276. IN CAMMINO – dispiacere

La mattinata non è iniziata bene perché sono stato chiamato a dirimere un contrasto fra due professionisti – entrambi da me conosciuti e stimati – che per ragioni di lavoro hanno avuto un duro scontro… a parole, per fortuna.

Ho fatto la mia parte ascoltando, come si suole dire, “le due campane” ma al momento non sono riuscito a indurli a mettersi al tavolo e ragionare con calma.

Spero che, nei prossimi giorni, le acque si calmino e possa avere un nuovo spazio per provare a farli ragionare e a favorire il dialogo.

Confesso che ho iniziato la lezione di catechismo al mare in preda all’agitazione perché certi episodi mi coinvolgono emotivamente. Per di più non ho fatto in tempo a cambiarmi e quindi sono andato allo stabilimento vestito di nero con tanto di “collare”… al punto che i bagnanti, vedendomi, si segnavano! Chissà cosa avranno pensato. Ma pazienza!

Anche nei giorni passati avevo mediato in una situazione analoga. Speravo che con il mio intervento pacificatore si fosse chiuso uno spiacevole contrattempo… invece, con mio grande dispiacere, mi accorgo che non è così.

I contrattempi purtroppo possono capitare. A causa dell’epidemia, anche se inconsapevolmente, siamo diventati tutti più nervosi e tendiamo a esagerare. Perchè allora non darci una calmata e provare a smussare le angolosità?

Se non altro per rispetto nei mie confronti. Non vi pare?

 

275. IN CAMMINO – A rapporto…

Giunti alla fine dell’anno pastorale è il momento della verifica del lavoro svolto e della programmazione per l’anno che verrà.

Così questa mattina dalle 9.00 alle 13.00 sono stato impegnato con l’Arcivescovo per ragionare sull’anno trascorso e accennare a qualcosa per l’anno a venire.

Quanto al passato non c’è stato molto da dire nel senso che più che tenere le chiese aperte e assicurare un minimo di servizio pastorale ai fedeli non abbiamo potuto fare altro. Il catechismo lo abbiamo portato in fondo ma con molta fatica e in mezzo a mille disagi. Le famiglie bisognose non sono state abbandonate come pure gli ammalati. Quanto al resto non siamo riusciti a fare più di tanto.

Se però dal punto di vista dell’efficenza operativa siamo stati deficitari abbiamo senz’altro guadagnato da quello della preghiera e dei sacramenti: confessioni, comunioni, benedizioni ecc. non sono certo mancate anzi abbiamo avuto un deciso incremento. Quanto scrivo ovviamente non riguarda solo la nostra parrocchia o la Versilia ma l’intera Diocesi.

Per l’anno a venire… stiamo pensando a come riprendere le fila della pastorale parrocchiale ma soprattutto vicariale. Abbiamo, purtroppo, ben 75 parrocchie prive di parroco. Così i sacerdoti sono costretti a gestire da un minimo di due fino a sette/otto parrocche e questo comporta un sacco di problemi… di tutti i tipi: amministrativi, di bilancio fino a quelli più scontati riguardanti la gestione degli edifici che non possono essere abbandonati.

C’è bisogno quindi di laici, uomini e donne, disposti ad animare le comunità né più né meno come avviene nei paesi di missione.

Ma i laici stentano a “prendere servizio” perché non si tratta di questioni di poco conto. Però, come giustamente diceva l’Arcivescovo, non è possibile che il Signore abbandoni la sua Chiesa e quindi… “forza e avanti”: lavorare nella vigna del Signore ci mantiene giovani.