1236. IN CAMMINO – Carlotta

Stanotte è morta la mia canina Carlotta. Un’intensa emorragia se l’è portata via in un attimo. Era la figlia di Bubi, compagna di scorribande della Lola che adesso si è chiusa nel dolore per la perdita della amica. Si dice che i cani non hanno intelligenza… sarà ma la mia Lola l’ha capito immediatamente che la povera Carlotta era morta!

L’avevo avuta, cucciolotta di pochi mesi, in quanto padrone del cane -papà Bubi. La mamma, Mirella, aveva  partorito quattro cuccioli e uno spettava a me.

Al momento di portarmela a casa, nonostante fosse di pochi mesi, si mise a ringhiare: fin da piccolissima, al contrario di tutti i cani, non amava le coccole. Poi, pian piano, alla scuola di Bibi aveva smussato il suo carattere forte pur mantenendo questo suo modo di relazionarsi con gli umani.

Con gli animali, perfino con i gatti, invece era molto socievole addirittura remissiva. Ricordo che un giorno si era avvicinata a Vaduz, un bel gattone nero, scodinzolando festosa per fare amicizia. Il gatto, come sono soliti fare i gatti, l’aveva colpita con le zampette davanti (pur senza farle male) e lei si era ritirata in buon ordine, delusa ma non arrabbiata!

L’avevo regalata alla Flavia e a Lorenzo anche se praticamente stava sempre in canonica. Devo dire che era diventata una brava padroncina di casa. Un po’ dispettosa ma senza eccessi. Amava molto le passeggiate…  in macchina e cercava anche di impratichirsi mettendosi al volante!

Quando Bubi, il papà, è invecchiato gli faceva molta compagnia. A modo suo, naturalmente: una volta ad esempio lo scaraventò di sotto al letto perché non voleva alzarsi; un’altra volta lo morsicò (delicatamente) ai garretti per farlo muovere ecc.

Poi è toccato a lei invecchiare: ha perduto l’udito e la vista non l’olfatto. Quindi quanto ai cri-cri andava a colpo sicuro per il resto era in tutto dipendente dalla Flavia. Quanti pianti disperati quando la sua padrona doveva uscire… era inconsolabile! Lorenzo cercava invano di consolarla ma non ci riusciva!

Stamani, ritirando la salma e deponendola nella piccola fossa abbiamo pianto tutti e tre. La Lola no. Si è chiusa nel dolore. Da sola.

1235. IN CAMMINO – S.Ecc. Mons. Saverio Cannistrà

L’avevo già incontrato nel suo convento di San Torpè in Pisa con l’abito monastico, con i sandali ai piedi nudi e l’ho rivisto ieri con i paramenti propri della sua nuova carica: abito paonazzo, fascia al fianchi, anello ecc.

I monaci, quando assumono altri incarichi ecclesiastici, devono rinunciare anche alle visti del proprio ordine: per loro è un notevole sacrificio lasciare il ,modesto saio per la pomposa veste clericale ma è così…

Alcuni vescovi (soprattutto i francescani) chiedono di mantenere il loro abito e le loro usanze, chiedono di poter restare ad abitare nel convento/monastero ma ci vuole un permesso speciale!

Non so cosa farà Mons. Saverio (da oggi va chiamato così) e cioè se resterà in convento oppure abiterà il palazzo arcivescovile. Per quel pochissimo che l’ho conosciuto sarà costretto ad abitare nel palazzo ma il suo cuore resterà nel suo conventino pisano dove è sbocciata la sua vocazione.

Venuto a Pisa per gli studi universitari, allievo della Normale, portò a termine gli studi sotto la guida del prof. Contini poi iniziò a lavorare presso la casa editrice Einaudi. Era un giovanotto come tanti altri, dotato di una forte spiritualità ma non più vicino alla chiesa di tanti altri. Poi sbocciò questo desiderio di aprirsi a Dio e così iniziò un cammino di discernimento che culminò con l’abbandono della professione e della carriera universitaria per entrare, umile studente, nel convento pisano…

Adesso è il nostro Vescovo e gli dobbiamo amore e collaborazione. Ieri sono stato io per primo, a nome di tutti in confratelli, ad abbracciarlo e a promettergli collaborazione. Che il Signore lo guidi in questo delicato servizio.

Per le foto dovrete aspettare la rivista d’estate.