889. IN CAMMINO – Gesù, “maestro”

Per la mia seconda omelia sul Natale ho preso spunto da una icona donata alla nostra chiesa da un fedele “ortodosso”. Si tratta di un’opera di tutto rispetto, dai colori brillanti e con tanto di intitolazione in cirillico: Nascita di Gesù Cristo.

L’icona, disposta a lato del presbiterio, non aveva destato l’attenzione dei presenti. Dopo la mia spiegazione invece c’è stato un grande interesse soprattutto per i particolari al punto che ho dovuto porre al fianco una lente di ingrandimento per facilitarne la lettura.

Qual è il particolare che desta l’attenzione?

Il “bambinello” che, secondo la tradizione orientale, è dipinto con barba, baffi e ciglia foltissime!

E perché?

Perché nella predetta tradizione il piccolo Gesù è già “maestro” (RABBI), intento a offrire il suo insegnamento  a coloro che con disponibilità interiore e con amore lo vanno cercando. Fra questi i “pastori” e i “magi” che affrontano, i primi il buio della notte e i secondi un lungo difficile cammino, per poterlo incontrare.

Se dunque nell’iconografia occidentale il bambino Gesù con la sua povertà (il freddo, la capanna, gli animali) invita alla tenerezza in quella orientale reclama ascolto e fede profonda.

E infatti gli occhietti di Gesù (insieme a quelli dell’asinello) ci scrutano per carpire i nostri intimi sentimenti!

Nella foto – ingrandita – potete anche voi osservare il particolare davvero interessante e soprattutto utile per la nostra crescita spirituale.

888. IN CAMMINO – adorazione/contemplazione

Mi è parso di capire (sempre a causa delle polemiche ecc. ecc.) che non tutti conoscono il significato della “contemplazione” eucaristica detta più precisamente “adorazione” eucaristica.

Anche se ne ho parlato diffusamente nella riflessione della notte del Natale vorrei tornare brevemente sull’argomento a vantaggio dei lettori della nota giornaliera.

Prendo spunto anche per questa breve nota dalla copertina della rivista parrocchiale che presenta il Natale di Gesù nell’interpretazione pittorica di Giotto (nella cappella padovana degli Scrovegni).

Si vede Maria che volge uno sguardo amorevole al piccolo Gesù. E lo stesso sguardo c’è pure da parte del Bambinello: uno sguardo fisso, verso il volto della mamma.

Gli psicologi spiegano che questo modo di guardare è un vero e proprio  linguaggio: privo di parole ma ricco di sentimento! È una contemplazione amorosa che lega i due personaggi fondendoli in un’unica realtà “mistica.”

Reale e spirituale sono termini antitetici eppure in alcuni casi, come nel caso in questione, riescono a fondersi per dare vita a una “realtà mistica” in cui – per intenderci senza troppi ragionamenti – gli occhi fanno battere il cuore.

Tutto questo avviene nella contemplazione eucaristica quando, volgendo gli occhi al Ss.mo Sacramento (l’Ostia consacrata esposta sull’altare) il cuore batte d’amore per Gesù.

La preghiera di “contemplazione” è detta anche la preghiera dei “piccoli” in senso evangelico: coloro che non riescono a formulare parole/preghiere possono ugualmente adorare il Signore contemplando l’Eucarestia o (se a casa, seduti in poltrona, dopo una lunga giornata di lavoro), il Crocifisso.

È una forma tipica cristiana che ha pure un’efficacia terapeutica perché favorisce l’allentamento delle tensioni interiori, dei sensi di colpa, della paura del vivere.

Adesso fermatevi un attimo a contemplare i due personaggi, Maria e il Bambino. Se avvertirete un’emozione profonda, fino a lacrimare, non vi preoccupate. Capita spesso a chi ha il cuore buono, come voi, cari lettori.

887. IN CAMMINO – nèmesi…

Mi hanno chiesto, in molti, di pubblicare le mie riflessioni natalizie… lo farò nei prossimi giorni perché oggi vorrei scrivere qualcosa a proposito delle assurde polemiche che mi hanno investito proprio alla vigilia del Natale.

Però invece di togliermi qualche sassolino dalle scarpe desidero “battermi il petto” ripensando a un episodio di tanti anni or sono.

Premetto che ero giovane. Ero già sacerdote ma ero giovane quindi poco assennato per la responsabilità che l’ordinazione sacerdotale mi aveva conferito. Ero a Lourdes. I microfoni presenti sulla piazza del Santuario ogni mezz’ora trasmettevano un appello: ” Non vi fate ingannare dai questuanti presenti nel parco del santuario. Si stanno approfittando della vostra benevolenza”. Rimasi scandalizzato dal messaggio e feci le mie rimostranze a chi di dovere, in quel caso un responsabile laico dell’ordine pubblico, che in pochi attimi smontò la mia sicumèra semplicemente lasciandomi per una mezz’ora davanti allo schermo collegato con le telecamere di piazza…

Quello che mi appariva sotto gli occhi era davvero riprovevole: capannelli di questuanti di mestiere che bloccavano i malcapitati pellegrini e non li mollavano finché non avessero pagato il “tributo”…

Qui al Forte è successo qualcosa di simile. Avrei potuto mettere in rete i video delle telecamere della chiesa ma non l’ho fatto per evitare giudizi troppo severi da parte dei cittadini nei confronti dei predetti questuanti. Sono stato in silenzio beccandomi anche del “mancato gendarme” ma proprio i poveri, quelli veri, mi hanno salvato dalle critiche ingiuste.

Infatti proprio mentre un giornalista all’esterno della canonica mi stava intervistando è arrivato un (vero) povero… Quello che è successo dopo non lo scrivo ma anche il giornalista è rimasto molto toccato e ha cambiato subito  tono nei miei confronti.  Ovviamente gli ho chiesto di non filmare la scena perché i poveri hanno la loro dignità.

Qui di seguito alcuni particolari dell’intervista trasmessa dalla TV.