777. IN CAMMINO – per i deboli … pietà!

Giorni indetro, anche se non ricordo se era Domenica oppure un giorno feriale (ricordo soltanto che eravamo in molti in chiesa) ho inviatato i presenti a cantare in coro l’inno eucaristico tradizionale “Inni e Canti”.

Sono un po’ all’antica e quindi ogni tanto mi piace riprendere certi canti sia in italiano che in  latino. Lo faccio sia per motivi di devozione  che di cultura perché mandare al macero un patrimonio secolare di canti mi sembra ingiusto.

Non sono rimasto per niente sorpreso nello scoprire che la maggior parte dei presenti restavano muti…

Pochissimi conoscevano il canto in questione e quelli che lo conoscevano e lo cantavano erano per lo più anziani.

Unica eccezione, un “giovanissimo” (liceale) che cantava a squarciagola, gesticolando in un modo per me incomprensibile.

Teoricamente, essendo il giovanotto un frutto della liturgia post-conciliare, era un’assurdità però la realtà mi smentiva.

Ne ho chiesto conto e con mia grande sorpresa ho scoperto che è un canto conosciutissimo dalla tifoseria calcistica : lo cantano, a scherno, ai tifosi delle squadre avversarie per evidenziare la loro inferiorità (… fate pietà, non vincerete mai!)

Incredibile! L’antico canto liturgico, patrimonio di generazioni di devoti, è divenuto un canto da stadio.

776. IN CAMMINO – concerto corale

I coristi “ceki” (della repubblica Ceka) sono stati molto bravi. Mi avevano contattato in primavera attraverso il Console di Firenze (la sig.ra Dami, nostra amica da sempre…) e, previo il consenso delle Canossiane, siamo riusciti a portare a termine l’operazione.

Il programma comprendeva alcuni brani appartenenti alla tradizione corale italiana e altri a quella “ceka” con alcuni brani spiritual e altri a me sconosciuti ma gradevoli per l’armonizzazione delle voci.

I presenti hanno gradito il concerto e pure io soprattutto per i brani che non conoscevo: certe occasioni servono anche per accrescere il nostro bagaglio culturale!

Alla fine hanno voluto omaggiare i presenti con dei CD e altri gadget molto simpatici (e graditi soprattutto dagli uomini…)

Anche noi siamo astati all’altezza della situazione, come si suol dire.

Infatti gli ho fatto dono di un originale in bianco e nero del 1979 di un famoso pittore toscano – un’opera davvero importante – raffigurante il nostro Patrono con alcuni scorci dei luoghi più conosciuti del Forte: il Fortino, il pontile, la chiesa parrocchiale, la piazza, il quarto platano ecc.

La serata si è conclusa con un rinfresco curato da Lorenzo che ha lasciato i coristi molto soddisfatti.

Concludo con un sentito ringraziamento alle Suore che ci hanno accolto, alla Amministrazione presente con il vice sindaco e l’assessore alla cultura, alla Filarmonica di paese che ci ha concesso gratuitamente i fari, a Lorenzo e alla Flavia per l’organizzazione del rinfresco e a tutti coloro che hanno partecipato manifestando simpatia ai nostri ospiti.

Lunedì 17, alla stessa ora e nello stesso parco delle Suore sarà con noi il carissimo Franco Falorni che ci presenterà la Fondazione Casa Card. Pietro Maffi: vi anticipo che sarà un incontro speciale al quale tutti dovremo collaborare… ma di questo vi dirò al momento per lasciare un po’ di suspence.

 

775. IN CAMMINO – Un protagonista inatteso

La Domenica è trascorsa senza troppi problemi se non il febbrone che ha colpito don Edoardo costringendo lui stesso a letto e noi (io e Yudas) agli straordinari.

Per fortuna i fedeli sono molto comprensivi e non hanno fatto storie per i ritardi e i cambiamenti di programma conseguenti. Devo dire che essere parroco al Forte, almeno per certi versi, è di grande soddisfazione perché si ha a che fare con persone molto comprensive.

Oggi don Edo sta meglio e spero che Domenica possa tornare a celebrare sia in chiesa che a Roma Imperiale. Fin d’ora un caloroso augurio da parte di tutti noi.

Ma, voi direte, chi è questo inatteso personaggio che ha fatto da protagonista in questa assolata Domenica di Luglio?

È stato un piccolo riccio che, raccolto per strada da alcuni giovani turisti, è stato amorevolmente collocato in una scatola di cartone dalle Suore Canossiane e successivamente preso in carico dalla cara S. notoriamente amica degli animali.

Il riccio sembrava in fin di vita: stentava a muoversi e alternava momenti di sopore ad altri di apparente distacco dalle amorevoli cure prestate dalla predetta signora S. e da altre persone care raccolte al suo capezzale, pardon alla sua scatola da scarpe.

Era tutta una finta!

Il riccetto ha dimostrato d’essere un attore nato: infatti non appena è stato deposto sull’argine del “fiumetto” che scorre a lato della chiesa di Roma Imperiale ha aperto un occhietto e si è dato a una fuga precipitosa…

Birichino!