Racconta Gesù nella parabola del “babbo buono” che uno dei figli, insensibile alle lacrime dei genitori, se ne uscì di casa sbattendo la porta. Vi spiegavo che così facendo era stato proprio cattivo! (i peccati sono cattiverie). Con tutti soldi che aveva in tasca fece presto a farsi amici. Tutti i giorni faceva festa. Ma poi i soldi finirono. Gli amici sparirono e lui si trovò solo. Per mangiare fu costretto a lavorare. L’unico lavoro che trovò fu quello di custode di maiali. Stava tutto il giorno in mezzo a quelle bestie, era sporco e lacero, e mangiava le stesse bacche degli animali. A quel punto gli tornò in mente suo padre e capì che aveva sbagliato e di molto a lasciare la casa. Gli venne da piangere ma non tanto per la sua triste condizione di poveraccio quanto per il dolore che aveva dato ai suoi familiari. In altre parole si pentì di quello che aveva fatto. Questo vale anche per noi. Per confessarci per bene non è sufficiente conoscere quali cattiverie (peccati) abbiamo fatto ma anche avvertirne dispiacere. In molti casi si avverte immediatamente il senso di colpa e il relativo dispiacere. In altri casi c’è bisogno di ragionarci sopra: questo ragionamento si chiama “esame di coscienza”.
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Catechismo prima confessione 14 lezione
Dopo aver fatto soffrire i suoi cari (primo peccato) e aver sciupato stupidamente tutti i soldi (secondo peccato) il nostro giovanotto si ritrovò a badare ai maiali. Solo, sporco, affamato. Capì d’aver sbagliato (senso di colpa) e pianse (pentimento). A quel punto decise di ritornare sui suoi passi (conversione) e di andare a inginocchiarsi davanti a suo padre, a raccontagli tutte le sciocchezze che aveva fatto (confessione) e a chiedergli perdono. Il papà, dice sempre Gesù nella parabola, da quando se ne era andato di casa stava tutte le mattine sul terrazzo ad aspettare che tornasse. Lo amava ed era dispiaciuto che se ne fosse andato. Così, quando una bella mattina se lo trovò davanti, inginocchiato, davanti al cancello non riuscì a trattenersi. Aprì il cancello e prima ancora che il figlio cominciasse il discorso lo abbracciò forte e lo invitò a rientrare. Lo aveva PERDONATO! Poi gli fece fare un bel bagno lo fece rivestire con l’abito bianco e gli mise l’anello di famiglia al dito a indicare che era tornato in figlio a tutti gli effetti. A questo punto dovresti aver capito quali sono i tre momenti importanti della Confessione 1) riconoscere i nostri peccati, 2) avvertire dispiacere, 3) rientrare in famiglia, nella famiglia di Gesù. C’è però ancora un dettaglio importante da spiegare. Dovrò quindi raccontarti un’altra parabola di Gesù…
Catechismo prima confessione 15 lezione
Vi spiegavo che, per ricevere il perdono del Signore, dobbiamo avvertire dispiacere per le cattiverie commesse. In genere usiamo parole nostre per esprimere questo dispiacere. I piccoli sono soliti recitare una preghiera detta Atto di dolore.
Ma c’è un altro dettaglio che devi avere chiaro. Provo a spiegartelo ricorrendo a un’altra parabola di Gesù. Dice il Vangelo che un giorno Gesù incontrò sulla sua strada un certo Zaccheo. Era un piccoletto, ricchissimo, che non aveva riguardi per nessuno e per questo era odiato. I soldi li aveva fatti rubando. Riscuoteva le tasse per conto dell’Imperatore di Roma e quindi gli era facile mettere da parte tanti soldi anche per se stesso. Dunque ti dicevo che Gesù lo incontrò e andò a mangiare a casa sua. I presenti ci rimasero male lì per lì ma poi capirono perché Gesù era andato a pranzo… Infatti, finito il pranzo, Zaccheo aprì le porte di casa e disse ai presenti: “Amici, Gesù mi ha fatto capire che sono stato cattivo con voi rubandovi i soldi. Mi sono pentito e per penitenza vi restituirò il doppio di quanto vi ho rubato”. Immaginatevi gli applausi per Gesù e per Zaccheo!
Ecco l’ultimo particolare della Confessione: dopo che avrai detto i tuoi peccatacci, dopo che avrai dimostrato pentimento recitando l’atto di dolore il prete, nel nome di Gesù, ti perdonerà e di darà una PENITENZA (dire una preghiera, accendere una candela o qualcosa di simile…). Capito?