300. IN CAMMINO – Preti martiri (2)

L’Omelia dell’Arcivescovo in questo giorno dedicato alla memoria dei martiri di Sant’Anna è stata semplice ed efficace almeno a giudicare dall’attenzione e dai commenti dei presenti.

Ha iniziato citando una poesia di Primo Levi… ha proseguito commentando l’articolo della Costituzione riferito alla guerra e ha concluso con il Vangelo del “perdono”.

Costituzione e Vangelo sono conosciutissimi. La poesia di Primo Levi… meno. La riporto per intero per aiutare la vostra riflessione. Non dimenticate oggi, a Messa o nell’intimità della vostra casa, di ricordare i poveri defunti dell’eccidio insieme col loro parroco, don Innocenzo Lazzeri.

Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

1299. IN CAMMINO – Preti martiri (1)

Iniziano oggi i giorni-ricordo degli eccidi compiuti dagli occupanti tedeschi in Versilia (Molina, Sant’Anna, Valdicastello) e in Lucchesia (Lucca-città, Farneta, Piana di Camaiore ecc.).

Questa mattina ho guidato la celebrazione in memoria di don Fiore Menguzzo e dei suoi famigliari (adulti e bambini) che furono sterminati a colpi di mitra e bruciati con i lanciafiamme.

Don Fiore è stato l’ultimo prete versiliese ad essere omaggiato con la medaglia d’oro al valor civile: pensavano che fosse fuggito e invece la documentazione storica ha confermato quello che alcuni sapevano con certezza e cioè che era stato strappato dalla canonica, torturato, ucciso e dato alle fiamme! Da qui l’attribuzione della medaglia…

Don Fiore era un uomo buono e forse è stato proprio questo suo modo di fare che l’ha condannato alla morte.

Oltre che sacerdote era infermiere e quindi, per fedeltà all’etica medica, curava chiunque si presentasse alla sua porta quindi anche i partigiani della montagna.

In più conosceva la lingua tedesca e quindi si adoperava per addolcire, per quanto possibile, il comportamento dei militari tedeschi.

Si trovò quindi a essere osteggiato sia dai partigiani – perché pensavano che fosse colluso con i tedeschi – sia dai tedeschi perché curava/medicava anche i partigiani, addirittura in canonica!

Alcuni parrocchiani lo difendevano… altri lo accusavano e così finì seviziato, ucciso e, per lunghi anni, dimenticato come si dimentica una persona cattiva. Invece don Fiore era un buono, forse troppo buono e proprio questo suo atteggiamento conciliante determinò la barbara uccisione e la condanna all’oblio.