica evito i giudizi di chi medico non è… includendo il Papa, i Vescovi, i politici, i giornalisti, i filosofi e soprattutto gli opinionisti da computer.

Ascolto con attenzione invece coloro che pur non essendo medici, hanno provato sulla propria pelle la serietà del morbo, finendo in terapia intensiva o anche soltanto in ossigenazione forzata.

E ancora di più coloro che, sebbene clinicamente guariti, porteranno addosso per tutta la vita le cicatrici della malattia con deficit permanenti nella respirazione, nell’apparato renale, nella psiche e perfino nella deambulazione. Pochi anzi, pochissimi, per fortuna!

Ovviamente parlo di parrocchiani, non di sconosciuti.

Aggiungo anche che, se anche non fossi stato convinto, visto che il vaccino mi consente di poter svolgere la mia missione di parroco (seppure con qualche limitazione) lo avrei fatto ugualmente per senso del dovere.

Chiudo con un apprezzamento speciale a coloro che, sebbene siano su posizioni opposte, si esprimono pacatamente sull’argomento.

Come ho fatto io con questo breve articolo.