A SERVIZIO DELLA NAZIONE

Primo parlamentare fortemarmino, ex sindaco della cittadina versiliese per dieci anni: Umberto Buratti ha maturato un’esperienza politica iniziata da giovane e approfondita nel tempo. Il rispetto per i valori fondanti della nostra Costituzione è alla base dello spirito che anima il suo lavoro.

Come ex ufficiale di complemento degli Alpini e barelliere volontario a Lourdes si è ugualmente messo al servizio dello Stato e del prossimo. È molto legato alla Versilia, dove è cresciuto assistendo ai cambiamenti del territorio.

di SILVIA CECCHI

“La politica non può essere solo partitismo. Dopo il confronto elettorale, una volta che è stato stabilito chi ha vinto e chi ha perso, dobbiamo lavorare tutti per la bandiera, portando avanti un confronto vero sui temi per il bene del Paese”. Con queste parole si è concluso il nostro incontro con l’onorevole Umberto Buratti, in forza al Partito Democratico, e da queste parole vogliamo iniziare a descrivere l’impegno del primo parlamentare fortemarmino, già sindaco della cittadina versiliese per due mandati, dal 2007 al 2017.

Il suo rapporto con il territorio, che va dal mare ai monti, ha radici profonde: la sua famiglia ha vissuto i noti eventi del passato che hanno interessato la zona e attraversato le trasformazioni della località, legata in origine all’attività estrattiva del marmo e al commercio marittimo fino all’affermazione turistica sempre più esclusiva. In questo contesto la formazione culturale di Buratti ha trovato ispirazione nell’area socialista. L’ingresso in Parlamento è arrivato dopo un lungo impegno in politica e dopo il decennale incarico di primo cittadino: “Un sindaco deve dare risposte concrete alle esigenze dei suoi abitanti, un parlamentare è chiamato a lavorare ai principi su cui si basano quegli stessi provvedimenti”, commenta Buratti. “Non tutti hanno alle spalle la pratica che ha necessariamente acquisito un amministratore, per questo io cerco di portare la mia visione e la mia esperienza nell’azione parlamentare”.

“Attraversiamo un momento particolarmente difficile nell’esercizio politico, perché siamo in presenza di una disaffezione fra gran parte della popolazione rispetto alle istituzioni democratiche”, dice l’onorevole. “Non dobbiamo dare per scontati i valori della nostra democrazia, come se fossero acquisiti per sempre. Occorre coltivarli e impegnarsi quotidianamente per recuperare la relazione con i cittadini. Come sancisce l’articolo 67 della Costituzione, ogni parlamentare rappresenta la Nazione, quindi dobbiamo ascoltare tutte le istanze e interpretarle nelle aule del Parlamento”.

Il periodo critico dovuto alla diffusione del Coronavirus, Covid-19, ha reso indispensabile ristabilire un’unità di intenti per superare il grave momento di difficoltà. “La speranza è che non si torni a una politica gridata, ma che ci sia confronto. È fondamentale mettere al centro la persona, senza distinzioni di sorta, perché siamo tutti fratelli, come stabilito dai principi fondamentali della nostra Carta Costituzionale. Nei miei interventi alla Camera, durante i quali ho fatto da relatore su determinati disegni di legge, ho fatto spesso riferimento all’enciclica del Papa, “Laudato si’”, che richiama al rispetto dell’umanità e dell’ambiente”.

Buratti fin da giovane si è interessato alla politica, iscrivendosi alla fine degli anni Settanta al PSI, con cui nel 1990 è stato eletto consigliere comunale a Forte dei Marmi. In seguito allo scioglimento del partito, ha aderito alla Federazione laburista di Valdo Spini, per poi confluire nei DS e quindi nel PD. A livello amministrativo ha rinnovato la sua esperienza di consigliere comunale nel 1997 e nel 2002 nell’ambito di liste civiche di area di centrosinistra. Per due mandati consecutivi è stato eletto sindaco sempre con liste civiche di centrosinistra: “Impegnarsi in politica vuol dire adoperarsi per il bene comune. L’ispirazione socialista con cui sono cresciuto per me significa cercare di essere vicino alle persone, aiutando soprattutto coloro che si trovano in maggiore difficoltà, e partecipare alla vita della comunità nel rispetto reciproco”.

In qualità di sindaco si è impegnato a dialogare con tutti. Ha incontrato spesso gli studenti delle scuole del territorio, ritenendoli il nostro futuro. Si è adoperato per affrontare le problematiche della cittadinanza non solo da un punto di vista burocratico e amministrativo, ma anche personale e umano. “Mi sono capitate tante situazioni difficili, dalla mancanza di lavoro alla perdita della casa fino alla necessità di provvedere a trattamenti sanitari obbligatori”, ricorda l’ex primo cittadino. “Ho sempre cercato di approfondire il contesto, di conoscere le singole circostanze. Anche nei casi in cui ho dovuto prendere provvedimenti d’autorità, non ho mai firmato un foglio girandomi dall’altra parte. Fare politica comporta dare pratica ai valori che ci animano. L’interlocutore che abbiamo davanti è un nostro fratello ed è necessario darsi da fare per essergli di aiuto proprio perché abbiamo l’autorità per farlo, tanto da sindaci quanto da parlamentari”.

Cinque anni fa una tempesta di vento straordinaria stravolgeva il territorio di Forte dei Marmi, radendo al suolo una quantità innumerevole di alberi, danneggiando gravemente abitazioni, impianti, mezzi. L’allora sindaco Buratti era sempre fra i suoi operatori, sul territorio: “In situazioni di emergenza non bisogna andare a cercare il sindaco. Il sindaco deve essere sul posto. Eravamo stremati, ma presenti. Sono stati giorni veramente duri per tutto il paese e per le squadre di soccorso. Ricordo che disponemmo di tenere aperte le cucine ventiquattr’ore su ventiquattro per dare un servizio di accoglienza adeguato ai vigili del fuoco al termine degli impegnativi turni di lavoro”.

L’esperienza maturata nel corpo degli Alpini si è rivelata utile tanto per affrontare situazioni d’emergenza quanto per prendere decisioni e gestire i collaboratori. “Le truppe da montagna dell’esercito italiano sono molto unite fra loro. Il comandante è sempre con i suoi commilitoni, davanti a loro, in prima linea. Questo rapporto di parità e di collaborazione contraddistingue il Corpo e ne costituisce la forza”. Il parlamentare da giovane ha svolto il servizio militare come ufficiale di complemento. Dopo cinque mesi alla scuola militare alpina di Aosta, è stato vicecomandante e poi comandante della Compagnia comando e servizi del battaglione logistico di manovra della caserma Huber a Bolzano.

“Da versiliese ho sempre frequentato e amato la montagna”, dice. “Le Apuane fanno parte della nostra storia economica e sociale. Sono state, inoltre, teatro di eventi tragici indimenticabili. Quando è arrivato il momento del servizio militare, ho chiesto di poterlo svolgere negli Alpini. È stata un’esperienza formativa importante. La montagna è scuola di vita. Come ufficiale di complemento ho avuto la responsabilità di gestire una compagnia di duecentocinquanta persone e delle relative attività”.

Umberto Buratti, classe 1960, è commercialista. Come lui stesso ha raccontato in un suo scritto, è nato in pieno boom economico, quando Forte dei Marmi è divenuta meta turistica prediletta da artisti, letterati, imprenditori e famiglie benestanti. A questi ospiti la maggior parte dei fortemarmini affittava le proprie case nel periodo estivo, trasferendosi in alloggi ricavati in ambienti talvolta davvero precari e certo più ristretti delle abitazioni lasciate ai così detti “signori”. Così faceva anche la sua famiglia, che per quei mesi utilizzava il retro del negozio di sartoria di Liliana Murzi, mamma di Umberto e di sua sorella Antonella, oggi alla soglia dei novant’anni.

Nel suo esercizio, in via Risorgimento, si sono formate generazioni di ragazze che, come si usava un tempo, andavano nelle botteghe per imparare un mestiere, come pure in prospettiva della gestione familiare. Oltre a essere maestra di taglio e cucito, Liliana era maestra d’asilo (faceva delle supplenze in paese), teneva corsi di apprendistato per l’Inapli (Istituto nazionale per l’addestramento e il perfezionamento dei lavoratori dell’industria) e svolgeva altre attività nel periodo estivo.

Figlia di un sottufficiale sommergibilista della Marina militare, Muzio Murzi, venuto ad abitare per lavoro nella zona del Forte con la moglie Adele (entrambi erano originari dell’isola d’Elba), Liliana ha sposato il fortemarmino Pietro Buratti, metalmeccanico, impiegato alla “Giorgini e Maggi”, dove si producevano laminati per la segagione del marmo. I Buratti avevano anche uno stabilimento balneare, il “Bagno Impero”, tuttora gestito da alcuni familiari.

Molto conosciuta e apprezzata in paese, è stata crocerossina, in particolare tenente del corpo delle infermiere volontarie della CRI, con cui ha partecipato a diverse missioni di soccorso, ed è stata dama dell’Unitalsi.

In pellegrinaggio a Lourdes con la mamma Liliana e alcuni amici di paese

Umberto è stato a Lourdes per la prima volta come barelliere all’età di sedici anni. Da bambino aveva rischiato per due volte di morire a causa di malattie fulminanti, avendo salva la vita. In famiglia era stato fatto un voto di ringraziamento, che è stato all’origine dei pellegrinaggi che poi ha continuato a effettuare sia con l’Unitalsi (a Forte dei Marmi era attiva una sezione) che con la parrocchia di Sant’Ermete. “Potevo essere io stesso uno dei malati che andava a Lourdes in carrozzina”, dice Buratti. “Il vero miracolo di Lourdes non sono le guarigioni straordinarie, ma la serenità che induce nel cuore. Ho dei bellissimi ricordi del servizio durante il viaggio sul treno dell’Unitalsi e presso il santuario a fianco di bambini e adulti, con cui si condividevano confidenze, sorrisi e speranze. Sono momenti formativi importanti. Si capisce quanto dolore esista e quanta cattiveria ci sia nell’indifferenza verso la sofferenza. Si impara ad apprezzare di più quello che ci è concesso di avere, rispetto a chi è meno fortunato”.

Fra i tanti amici di una vita, che l’onorevole ricorda anche nel suo scritto “Il mio Forte del 1970”, vogliamo qui citare il dottor Michele Aliboni, medico di famiglia e medico sportivo, molto amato da tutto il paese per la sua umanità e dedizione verso il prossimo. Buratti ha condiviso con lui l’interesse per la politica e altre attività. Gli è stato sempre vicino anche dopo che gli fu diagnosticata la SLA, malattia degenerativa che ha segnato gli ultimi tredici anni di vita del medico, scomparso nel 2009. Finché gli è stato possibile, Aliboni ha accolto l’invito dell’amico Umberto di recarsi a Lourdes, partecipando per qualche anno al pellegrinaggio parrocchiale, sotto la guida di don Piero.

Chierichetto, vestito da marinaretto, nella chiesa di S.Ermete durante una cerimonia

Il legame con la parrocchia di Sant’Ermete per l’onorevole ha radici lontane. Come molti altri suoi compagni, fin da bambino ha frequentato la chiesa con la famiglia, ha seguito il catechismo, ha giocato nel parco delle suore canossiane. In diversi erano chiamati a fare da chierichetto per aiutare il priore, don Janni Sabucco, nelle diverse funzioni religiose. “Don Janni riusciva a dare una lettura del messaggio cristiano negli accadimenti di ogni giorno, così da invitarci a tenere sempre ‘Il Vangelo in una mano e il giornale nell’altra’. Ha sempre desiderato trasmettere le sue conoscenze ai suoi fedeli, che dovevano sapere ed essere istruiti, per comprendere la verità storica e lo spessore dello stesso messaggio cristiano”, ha scritto Buratti in ricordo del priore all’indomani della notizia della sua morte, nel 2001.

“In diversi luoghi del Forte mi affiorano alla mente fatti, volti e persone […], mi capita di sorridere ripensando a quei momenti con la consapevolezza di vivere in una terra, tra il mare e le Apuane, che è tra le più belle che si possano trovare. Ho imparato che è un dovere rispettarla e mantenerla. E per questo ancora oggi lavoro”, conclude il parlamentare ne “Il mio Forte del 1970”.

Un commento su “A SERVIZIO DELLA NAZIONE”

  1. Abbiamo letto con piacere lo scritto di Silvia Cecchi che, con la giusta sobrietà, ripercorre la vita di Umberto Buratti, le sue aspirazioni, il suo modo di affrontare i fatti che accadono.
    Un Onorevole, legato, e non è un modo di dire, al suo paese.
    Vivaldo Tonini

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