1104. IN CAMMINO – Giornata missionaria (1)

Al mattino è venuto a trovarci e a celebrare Padre Damiano un giovane sacerdote al quale sono molto legato dai tempi nei quali è sbocciata la sua vocazione al sacerdozio.

Svolge il suo servizio pastorale in Libano in un ambiente difficilissimo soprattutto in questo momento di forte tensione fra libanesi, profughi arabi, militanti di Hamas e israeliani.

A suo dire il problema potrebbe essere facilmente risolto con il Vangelo e precisamente con il “perdono” di cui parla Gesù. Purtroppo invece anche soltanto la parola “perdono” dà fastidio e quindi si preferisce fare ricorso alla violenza e alla vendetta da una parte e dall’altra.

Il compito del sacerdote in quel complicato contesto è quello di favorire l’incontro e il dialogo a costo di crearsi nemici da una parte e dall’altra.

Lui ci riesce offrendo a tutti, insieme con gli aiuti umanitari (di cui vi scriverò subito dopo), una bella testimonianza di amore.

Quanto agli aiuti umanitari la sua parrocchia offre un (modesto) pasto giornaliero a qualche centinaio di persone, un’aula per studiare ai ragazzi impossibilitati a frequentare peché la scuola non c’è più e una stanza adibita a dispensario di medicine.

Tutti vi possono accedere – cristiani e musulmani, libanesi e profughi –  tutti possono collaborare: non ci sono animosità o differenze perché essendo tutti “poveri” si sentono fratelli al di là delle differenze di etnia, nazionalità e religione.

Davvero bravo il nostro Damiano! Vediamo di non abbandonarlo al suo destino ma di continuare a proteggerlo con la nostra preghiera e col nostro aiuto.

1103. IN CAMMINO – Tempi (belli) passati

Mi è pervenuta questa bella prosa di REINER M. RILKE (1875 – 1926) che mi piace condividere con voi.

Rammenta tempi passati, tempi bellissimi in cui il Forte era ancora una comunità paesana con tutti i pregi delle piccole comunità

“Sulla spiaggia del Forte non si fanno banchetti o si canta o si danza o si racconta, ma si fa festa lo stesso, lieti della coscienza della propria forza sopita o di sognante desiderio.

E un po’ di questo atteggiamento spontaneo è rimasto vivo nel popolo, come si poteva osservare domenica scorsa.

Dal buio della settimana, madri, vecchi, bambini espongono al sole la loro vita con le sue piccole gioie e speranze (…) quasi la portassero in un tempio.

Siedono davanti agli usci con seggiole, seggioline e panche, secondo l’età ed il carattere, silenziosi o ciarleri, pensoso e curiosi; e della loro serenità rivestono le facciate insignificanti delle loro povere case.

Qui anche il mare concorre ad educare questa contenuta allegria.

La gente, uomini, donne, fanciulle, ignorano fino a che punto siano discepoli e figli del mare, quanto siano intimamente legati allo splendore, alla collera, all’ immensità di esso.

Bella, vero?