AFFETTO E PAZIENZA

Don Piero 4Stavolta l’ho combinata proprio grossa per cui temo di “perdere punti” nella vostra considerazione ma ciò nonostante ritengo opportuno raccontarvi con dovizia di particolari quanto mi è accaduto rimettendo a voi stessi il giudizio di merito.

Ma andiamo con ordine…

Ancora una volta, e non è la prima nei miei ormai più di quarant’anni di servizio ministeriale, mi sono sentito dire da un baldo giovanotto con barbetta e occhialini da intellettuale, fresco genitore di un bel bebè, della sua intenzione di non battezzare il piccolo lasciando a lui, raggiunta l’età adulta, la scelta di battezzarsi o meno.

La mamma mi aveva avvisato che il figlio, un tempo assiduo al catechismo e chierichettino fervente, ormai da tempo aveva abbandonato la pratica religiosa dichiarandosi apertamente agnostico riguardo alle “faccende religiose”; mi chiedeva tuttavia di provare a parlargli e di fare il possibile per strappargli il consenso.

Avevo raccolto l’invito con titubanza perché non mi sento e di fatto non sono un “pretoriano” del Papa o un brillante “apologeta” delle virtù cristiane: sono un semplice prete, uno dei tanti, che cerca con impegno anche se con modesti risultati di far conoscere e amare Gesù. In più soffro d’ansia e quindi avverto un forte disagio psicologico quando mi trovo a dover rintuzzare le critiche nei confronti della fede cristiana e della chiesa: in cuor mio quindi speravo di non incontrarlo mai e di sfuggire il confronto.

Combinazione invece ha voluto che ci siamo incontrati proprio dopo pochi giorni. Esauriti i convenevoli,  sinceri, dall’una e dall’altra parte mi sono fatto coraggio e gli ho chiesto del piccolo. Il giovanotto ha capito subito che non essendo io il pediatra ma il prete non intendevo sincerarmi circa la salute del bambino quanto piuttosto saggiare il terreno circa la sua decisione in merito al battesimo.

È stato molto educato ma diretto, quasi brusco nella risposta:

  • Non se ne abbia a male ma non intendo battezzarlo. Lo farà da grande se lo vorrà. Io ormai ho cominciato a pensare col mio cervello e non ho più le certezze di un tempo: cerco d’essere una persona per bene senza arrovellarmi la mente circa l’esistenza di Dio e tutto il resto; a oggi questo mi è  sufficiente e può darsi che lo sia, domani, anche per il mio figliolo. Nel caso cambiassi idea verrò a dirglielo.

Mi sono subito ritirato in buon ordine senza obiettare ma con molta amarezza nel cuore: cosa aveva voluto dire con quel “ho cominciato a pensare col mio cervello”? Lo avevo forse plagiato, al catechismo, facendogli conoscere i dieci Comandamenti o la vita di Gesù di Nazareth? Forse che credere in Dio toglie qualcosa alla libertà personale o all’intelligenza? Cosa c’è di così falso, volgare e cattivo nell’insegnamento di Gesù sì da doverlo rigettare per principio? È vero che alcune affermazioni di Gesù apparentemente cozzano con la logica e possono essere immediatamente accolte solo per fede ma perché escluderle a priori senza uno studio accurato, senza una verifica scientifica, senza un confronto con persone più esperte! Perché pretendere hic et nunc di capire ciò che invece ha bisogno di tempo, di molto tempo per essere assorbito?

Mi sono tornate in mente certe pagine famose degli illuministi francesi che negano qualsiasi principio di autorità nello sviluppo del ragionamento personale ma soprattutto Kant che, sempre ragionando sull’illuminismo, invita a superare la “minorità” culturale propria di chi accetta senza ragionare, di chi è incapace di ragionare da solo: questo può andare anche bene anzi è senz’altro giusto ma perché, pur ragionando col proprio cervello, non confrontarsi col cervello cioè col ragionamento altrui?

Insomma un sacco di domande tutte senza risposta perché il mio interlocutore si era dileguato lasciandomi assai amareggiato soprattutto per non essere riuscito a spiccicar parola.

Non so esattamente cosa sia accaduto nella testa del giovanotto ma dopo non molto tempo, fattosi precedere da una telefonata, lui stesso mi si è presentato in chiesa chiedendo il Battesimo per il bimbo. Mi ha spiegato, con la stessa chiarezza espositiva dell’incontro precedente di aver cambiato idea per due motivi:

  • Intanto mi sono reso conto di avere ancora fede in Gesù. Riprendendo un paragone che lei fece al funerale di ….. la mia fede attuale corrisponde alla prima marcia di una vettura che procede molto lentamente ma procede: dubito di tante verità dogmatiche ma non posso dubitare dell’ esistenza del Gesù storico, del suo amore per i più infelici, della sua innocenza calpestata, del suo dolore offerto per gli addolorati di ogni tempo. Non lo so se, sempre per tornare all’esempio della vettura, dalla prima marcia passerò mai alla seconda, alla terza… ma non posso non riconoscere la bontà e la bellezza della parola di Gesù e desidero renderne edotto mio figlio. E poi… “

In silenzio, ascoltavo questo giovanotto che mi stava dando una vera e propria lezione di teologia “fondamentale”, come si dice nel gergo specifico della disciplina visto che anche la teologia è una scienza, incapace di interromperlo e anzi ammirato per la sua onestà intellettuale.

  • E poi devo dire che mi fido di lei, della sua persona, o per essere più preciso di lei in quanto prete. Mi rendo conto infatti che il self-service in questo campo non paga: quindi come mi rivolgo al dottore per avere un chiarimento su un particolare anatomico o su una patologia così devo rivolgermi a un sacerdote, possibilmente amico, se voglio avere un chiarimento sulla fede cristiana. Insomma mi metto nelle sue mani!

Dopo poche settimane il bambino venne battezzato con grande gioia di tutti, me compreso: ancora una volta sperimentavo quanto sia vero l’asserto teologico che assicura, da parte di Dio, il dono della “grazia” a chi si comporta rettamente.

Non potevo pensare diversamente: non era stata certo una mia vittoria visto che non avevo proferito verbo né prima né poi, quanto una vittoria dello Spirito santo.

Forse anche l’affetto e la pazienza potevano avere influito: certamente se non avessi mosso un primo passo dimostrando sincero affetto per il giovane e per il suo bimbo, se non avessi avuto l’umiltà di tacere quando mi ero sentito provocato da quella frase fuori luogo e la pazienza nell’aspettare una possibile risposta positiva probabilmente il miracolo non sarebbe avvenuto…

Però, di fatto, chi aveva toccato il cuore del giovanotto non poteva essere stato che il Signore stesso.

Mi è venuto da pensare a papa Francesco per il quale l’affetto e la pazienza dovrebbero essere le caratteristiche fondamentali dei sacerdoti, dei genitori, degli insegnanti e degli educatori in genere insieme con l’umile apertura alla volontà di Dio anche quando questa si presenta in maniera difforme rispetto alla nostra volontà e ai nostri desideri seppure legittimi.

Però, nello stesso tempo mi è tornato alla memoria un episodio che non mi ha fatto certo onore e al quale alludevo all’inizio del presente articolo.

Non so cosa mi sia capitato, se ero stanco o nervoso ma è un fatto che invece di fermarmi come di consueto all’abitazione del signor …. nell’occasione della benedizione pasquale, ho tirato a diritto esprimendo al contempo, rivolto al mio accompagnatore, un giudizio poco lusinghiero sulla sua persona:

  • È inutile fermarci … si perde tempo e basta. Sta sempre a fare gli stessi discorsi da anticlericale vecchio stampo e pretende anche di avere ragione; cosa ci vado a fare. Oggi proprio non lo richiedo!

Il mio accompagnatore non ha replicato ma conoscendomi bene è rimasto alquanto sorpreso dalla mia impazienza e soprattutto della mia esternazione tanto che mi ha costretto a inventare una scusa del tipo “ci passerò più tardi, dopo Pasqua” ma non credo che l’abbia bevuta.

Avevo rimosso l’accaduto ma ecco che dopo un po’ di tempo mi son risuonate nella mente le parole che la mamma, anziana, mi diceva a proposito del figlio quando andavo a portarle la Comunione a casa:

  • È un ragazzo bravo. Purtroppo da quando ha cominciato a frequentare l’ambiente di lavoro ha rimosso l’interesse per la fede ma le assicuro che ha il cuore buono. Sapesse come è caro anche con me che sono vecchia. Non faccia caso se dice qualche “scerpellone”; porti pazienza e vedrà che pian piano anche lui tornerà all’ovile. Non me lo abbandoni! Me lo promette?
  • Certo che glielo prometto! Stia tranquilla, non me ne dimenticherò!

E invece non solo me ne ero dimenticato ma avevo volutamente e quindi colpevolmente omesso di fermarmi a casa sua: è vero che la benedizione l’avrebbe rifiutata ancora una volta ma forse un saluto affettuoso gli avrebbe fatto piacere.

La storia è finita? Nemmeno per sogno. Infatti poco dopo ho incontrato il signor …, in piazza.

  • Non ci siamo visti quest’anno per Pasqua e sì che sono sempre stato a casa con la broncopolmonite. Volevo darti 20 euro per una Messa in suffragio per la mamma. Possiamo fare qui per strada o devo venire in chiesa?

Non è possibile mi sono detto! Non vuole la benedizione e ora mi chiede una Messa in suffragio della mamma: dal nervoso l’avrei preso per il collo! Poi ho lasciato decantare l’agitazione e mi sono calmato pensando che lo Spirito santo aveva voluto farmi una sorpresa per farmi capire l’importanza dell’affetto e della pazienza.

Don Piero

 

 

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