265. IN CAMMINO – San Ranieri

San Ranieri è Patrono della Diocesi di Pisa e compatrono, insieme con Sant’Ermete, della nostra parrocchia. Oggi, 17 Giugno, viene celebrata la festa liturgica in Duomo alla presenza delle Autorità cittadine e dei Vescovi di origine pisana attualmente in servizio. Visto che sarò presente mi propongo di scattare qualche foto per farvi almeno “respirare” l’aria della festa…

La storia di san Ranieri la conoscete: era un commerciante pisano che lavorava con i principali mercati del Mediterraneo quindi anche con la Terra Santa. Dopo una vita gaudente si trasferì proprio ad Haifa: la scusa fu quella di curare meglio gli affari in quella regione orientale ma in realtà il vero proposito era quello di visitare i luoghi santi della vita di Gesù e iniziare un cammino di vita cristiana.

E infatti i commerci andarono fin dall’inizio di male in peggio perché Ranieri era sempre in giro… quando a Gerusalemme, quando a Betlemme ecc. I suoi familiari lo misero alle strette finché lui non si decise a mollare tutto a favore della sorella.

Da quel momento tutta la sua giornata venne dedicata al Signore: una giornata fatta di preghiera e di penitenza in sconto dei tanti peccati della giovinezza. In breve la sua storia di convertito venne alla luce tanto che i “pisani” lo convinsero a rientrare a Pisa dato che la città attraversava un periodo di vuoto “morale”.

Il rientro andò bene ma i suoi inviti alla conversione rimasero lettera morta costringendolo quindi a una vita molto ritirata fino all’ultimo giorno della sua vita quando, a furor di popolo, venne proclamato Santo e Patrono della città. Le sue spoglie mortali riposano in Duomo.

Intento leggete questo….

Bene, sono tornato. È stato tutto molto bello. Sono riuscito, approfittando della mia condizione di “canonico” del Duomo ad avvicinarmi fino alla teca che racchiude le spoglie e ho fotografato sia il calco in argento che la “pilurica”, il saio di peli di cammello che era solito indossare per fare penitenza.

La Messa è stata presieduta da nostro concittadino don Riccardo, Arcivescovo di Arezzo che, come al solito, ha tenuto un bellissimo discorso.

264. IN CAMMINO – Hilarem datorem

Hilarem datorem diligit Deus!

Questa mattina, a Messa, ho riletto questa frase che, a suo tempo, posi a ricordo della mia consacrazione sacerdotale. In tutti questi anni l’ho letta e riletta ma ogni volta mi procura emozioni nuone.

È una frase di san Paolo presente nella seconda Lettera ai Corinzi: l’autore fa presente ai suoi lettori che chi dona qualcosa al Signore – che si tratti di soldi e della stessa propria vita – lo deve fare con gioia.

Certamente si tratta di impegni molto diversi perché offrire una somma in beneficenza non è poi così difficile… si può fare anche a cuor leggero (come potrebbe far capire il termine “hilarem” che, alla lettera, significa ” allegro “) visto che si tratta di un dono “una tantum”.

Quando invece si tratta di impegnare una vita intera, per di più rinunciando a farsi una famiglia, a una professione ben remunerata ecc., il discorso cambia. Implica infatti un impegno che dura ogni giorno e per sempre. E dunque non si può prendere a cuor leggero o peggio ancora “con allegria”. La natura infatti, prima o poi presenta il conto!

Nel mio caso, anche se – lo confesso – allora non ero stato troppo attento al contesto (san Paolo scrive infatti di donazioni di denaro), ho fatto una scelta ragionata e “gioiosa” pur sapendo che avrei avuto senz’altro momenti difficili, di sconforto e altro: in altre parole mi sono abbandonato a Dio chiedendogli di farmi incontrare persone buone.

E penso d’aver fatto bene perché non mi sono mancate, nemmeno qui a Forte dei Marmi, consolazioni materiali e spirituali e tanto, tanto affetto da chi ho provato a servire.

Mi sembra proprio che il Signore, di volta in volta, mi abbia fatto fare esperienze o conoscere persone utili a superare sconforto e senso di solitudine.

Mi sento in dovere quindi di ringraziare il Signore e di continuare a svolgere il mio servizio con impegno pur nella fragilità della mia umanità.

Lunedì 28 tornerò sull’argomento. Intanto ditemi una preghiera e datemi un forte abbraccio (via mail perché l’epidemia è ancora in agguato).

 

 

263. IN CAMMINO – Podarcis muralia

Un esemplare di podarcis muraria, un rettile appartenente alla famiglia delle Lacertidae, è sbucato chissà come in chiesa mentre stavo proponendo il consueto sermone festivo ai fedeli.

In genere le persone mi ascoltano quando predico ma, avendo alle spalle un buon numero di insegnamento nei Licei statali e paritari, mi rendo facilmente conto di quanto l’attenzione va scemando o addirittura scompare del tutto. A quel punto o interrompo il discorso o rendo l’argomento più accattivante con esempi ecc.

Ma domenica scorsa l’attenzione era destissima solo che i presenti fissavano un punto ben preciso proprio sotto all’ambone e non il sottoscritto. Per di più davano segni di tensione nervosa, anzi di paura!

Nel frattempo un piccolino piangeva calde lacrime, un cellulare squillava a vuoto (questi sono gli inconvenienti di ogni Domenica…) per cui ho iniziato ad avvertire un po’ di difficoltà nel portare avanti il ragionamento.

Finalmente ho capito: la signora Clarita infatti mi indicava col dito il motivo della distrazione e della paura: un animaletto che, forse per ripararsi dal caldo opprimente, aveva deciso di venire in chiesa. Purtroppo, invece di starsene quieto ad ascoltare la predica, si era messo a scorrazzare per la chiesa suscitando ilarità negli uomini e terrore nelle donne.

A quel punto ho invitato, con parole suadenti, a lasciare in pace l’animale e a concentrarsi sul discorso. Ma è stato tutto inutile. Lorenzo, amico e aiutante in campo, è intervenuto per catturarlo ma quello si è rifugiato sotto all’inginocchiatoio facendo pure sberleffi.

La Messa è andata avanti fino alla fine ma vi assicuro che è stata un’impresa gestirla al meglio. Finita la celebrazione è iniziata la caccia.  L’animaletto si era nascosto in mezzo ai fiori dell’altare maggiore. Era uno spettacolo: avvolto nel tulle bianco sembrava un principe pronto a sfidare il mondo intero.

Alcuni amici mi hanno portato un cagnetto di nome Ugo, abilissimo cacciatore di animali ma i presenti hanno deplorato qualsiasi intervento violento. Così una mammetta giovane, con due pargoli al seguito, si è slanciata sulla bestiola, l’ha afferrata insieme al tulle e la deposta nel giardinetto a lato della chiesa. I presenti allora hanno applaudito il gesto coraggioso ed è tornata la calma. Anche l’animale è apparso sollevato è ci ha rivolto un saluto cordiale…..

A proposito: il rettile podarcis muraria è la semplice e innocua lucertola che scorgiamo ogni giorno sui muretti sdraiata a prendere il sole.