1287. IN CAMMINO – Appiétto…

È un’espressione tipica toscana che stamattina, dopo tanti anni di permanenza al Forte, sono tornato a udire dalla voce di un mio collaboratore.

Mi fa piacere spiegarla agli ospiti che così potranno arricchire il loro vocabolario e farne partecipi i propri amici al rientro dalle vacanze.

È un avverbio che si usa con un duplice significato particolare a seconda di come viene formulato (e dell’espressione della voce).

Ad esempio: stamattina mi metto al lavoro per estirpare “appiétto” l’erbaccia selvatica dal giardino di Roma Imperiale: vuol dire che mi metto al lavoro per estirpare ogni pianticella selvatica presente nel giardino… una dopo l’altra.

Può avere però anche un altro significato.

In questo caso l’avverbio precede il verbo. Esempio: questa mattina mi metto al lavoro appiétto per estirpare le pianticelle selvatiche presenti nel giardino: vuol dire che inizierò a lavorare da una parte del giardino e non finirò prima di aver terminato il lavoro, costi quello che costi!

Ci fosse tra i lettori qualche linguista toscano veda di integrare (ed eventualmente di correggere) questa mia spiegazione.

1286. IN CAMMINO – Amabile rimprovero

I miei collaboratori&famigliari mi hanno mosso (a tono sommesso… fa anche rima) un amabile rimprovero perché con la mia intraprendenza (poco accorta) a favore dei poveri/ammalati/scrocconi/incapaci/pazzi furiosi ecc. mi metto e li metto in difficoltà!

Riconosco tutto questo è vero…

Purtroppo è uno dei miei tanti limiti: avverto un immediato senso di compassione per chi è in apparente difficoltà al punto che non riesco a discernere fra chi è davvero in difficoltà e chi invece lo fa di mestiere.

Questo mio modo di fare complica la vita oltre che a me anche ai miei collaboratori costretti a fare quando da assistenti sociali, quando da avvocati, quando da geometri, quando da procacciatori di impieghi ecc. ecc.

Spesso le dichiarazioni di chi si presenta per chiedere aiuto, anche dichiarazioni giurate, sono false e talvolta ingannevoli per cui nascono contrattempi serissimi.

Il giudice XYZ e l’avvocato XYZ, miei fidati collaboratori, stanno diventando matti per aiutare un giovane nigeriano in una pratica con l’INPS….

Il giovanotto infatti un giorno ha detto che è sposato con figli, il giorno dopo che è celibe e senza figli, il terzo giorno che è convivente, il quarto convivente con figli, il quinto che ha un figlio ma non è convivente, il sesto che la persona segnata nel suo stato di famiglia come convivente è un’ospite di passaggio, anzi no… è la padrona di casa ecc. Insomma non ci si capisce più niente. 

Stanno perdendo un sacco di tempo per colpa mia! In più sono diventati antipatici anche agli impiegati dell’INPS …

Spero di poter arrivare in fondo a questa pratica e poi – lo prometto – vedrò d’essere più accorto.

1285. IN CAMMINO – Prediche

Forte di una esperienza pluriennale “in cattedra” mi sono facilmente reso conto che la mia breve predica di Domenica scorsa aveva colto nel segno: l’attenzione dei presenti era impressionante… tutti a guardarmi, ad ascoltarmi, a pesare una per una le mie parole.

La terza “letterina” dell’Apocalisse di San Giovanni – quella indirizzata alla comunità di Pergamo, “dimora di Satana” (Apocalisse 2,13) – mi ha costretto a dire una parola sull’argomento e in particolare a far notare che spesso una banale superstizione può sfociare nel satanismo con conseguenze nefaste per se stessi e per i propri famigliari.

Ho cercato di parlare nel modo più soft possibile ma non potevo certamente sfuggire il tema… delicatissimo e proprio per questo sfuggito dalla predicazione corrente.

Alcuni hanno reagito con sufficienza – anche fra i sacerdoti ce ne sono che non credono né al demonio né all’inferno nonostante se ne parli diffusamente nel Vangelo – ma la maggior parte degli ascoltatori si sono sentiti colti nel vivo e sono corsi a confessarsi.

Io stesso, giovane studente di teologia, ridevo come un matto ad ascoltare le esperienze dell’esorcista diocesano, don Falaschi, sacerdote coltissimo e di grande fede, quando ci raccontava delle sue pressoché quotidiane “lotte” col demonio che portava scompiglio nelle famiglie, fomentava le liti, distruggeva vincoli di sangue… e poi le guerre, la droga ecc.

Quando poi, nominato parroco, mi trovai a vivere una situazione satanica orribile fui costretto a ricredermi: “Pierino – mi apostrofò l’esorcista predetto – adesso non  ridi più? “.

Ero terrorizzato… la voglia di sorridere mi era passata di colpo. Ero pentitissimo della superficialità con la quale mi ero avvicinato all’argomento.

“E va bene – mi disse – questa esperienza ti sia di insegnamento! Dillo ai tuoi fedeli che non bisogna aver paura del demonio ma nemmeno provocarlo con i soliti sorrisetti ironici”.

Questo è il motivo per il quale non sfuggo un argomento tanti delicato. Mi sembrerebbe di tradire la vostra fiducia.