1286. IN CAMMINO – Amabile rimprovero

I miei collaboratori&famigliari mi hanno mosso (a tono sommesso… fa anche rima) un amabile rimprovero perché con la mia intraprendenza (poco accorta) a favore dei poveri/ammalati/scrocconi/incapaci/pazzi furiosi ecc. mi metto e li metto in difficoltà!

Riconosco tutto questo è vero…

Purtroppo è uno dei miei tanti limiti: avverto un immediato senso di compassione per chi è in apparente difficoltà al punto che non riesco a discernere fra chi è davvero in difficoltà e chi invece lo fa di mestiere.

Questo mio modo di fare complica la vita oltre che a me anche ai miei collaboratori costretti a fare quando da assistenti sociali, quando da avvocati, quando da geometri, quando da procacciatori di impieghi ecc. ecc.

Spesso le dichiarazioni di chi si presenta per chiedere aiuto, anche dichiarazioni giurate, sono false e talvolta ingannevoli per cui nascono contrattempi serissimi.

Il giudice XYZ e l’avvocato XYZ, miei fidati collaboratori, stanno diventando matti per aiutare un giovane nigeriano in una pratica con l’INPS….

Il giovanotto infatti un giorno ha detto che è sposato con figli, il giorno dopo che è celibe e senza figli, il terzo giorno che è convivente, il quarto convivente con figli, il quinto che ha un figlio ma non è convivente, il sesto che la persona segnata nel suo stato di famiglia come convivente è un’ospite di passaggio, anzi no… è la padrona di casa ecc. Insomma non ci si capisce più niente. 

Stanno perdendo un sacco di tempo per colpa mia! In più sono diventati antipatici anche agli impiegati dell’INPS …

Spero di poter arrivare in fondo a questa pratica e poi – lo prometto – vedrò d’essere più accorto.

1285. IN CAMMINO – Prediche

Forte di una esperienza pluriennale “in cattedra” mi sono facilmente reso conto che la mia breve predica di Domenica scorsa aveva colto nel segno: l’attenzione dei presenti era impressionante… tutti a guardarmi, ad ascoltarmi, a pesare una per una le mie parole.

La terza “letterina” dell’Apocalisse di San Giovanni – quella indirizzata alla comunità di Pergamo, “dimora di Satana” (Apocalisse 2,13) – mi ha costretto a dire una parola sull’argomento e in particolare a far notare che spesso una banale superstizione può sfociare nel satanismo con conseguenze nefaste per se stessi e per i propri famigliari.

Ho cercato di parlare nel modo più soft possibile ma non potevo certamente sfuggire il tema… delicatissimo e proprio per questo sfuggito dalla predicazione corrente.

Alcuni hanno reagito con sufficienza – anche fra i sacerdoti ce ne sono che non credono né al demonio né all’inferno nonostante se ne parli diffusamente nel Vangelo – ma la maggior parte degli ascoltatori si sono sentiti colti nel vivo e sono corsi a confessarsi.

Io stesso, giovane studente di teologia, ridevo come un matto ad ascoltare le esperienze dell’esorcista diocesano, don Falaschi, sacerdote coltissimo e di grande fede, quando ci raccontava delle sue pressoché quotidiane “lotte” col demonio che portava scompiglio nelle famiglie, fomentava le liti, distruggeva vincoli di sangue… e poi le guerre, la droga ecc.

Quando poi, nominato parroco, mi trovai a vivere una situazione satanica orribile fui costretto a ricredermi: “Pierino – mi apostrofò l’esorcista predetto – adesso non  ridi più? “.

Ero terrorizzato… la voglia di sorridere mi era passata di colpo. Ero pentitissimo della superficialità con la quale mi ero avvicinato all’argomento.

“E va bene – mi disse – questa esperienza ti sia di insegnamento! Dillo ai tuoi fedeli che non bisogna aver paura del demonio ma nemmeno provocarlo con i soliti sorrisetti ironici”.

Questo è il motivo per il quale non sfuggo un argomento tanti delicato. Mi sembrerebbe di tradire la vostra fiducia.

 

1284. IN CAMMINO – In memoria di Michele Castellano

Sto per recarmi in chiesa per il funerale di Michele Castellano, capitano di fregata della Marina Militare Italiana.

Confesso d’essere assai teso perché Michele era un amico carissimo oltre che assiduo frequentatore della nostra Comunità parrocchiale e della nostra chiesa.

Non so cosa riuscirò a dire nella consueta riflessione prevista dal Rito funebre temendo d’essere travolto dall’emozione… Purtroppo ho dei limiti fin troppo evidenti e fra i tanti quello di affezionarmi ai miei parrocchiani quasi fossero miei consanguinei.

C’è un motivo. Infatti:

Venuto al Forte come parroco ho avuto modo di leggere negli archivi della parrocchia i gesti eroici dei marinai e degli ufficiali imbarcati sulla corazzata Roma e su altre navi da guerra…

Sono stato onorato dell’amicizia e della stima di ufficiali della Marina Militare, (primo fra tutti la medaglia d’oro Emilio Barberi) e della mercantile… (l’ultimo che ho suffragato il comandande Foffa)…

Ho avuto in dono dall’associazione marinai il quadro di Santa Barbara (che hanno provveduto anche al restauro della reliquia della Santa)…

Ogni anno orniamo con fiori la lapide presente in chiesa a ricordo dei caduti in mare (militari e civili)…

Insomma, mi sento in famiglia e come tale sono considerato e amato.