246. IN CAMMINO – Santa Rita

Sabato prossimo sarà la festa di santa Rita, una delle feste più sentite dlla nostra comunità parrocchiale e del nostro vicariato versiliese. Non verrà celebrata con la stessa solennità degli anni precedenti ma faremo di tutto per fare una celebrazione dignitosa.

Oggi scriverò qualcosa sulla Santa e domani provvederò a pubblicare un filmato da offrire ai tanti devoti e in particolare a coloro che non potranno intervenire personalmente. Il filmato resterà “in prima pagina” del nostro blog nei giorni di Venerdì e Sabato per poi lasciare spazio al filmato sulla Pentecoste che verrà pubblicato soltanto Sabato sera.

Riguardo alla Santa Patrona vorrei spiegarvi come e perché è nata questa forte devozione in Versilia. Il “come” è risaputo: approfittando della titolarità episcopale del nostro concittadino S.E. Mons. Fontana a Spoleto e Norcia chiesi e ottenni immediatamente una reliquia della Santa. Don Riccardo me ne fece dono con una bella lettera d’accompagnamento felice che la nostra città ne avesse fatto richiesta.

Quanto al “perché” bisogna fare un salto all’indietro di un bel po’ di anni. Subito dopo l’ordinazione sacerdotale venni inviato come “vice” a Pontedera: c’era molto da fare e non mi tirai certo indietro cercando piuttosto di offrire ai parrocchiani il meglio di me. Negli otto anni di servizio pastorale non feci mai un giorni di vacanza o di mare – sacrificando perfino i miei genitori e i miei parenti – per non lasciare soli i tanti ragazzi, tutti figli di operai, che non avevano la possibilità di andare in montagna o al mare.

Gli unici momenti di relax furono una settimana all’anno di studio/ritiro per tenermi in esercizio. Un anno il corso di studio venne tenuto a Cascia e così, negli intervalli delle lezioni, ebbi modo di frequentare a più riprese il santuario e il monastero. E devo dire che mi trovai benissimo in quell’ambiente così sereno a contatto con tante persone devote di santa Rita.

Ogni giorno c’erano persone diverse in ginocchio davanti al reliquiario della Santa! Chiesi se c’era la possibilità di avere una reliquia ma ero allora un pretino giovane giovane e non mi presero nemmeno in considerazione. Diventato parroco a San Casciano trovai già la tradizione delle rose ecc. con il carissimo Bruno Casarosa che preparava i ricordini, foglia per foglia, con grande pazienza.

Giunto a Forte dei Marmi decisi di “impiantare” questa devozione e penso d’aver fatto proprio bene perché anche noi abbiamo bisogno della Sua protezione.

Santa Rita, prega per noi!

245. IN CAMMINO – Catechisti Parrocchiali

Papa Francesco, come vi avevo già accennato giorni indietro su questo stesso blog, ha istituito il ministero del “catechista” riservato agli uomini e alle donne impegnati nell’insegnamento della dottrina cristiana.

L’istituzione, in sé – come viene accuratamente spiegato nelle note di presentazione curate dal Vescovo Fisichella – è veramente lodevole soprattutto per qualificare culturalmente gli stessi insegnanti e di conseguenza alzare il livello dell’insegnamento impartito.

I catechisti ovviamente dovranno seguire un corso accademico studiando filosofia, teologia e pedagogia in modo da essere preparati/aggiornati per catechizzare sia i piccoli che i grandi, sia gli incolti che i professori ecc.

Quella del catechista potrebbe anche diventare una professione stabile, perché no, con tanto di placet vescovile sempre per qualificare stavolta ecclesialmente il loro servizio.

Detto questo però si capisce fin troppo bene che questa scelta – ripeto veramente lodevole – è dettata dalla carenza ormai endemica di sacerdoti e diaconi. Quello dell’insegnamento dottrinale, o dell’annuncio se vogliamo usare i termini scritturali, è infatti da sempre uno “specifico” del ministero ordinato (vescovo, prete, diacono). Il delegarlo in forma istituzionale potrebbe, nel futuro, determinare un ulteriore decremento del ministero ordinato. Però, mancando ministri ordinati, è giusto che altri intervengano in modo che nessuno resti privato della Parola di Dio.

Quindi, cari catechisti, forza e avanti! Con la benedizione del Signore naturalmente.

 

244. IN CAMMINO – Francesco Polese

I tecnici del telefono non sono ancora arrivati e quindi ne approfitto per scrivere qualcosa “in memoria” del carissimo mio compaesano prof. Francesco Polese, diacono della chiesa pisana.

Premesso che avverto un certo senso di colpa perché da molti anni non lo frequentavo se non in modo epistolare offrendogli gratuitamente la tessera FACI ma purtroppo, anche se come giustificazone regge poco, non riesco a frequentare come dovrei nemmeno i miei cari familiari impegnato come sono nella gestione, da solo, di una realtà parrocchiale complessa come è quella di FDMarmi…

Dunque l’amico Francesco aveva avvertito in giovane età la vocazione alla vita consacrata ma non aveva proseguito nel cammino vocazionale scegliendo la famiglia piu restando fedelissimo alla pratica religiosa.

Poteri benissimo definirlo un uomo di Dio per tutto il bene che ha fatto ai moltissimi giovani che lo hanno avuto come educatore e consigliere spirituale.

Aveva iniziato come maestro elementare, stimatissimo e amato, poi aveva proseguito come insegnante di Lettere e infine come Preside. Dotato di grande capacità di discernimento era solito seguire i suoi giovani sia dal punto di vista scolastico che spirituale attento a cogliere nella loro esperienza di vita segni di vocazione al matrimonio e alla vita consacrata.

Mai una parola di troppo. Sempre attento e misurato eppure capace di trasmettere quello che più amava: l’amore per la cultura e per la fede.

Passati gli anni e ormai vicino alla pensione realizzò il sogno di una vita: la consacrazione nel ministero ordinato del “diaconato” a servizio della Chiesa pisana. Il suo servizio, seppure di nicchia, ha prodotto tanto bene e quando, per motivi di salute, non ha più potuto svolgerlo attivamente si è fatto ancora più ricco visto che pregava di continuo per le esigenze dei sacerdoti e della nostra Chiesa.

Voglia il Signore che altri uomini forti come lui vogliano prendere il suo posto integrando con il “loro” il “nostro” servizio di pastori.

Come sono solito fare con gli altri consacrati defunti lo ricorderò, da oggi, ogni mese all’altare del Signore.