159. IN CAMMINO – 25° di Parrocchia

Settant’anni di vita e venticinque di parrocchia!

Ieri ho scritto qualcosa a proposito degli anni di vita (l’articolo è stato assai apprezzato…); oggi invece scrivo qualcosa sugli anni di parrocchia.

Venendo al Forte il primo problema che incontrai, curiosamente a dirsi, fu quello del titolo canonico: “Priore” o “Proposto”?

E, ancora, “Monsignore” o semplice “Don”?

Mi resi conto che la questione, anche se a me personalmente interessava assai poco, era molto sentita dai parrocchiani e in modo particolare dal carissimo amico e collaboratore Renzo Ciucci.

Mi misi dunque a dare un’occhiata ai documenti (in modo assai riservato) e scoprii che il titolo era “Priore”: la parrocchia era stata elevata da “Curazìa” a “Priorìa” nel 1974 dall’Arcivescovo Matteucci e, di conseguenza, il titolare da “Curato” era diventato automaticamente “Priore”.

Ma allora, mi chiesi, perché dai documenti parrocchiali risultava invece “Propositura” (sebbene non “Insigne” come, ad esempio, Pietrasanta) e non Prioria?

Mi venne detto (fonte anonima) che l’Arcivescovo Plotti aveva autorizzato la dicitura ma dai documenti di Curia non risultava proprio niente.

Ma ecco che, fatte un po’ di indagini, scoprii l’arcano.

Forte dei Marmi, com’è noto, è una enclave della Diocesi di Pisa posta in territorio “lucchese”. Ora in Diocesi di Lucca le Parrocchie, sedi Comunali, sono tutte Propositure. Per cui essendo la parrocchia di Forte dei Marmi sede del Comune omonimo venne – autonomamente – designata pure “Propositura”! Autonomamente vuol dire, in parole povere, che il titolo se lo inventarono i parrocchiani!

Quindi il sottoscritto, stando al Codice di Diritto Canonico dovrebbe essere chiamato “Priore”; stando invece alla scelta (illecita) popolare: “Proposto”!

Il già citato Renzo, al conoscere la storia, ci rimase male e pertanto decisi di abbuiare la scoperta e di mantenermi il titolo di PROPOSTO.

Siete quindi autorizzati a usare questo titolo. Meglio però se lo usate poco e sottovoce… Anzi, meglio ancora, se non lo usate per niente.

DOMANI, festa dell’Epifania, PUBBLICO IL FILMATO.

GIOVEDÌ vi spiego la faccenda del Monsignorato… mancato (al momento).

 

 

158. IN CAMMINO – 70 anni

Sono “felicemente” entrato nel mio 70° anno di vita e 25° di parrocchia (al Forte). Felicemente perché avverto la vostra simpatia e questo mi basta.

E adesso per voi lettori una riflessione sul primo dato – gli anni di vita – riservando a domani una seconda sugli anni di parrocchia. Riflessioni giocose naturalmente perché di questioni tristi di questi tempi ne abbiamo fin troppe.

Mi sono sempre chiesto il motivo per il quale, nei giornali, viene aggiunto al nome del personaggio il numero degli anni. Un tempo era limitato alle riviste di gossip a proposito delle modelle e dei loro veri o presunti fidanzati.

Ultimamente invece è diventato comune a “tutte” le riviste inclusa Famiglia Cristiana.

Volete un esempio? Basta sfogliare l’ultimo numero della rivista e ne abbiamo un esempio calzante:

“Papa Francesco, 84 anni, rivolgendosi al card. Bassetti, 78 anni, gli ha suggerito una attenta convalescenza (…) Il problema degli ammalati di Covid infatti, scrive il prof. Lorenzi, 63 anni, è la convalescenza. Lo conferma uno studio del dottor Bianchi, 54 anni, che riprendendo un articolo della prof.ssa Capua, 55 anni, ….”.

Sinceramente non riesco a capire il motivo di questa strana “moda”.

Può darsi che l’aggiunta degli anni sia utile per capire immediatamente la fondatezza dell’argomentazione del soggetto: è chiaro che uno molto avanti negli anni potrebbe avere qualche problema di ragionamento e quindi risultare poco attendibile… Oppure, al contrario, un soggetto giovanissimo, privo di esperienza, potrebbe dichiarare delle assurdità frutto della smania di emergere…

Il curioso poi è che, dette riviste, ripetono il dato sugli anni più e più volte nella stessa pagina e, a volte, nello stesso articolo!

Però, visto che ormai è prassi comune, ho deciso di adeguarmi a cominciare dal presente “comunicato“:

” Il parroco don Piero Malvaldi, 70 anni, d’intesa con il  camarlingo Renato Binelli, 59 anni, il collaboratore volontario Lorenzo Pucci, 66 anni e la governante Flavia Bondielli, 65 anni, ha deciso di festeggiare la festa della Befana, 125 anni, offrendo ai bambini del catechismo, 1-10 anni, una bella tavoletta di cioccolata.  Binelli, 59 anni, metterà i soldi; Pucci, 66 anni, andrà a fare gli acquisti; Bondielli, 65 anni, preparerà la scatola con i doni e don Piero, 70 anni, provvederà alla consegna insieme alla Befana, 125 anni, per la gioia dei bambini (1-10 anni). I coristi, 40 -70 anni, allieteranno la festa.