Corona virus 24

Questa mattina ho consegnato alla Giovanna di Lando, la responsabile della San Vincenzo, una somma per aiutare alcune famiglie in difficoltà. Abbiamo attinto alla cassa di solidarietà che, grazie alle vostre donazioni, ci permette di aiutare chi ha bisogno. Il contenitore all’ingresso della chiesa è stato posto a questo scopo.

Detto questo vi riporto un commento di S.P., nostro amico e collaboratore, relativo alla situazione attuale.

Vi avviso che probabilmente vi farà piangere.

“Ho pensato ai vecchi nelle case di riposo, la prima linea del fronte. Spesso scaricati negli ospizi in attesa della morte, intralci nella nostra efficiente quotidianità.

Magari un peso, per i nipoti benestanti grazie a loro, andarli a trovare ogni tanto: “uffa, che palle… non ho tempo… come si fa… però ogni tanto bisogna andare”. Adesso il problema è risolto. I morituri sono morti e chissà che la loro morte non sia stata guardata con sollievo: “ci stava bene all’ospizio… poi, si sa, più che vecchi… aveva un sacco di malanni…”.

Si legge nel libro del profeta Isaia: “I tuoi prodi, cadranno di spada, i tuoi guerrieri in battaglia”. Secondo me i prodi e i guerrieri di oggi sono i vecchi “soli”, che hanno combattuto “soli” e che sono morti “soli”.

Certo, i medici, gli infermieri, i volantini… ma anche i vecchi che muoiono soli sono eroi. EROI SOLITARI!

CORONA VIRUS 23

Come passa il tempo! Sono già 23 giorni che la chiesa è deserta e 23 giorni che vi scrivo. Capisco che è poca cosa ma non ho altro da offrirvi. Vi prego di accettare queste poche note perché sono scritte col cuore ossia con tanto amore.

Ho iniziato la mattinata ricevendo due telefonate. Un’amica, mamma di due simpatiche gemelle, da Lucca, si informava della mia salute e una famiglia, da Bergamo per raccontarmi il dramma di quella città.

La prima telefonata mi procurato gioia. La seconda tanta tristezza nel sentire che quella bellissima città in cui abitano tantissimi nostri amici, incluse le nostre suore più anziane, è preda dell’epidemia. Vi invito a pregare per loro. Io, purtroppo, spreciso come sono, non ho i numeri di telefono di nessuno e quindi posso solo attendere che qualcuno mi chiami. Se voi invece ne avete fatemi il piacere di telefonargli, di dirgli che sono in ansia per loro, che si mettano in contatto con me, che leggano chiesadelforte.it per tenersi uniti. Lo stesso vale per gli amici di Milano, Piacenza, Cremona, Brescia e tanti altri paesi d’Italia.

Passando alla riflessione giornaliera un breve spunto per i coniugi. È chiaro che la convivenza forzata, sette giorni su sette, può determinare momenti di nervoso o quanto meno di ansia.

Cerchiamo di superarli. Un’urlata, una vociata o, come si dice a Pisa, un “abbaione” non vuol dire niente (la dizione pisana fa riferimento appunto al cane che abbaia ma non morde). Anzi, è segno di amore! In genere infatti ci arrabbiamo e alziamo la voce con coloro che amiamo maggiormente. Quando siamo “scapoli/nubili” con la mamma o con il papà: essendo i nostri genitori sappiamo che non faranno caso alle nostre sfuriate di nervosismo. Quando siamo sposati urliamo con il marito e con la moglie perché hanno preso nel nostro cuore il posto dei genitori e siamo certi che non daranno troppo peso alle nostre “alzate di ingegno”. Insomma: urlate, vociate, sfuriate, alzate di ingegno e abbaioni sono SEGNO D’AMORE. Cercate magari di farlo capire ai vostri figli che non si spaventino che altrimenti telefonano (di nascosto) al prete (don Piero) mettendola sul drammatico. E, per piacere, quando vi arrabbiate NON BESTEMMIATE se no l’epidemia non passa più!

Un abbraccio. Mi mancate tanto. + don Piero

Corona virus 22

Prima di entrare in argomento vi raccomando di tenere gli occhi aperti e di segnalarmi chi fosse in necessità. Infatti mi risulta che, oltre alle famiglie che aiutiamo normalmente, ce ne siano altre in difficoltà. È vero che non abbiamo molta disponibilità, è vero che le nostre “dame” sono per lo più anziane e non posso quindi mandarle in giro per il paese ma qualcosa si può fare ugualmente appoggiandoci alla Croce Verde. Invitate le persone a leggere chiesadelforte.it a scrivermi su [email protected] o a telefonarmi 0584.89890.

L’argomento che voglio proporvi oggi riguarda il nostro passato: l’epidemia della “spagnola” che colpì anche il nostro paese nell’estate/autunno del 1918. Infatti scorrendo i libri d’archivio ho trovato traccia della drammaticità dell’evento. Il 4 Marzo del 1918 morì un giovane reduce per sfinimento dovuto alla guerra di trincea. Lo sfinimento richiese un ricovero all’ospedale militare di Livorno dove morì senza che venisse formulata una diagnosi precisa. Venne tumulato nel nostro cimitero nei giorni successivi.

Nei mesi successivi e in particolare nei mesi di Luglio e Agosto ci fu una vera e propria strage degli innocenti con ben nove tra adolescenti e ragazzi che morirono tutti per “febbre alta” nonostante le cure mediche.

Il 4 Ottobre il “cappellano” dell’epoca, don Egisto Salvatori, registrando la morte del giovane “Alfredo Lazzotti di anni 24”, dà per la prima volta a questa ignota patologia il nome di “fiero morbo” e la dizione si ripete per altri nostri 10 concittadini di allora, tutti molto giovani e tutti “morti di fiero morbo”.

Il priore di allora, Mons. Raffaello Galleni, firma con la sua calligrafia incerta visto che era ormai molto anziano, tutti i documenti di morte di questi poveri ragazzi e giovani che accoglie in chiesa per una semplice benedizione (proprio come oggi) e affida alla Compagnia per la tumulazione. Dalla fine di Novembre in poi non ho più trovato traccia!

Anche allora venne “scoperta” la venerata immagine dell’ Addolorata a lenire il dolore di chi aveva perduto i propri cari e a dare coraggio per guardare avanti.

Come sempre, il Signore vi + benedica.