Corona virus 12

Un pochino più breve stamani perché sto aspettando le ceneri della Daniela per la benedizione. Quando, in questi giorni sentirete la campana “grossa”, dite una preghiera anche voi perché vuol dire che sto benedicendo un/una fratello/sorella, morto/a.

Ieri sera, ho suonato le campane, sono uscito fuori dalla chiesa per accendere una candela e mi sono inginocchiato davanti all’Addolorata per recitare il Rosario. Insieme con me, davanti alla televisione, tanti altri fedeli di tutta Italia si sono fermati a recitare il Rosario per chiedere a San Giuseppe di proteggere il nostro paese che sta per essere travolto da questa epidemia apparentemente inarrestabile.

Io, in aggiunta a questa lodevolissima intenzione ne ho aggiunto un’altra. Ho pregato per i morenti e per i defunti. Mi immagino infatti la sofferenza di sta morendo, solo, e la sofferenza atroce dei familiari che aspettano la comunicazione telefonica del decesso. San Giuseppe, come sapete, è il patrono dei morenti e per questo li ho affidati a lui.

Mi è venuto anche da pensare ai defunti: non è molto una preghiera ma quando le preghiere sono rivolte con il cuore il Signore le gradisce moltissimo.

Un appello quindi anche a voi, soprattutto a voi signore più anziane. Lasciate sul tavolo il cellulare, spegnete la televisione e tenete in mano il Rosario come quando eravate bambinette e lo recitavate tutti i giorni dalle Suore. Pregate per chi muore e per chi, purtroppo, è già morto. Il Signore vi ricompenserà.

+ don Piero

Corona virus 11

Vi partecipo la scomparsa di due carissime persone legate a me e a voi da strettissimi vincoli d’amicizia.

La prima è la signora Daniela Luchetti, amica sincera e affezionatissima. Dopo una lunga lotta contro la malattia si è spenta all’ospedale di Livorno lasciando nella costernazione i suoi familiari e tutto il paese. Fin dall’inizio della malattia ero stato avvisato dai familiari della severità delle sue condizioni e l’avevo affidata a Padre Pio verso il quale aveva profonda venerazione e l’avevo seguita con la mia modesta preghiera. Voglia il Signore ascoltare almeno la nostra preghiera di suffragio e tenerla con sé in Paradiso! Al contempo affidiamoci alla sua intercessione. La tradizione millenaria della Chiesa ci insegna che, nel mistero della Comunione dei santi, i nostri morti continuano ad amarci come quando erano in vita e quindi gioiscono e soffrono con noi e soprattutto pregano per noi. Che la cara Daniela non si dimentichi di chi le ha voluto tanto bene.

È morto anche il nostro carissimo don Antonio Simoni, primo cappellano del Forte all’epoca di don Sabucco. Era degente in una RSA ma non stava male: sono poi subentrati problemi di respirazione ed è mancato in un attimo. Amava tanto il nostro paese al quale aveva dedicato una serie di filmati “storici”. Lo scorso anno, nell’occasione del Natale, aveva avuto la gioia di tornare al Forte per aiutarmi. Aveva così incontrato di nuovo i suoi antichi “ragazzi” ed era stata una grande gioia per tutti. Anche lui, come la Daniela, ora che è a tu per tu col Signore volga uno sguardo benevolo su noi che stiamo soffrendo in questo momento drammatico.

Il Signore vi + benedica. dp

Corona virus 10

Vorrei tornare sull’argomento di ieri e cioè sul significato dell’acqua benedetta e sul motivo per il quale ho preferito la formula di benedizione antica.

L’acqua benedetta ci rimanda al nostro Battesimo: allora, grazie a quel segno e alla fede dei nostri genitori per volere di Gesù, siamo diventati “puri”. Poi, nel passare del tempo abbiamo perduto la purezza. L’acqua ci richiama quindi a quel momento tanto importante… Segnandoci dunque o aspergendo la nostra famiglia con l’acqua benedetta è che se dicessimo al Signore:”Fammi tornare puro, facci tornare puri, come nel giorno del Battesimo”.

L’acqua “esorcizzata” (è così che si chiama l’acqua benedetta con la formula di cui vi scrivevo ieri) sottintende le stesso significato ma, in più aggiunge una speciale intenzione di protezione dei fedeli dal maligno e dalle malattie. Ogni sacerdote può lecitamente e validamente impartirla anche se si tratta di una formula antica.

Detto questo va però sottolineato il fatto che, ad evitare che si trasformi in un atto di superstizione, è necessaria la partecipazione di fede sia del ministro che del fedele.

Leggevamo nella liturgia della Parola di pochi giorni addietro la vicenda di Naaman che, ammalato di lebbra, viene invitato dal profeta Eliseo a bagnarsi con l’acqua. Alla proposta reagisce in malo modo ma, ben consigliato dai suoi collaboratori, scende nell’acqua unendo al gesto un pensiero di gratitudine a Dio e, in forza di questo viene guarito.

Facciamo lo stesso anche noi. Ritiriamo l’acqua ma non ci dimentichiamo di invocare, con fede, la bontà del Signore perché questa brutta epidemia possa cessare.

Il Signore vi + benedica, dp