161. IN CAMMINO – Regalo per il 25°

Ultima nota “giocosa”(per modo i dire) a proposito degli anniversari di vita e di Parrocchia.

Nell’occasione del 25° di sacerdozio ebbi in dono da voi parrocchiani un bellissimo calice in argento che uso tuttora per la celebrazione quotidiana dell’Eucarestia.

Io ricambiai offrendo un “registro” (una fila di canne) dell’organo allora in fase di realizzazione.

Avvicinandosi adesso il 25° di parrocchia dobbiamo cominciare a pensare al nuovo dono.

Per quanto mi riguarda ci ho già pensato ma aspetto ancora a svelarlo. Dovrà essere una sorpresa.

Da voi desidererei un aiuto (mi basta soltanto questo) per risolvere la questione della vecchia casa a fianco alla chiesa…È rimasta l’unica casa malconcia di tutto il paese. Davvero incredibile che in tutti questi anni nessuno sia riuscito a individuare una soluzione…

Anni indietro provai, per interposta persona, a contattare la proprietà ma mi venne “sparato” un prezzo altissimo che non avrei potuto sostenere neanche ricorrendo alla mia famiglia.

Da allora non ci ho neppure più provato.

Pensateci. Grazie.

P.S. Faccio presente che il 25° cadrà il 28 Novembre p.v. quindi c’è ancora tempo…. Aggiungo la nota perché qualcuno è già andato in fibrillazione.

160. IN CAMMINO – Mons vs Don

Un’ultima nota “giocosa” in questo inizio d’anno che mi vede protagonista per il 70° d’età e il 25° di parrocchia.

Il parroco di Sant’Ermete, cioè il sottoscritto, è “monsignore” o semplice “don”?

A giudicare dai “finimenti” (come li definisce l’amico Roberto) indossati nell’occasione del corteo storico/religioso di mezza estate – mozzetta color mattone e cappuccetto, rocchetto a trina con sottofondo rosso, stola bianca e un paio di medaglie appuntate sopra – dovrei essere “monsignore” e invece si tratta di un abuso: è un innocente cedimento ai miei collaboratori che smaniano per vedermi così agghindato.

In realtà sono un semplice “don”…

E vi anticipo che non diventerò mai monsignore visti certi “paletti” fissati ultimamente da Papa Francesco.

Per di più, nella moda ecclesiastica corrente, si stanno imponendo usanze nuove che “smontano”, letteralmente, quelle della tradizione antica.

Se, un tempo, il Vescovo era chiamato “Eccellenza” oggi viene chiamato a nome, talvolta addirittura con il diminutivo…

Se il Cardinale giungeva sul sagrato della cattedrale in auto con tanto di autista, oggi lo si vede arrancare in bicicletta, con indosso con un giubbetto da operaio metalmeccanico.

Pare sia (almeno così asseriscono) una conquista dell’ultimo Concilio ma non ne ho piena contezza.

Però, in certe occasioni e in certi luoghi, conta ancora molto l’essere “monsignore” e non solo per i privilegi d’abbigliamento di cui sopra.

Quando sono stato ricevuto in Santa Marta per la celebrazione con il Papa,    i miei compagni d’ordinazione, tutti monsignori (designati in tempi più favorevoli alle nomine), sono stati accolti dai gendarmi pontifici senza tanti problemi.

A me invece, essendo un semplice “don”, hanno chiesto i documenti personali di identificazione, il celebret (l’autorizzazione alla celebrazione, rilasciata dalla Curia, che sfortunatamente non avevo) e la carta d’invito.

Insomma, come si suol dire, sono rimasto al palo sotto gli occhi divertiti dei miei confratelli…

Ovviamente dopo la Messa mi sono subito vendicato.

Mentre i “monsignori” erano fermi alla piazzola del pullman, attorniati da un nugolo di questuanti, sono passato strombazzando davanti a loro con il BMW 3500 e l’autista di famiglia, salutandoli con deferenza, incurante dei loro epiteti ingiuriosi…

Chiudo augurandomi che continuerete a volermi bene anche se non sono e non sarò mai monsignore…