INTERVENTO DEL PATRIARCA DEL LIBANO

Interviene ancora una volta il Card. Rai, Patriarca del Libano: “Non vogliamo che il Medio Oriente perda la perla cristiana, noi abbiamo creato 1400 anni di vita in comune con l’Islam, nel Medio Oriente abbiamo creato la moderazione musulmana, tutte le atrocità non sono del Medio Oriente. Queste organizzazioni terroristiche arrivano, vivono tra la gente, bombardano, prendono la popolazione come scudo e se si risponde ammazzano il popolo. Se i cristiani vengono meno, prevarrà il fondamentalismo”.

“Dal di fuori arriva una politica per gli interessi dei grandi e, nascosta sotto la parola democrazia, distrugge un paese dopo l’altro. L’Iraq era un paese molto progredito, la Siria anche”.

Le stime ufficiose parlano di circa 2 milioni di profughi che si aggiungono in Libano, ai 4 milioni di abitanti. Sono donne e bambini, che per lo più hanno meno di 10 anni, sistemati in campi “informali”, non riconosciuti dal governo libanese. Arrivano da Aleppo, Raqqa, Damasco. Sono ex commercianti, contadini, allevatori, insegnanti.

Notiziario di “Oui pour la vie” n.6 Luglio 2018

Colonia offerta a bambini siriani
Colonia offerta a bambini siriani (nella foto padre Damiano Puccini)

TESTO DEFINITIVO – Circolare sui programmi catechistici e l’ammissione ai sacramenti

Verbale dell’incontro presbiterale di mercoledì 4 Luglio 2018 –

Ci siamo riuniti alla Rocca di Pietrasanta per leggere e analizzare la lettera di monsignor Arcivescovo relativa alla preparazione e allo svolgimento dei sacramenti nelle nostre comunità parrocchiali. Preso atto dei rilievi specificati nella lettera predetta abbiamo deciso di programmare per il nuovo anno pastorale 2018 – 2019 un corso di teologia sacramentaria al fine di chiarirci ulteriormente il tema dei sacramenti. Intanto però, al fine di non perdere tempo prezioso, abbiamo iniziato a mettere in chiaro alcuni punti, relativi alla preparazione e allo svolgimento dei sacramenti, ai quali attenerci con scrupolo.

Abbiamo iniziato dal Sacramento del Matrimonio. Questi gli impegni discussi e accolti:

1 Nel momento in cui una coppia si presenterà per fissare il matrimonio si richiederà l’autorizzazione o Nulla Osta in forma scritta (a voce se di una parrocchia del Vicariato) del parroco di residenza.

2 Per quanto riguarda la preparazione al matrimonio (il così detto corso) si chiederà di curarlo al parroco di residenza in modo da non far perdere agli sposi i legami con la parrocchia di origine. Nel caso che il parroco titolare non potesse o non volesse allora provvederà il sacerdote officiante.

3 Il corso dovrà tener conto delle indicazioni riportate nella nota pastorale diocesana in cui vengono indicate il numero delle lezioni (massimo 14 fra quelle di gruppo e quelle di coppia) lasciando alla discrezione del sacerdote organizzatore le modalità di svolgimento.

4 Si prende atto che non è consentito unire la celebrazione del matrimonio a quella del Battesimo del bambino senza permesso del Vescovo. Come pure presenziare a cerimonie matrimoniali (o pseudomatrimoniali) sul mare o in altri luoghi anche se il sito pubblicitario di una location versiliese lo indica possibile.

Ci siamo fermati poi a discutere sulle modalità di iscrizione ai corsi in preparazione ai sacramenti dell’iniziazione cristiana: battesimo, confessione, comunione, cresima e sullo svolgimento dei programmi catechistici. Al riguardo abbiamo deciso quanto segue:

1 Per tutti e quattro i sacramenti, come espressamente indicato dalla predetta nota, si raccomanda la preparazione e la celebrazione “nella parrocchia territoriale o in quella di abituale frequentazione”.

Preparazione e celebrazione in altre parrocchie, anche se incluse nella Unità Pastorale di riferimento, dovranno essere autorizzate a voce o per scritto dal parroco di residenza.

2 Per il Sacramento del Battesimo sono previsti un minimo di tre incontri con i genitori e possibilmente con i padrini. Ogni battezzato potrà avere “un padrino e una madrina oppure un solo padrino o una sola madrina”.

3 Per la prima Comunione è previsto un percorso triennale con (1) lo studio della vita di Gesù, (2) la preparazione alla prima Confessione e (3) la preparazione specifica alla prima Comunione. Ai genitori dei bambini saranno riservati incontri specifici nel corso dei tre anni; saranno anche invitati a partecipare insieme con i loro piccoli alle celebrazioni liturgiche.

4 Per la Cresima è previsto un percorso poliennale (2-3 anni) per l’approfondimento della Professione di Fede e per la preparazione specifica al Sacramento.

I giovani avranno all’interno della comunità parrocchiale con un loro preciso spazio/tempo riservato per rendere visibile il loro impegno.

L’incontro si è concluso con un richiamo vicendevole a osservare obbedienza nei confronti delle disposizioni pastorali dell’Arcivescovo e sincera comunione con i confratelli del Vicariato intensificando ulteriormente la comunicazione reciproca.

COMUNICAZIONE IMPORTANTE

Monsignor Arcivescovo ha inviato una importante lettera a noi sacerdoti e diaconi della Versilia in merito alla preparazione e allo svolgimento dei sacramenti. Ha notato infatti una notevole differenza fra le varie parrocchie e ci invita ad agire in modo più uniforme.

La lettera riguarda soprattutto noi sacerdoti ma può essere utile anche per voi del consiglio pastorale vicariale, che condividete l’impegno a favore dell’evangelizzazione delle nostre comunità.

Qui di seguito la lettera.

ARCIDIOCESI  di  PISA

L’Arcivescovo

Ai Presbiteri e ai Diaconi permanenti del Vicariato della Versilia

Pisa, 25 giugno 2018       Prot. 38 v 18

Carissimi, sento il bisogno di affrontare con tutti voi, con una certa sofferenza, ma anche con la certezza che ciascuno, nessuno escluso, vuole bene alla Chiesa, il disagio che si sta trascinando da tempo in Versilia, circa la prassi pastorale nella celebrazione dei Sacramenti.

Molto più spesso che in altre zone della diocesi, sia da parte di sacerdoti che da parte di fedeli, mi giungono rilievi e proteste per la disomogeneità con cui si preparano e si celebrano sacramenti e sacramentali; una disomogeneità che favorisce “fughe” da una parrocchia all’altra e ingenera giudizi non condivisibili su sacerdoti che la gente classifica e divide in buoni e cattivi a seconda della acquiescenza più o meno superficiale con cui si dà o non si dà risposta alle richieste dei fedeli, così come essi le presentano.

L’immagine che ne risulta è quella della mancanza della comunione tra noi preti; della assenza di direttive pastorali diocesane; di possibilità di bypassare norme e regole della Chiesa a seconda dei pastori ai quali ci si rivolge: insomma di una vita ecclesiale “fai da te” che abiliterebbe a qualsiasi soluzione, quasi sempre di basso profilo pastorale e comunque non capace di far crescere il senso di appartenenza alla stessa Chiesa e allo stesso Popolo di Dio.

In occasione del nostro incontro alla Rocca di Pietrasanta il 13 aprile scorso, a proposito di quanto sopra, credo di essere stato molto chiaro. Visto però che le cose continuano ad andare in maniera disarmonica, ritengo opportuno richiamare le scelte che abbiamo fatto tutti insieme in questi anni e che sono contenute nelle Note Pastorali con regole che tutti siamo tenuti ad osservare.

La parrocchia non può essere ridotta solo a “erogatrice” di servizi acquistabili come se fosse una specie di supermercato. La Parrocchia deve diventare, se ancora non lo è, il luogo familiare in cui è possibile vivere una vera comunione tra fratelli; dove ci si conosce e si cammina insieme; dove il sacerdote, vero padre di famiglia, fa da guida in nome di Gesù, e quando occorra fa pure da cerniera tra sensibilità diverse, con l’impegno a unire insieme le diversità, aiutando tutti a mettersi in ascolto della Parola del Signore e dell’insegnamento della Chiesa. Ciò esige da tutti noi una grande pazienza con chi ci viene a chiedere, a volte malamente, perfino l’impossibile; ma ci chiede pure di essere tra noi, ministri ordinati, capaci di vera comunione attraverso una comunicazione schietta, rispettosa e fraternamente chiara, in modo che non si aprano “scappatoie” rispetto a richieste che stridono con le norme pastorali che come Chiesa pisana ci siamo date.

Credo perciò opportuno ricordare che ogni celebrazione sacramentale deve essere preparata secondo le norme delle Note Pastorali pubblicate in questi anni a proposito di battesimi dei bambini, di cresime dei ragazzi e degli adulti e di celebrazione del matrimonio, rispettando prima di tutto l’appartenenza parrocchiale di chi chiede il sacramento e la necessaria partecipazione alla catechesi prevista. Ciò vale per i genitori che chiedono il battesimo per i loro figli; per i bambini per i quali viene chiesta l’ammissione alla Messa di prima Comunione; per i ragazzi che celebrano il sacramento della Confermazione, come per gli adulti per i quali sono indicati anche il numero minimo di incontri con i temi da trattare (cfr. Nota Pastorale sulla preparazione dei nubendi  al matrimonio). La stessa cosa vale per la preparazione al matrimonio.

Di norma ciascuno è tenuto a partecipare alla catechesi nella propria parrocchia, o ai percorsi che si svolgono a livello di Unità pastorale o di Vicariato (in particolare per i matrimoni). Nel caso che si presentassero problemi particolari che rendono difficile la partecipazione ai percorsi di catechesi nella propria parrocchia, è necessario che l’accesso ad un’altra parrocchia venga concordato caso per caso tra i parroci interessati. Non si dica che questo è fiscalismo: si tratta di quel minimo di rispetto della comunione e della fraternità che se vale nelle cose di questo mondo, tanto più deve essere tutelato nel contesto ecclesiale.

Non sono mancate situazioni nelle quali qualche fedele sia stato trattato con sufficienza o poca cortesia dal proprio parroco, come non sono mancate occasioni di pretese assurde da parte dei fedeli che hanno rifiutato a priori quanto il parroco cercava di far capire per essere rispettosi dei contenuti stessi dei sacramenti che venivano richiesti. Spesso, questi conflitti sono rimbalzati fino al sottoscritto ed ho sempre cercato, con i fedeli, di difendere il parroco anche in situazioni al limite dell’indifendibile. Tutto però sarebbe molto più semplice se noi preti parlassimo e agissimo tutti nello stesso modo, cioè secondo le norme diocesane, e se ci consigliassimo a vicenda con spirito di fraterna amicizia.

Vorrei esortare tutti a non guardare solo la “pagliuzza” nell’occhio del fratello, senza vedere ciò che impedisce a noi stessi di guardare con equilibrio e generosa disponibilità!

Sono sicuro che queste mie osservazioni troveranno in ciascuno l’accoglienza fraterna di chi vuol contribuire alla crescita della comunione ecclesiale e con lo stesso spirito di servizio con il quale ve le propongo, esortandovi a condividerle anche con i vostri catechisti che spesso si trovano in mezzo a situazioni che avviliscono e non di rado li allontanano dal loro servizio.

Mentre vi assicuro della mia preghiera, anch’io mi affido alla vostra, con l’augurio cordiale di ogni bene nel Signore per ciascuno di voi e per ognuna delle vostre comunità.

+ Giovanni Paolo Benotto, arcivescovo