1253. IN CAMMINO – San Vincenzo

La confraternita della san Vincenzo è presente al Forte fin dalla costituzione canonica della parrocchia – 28 Giugno 1911 – quindi da più di cento anni!

Negli anni si sono succeduti come “confratelli” e “dame” numerosi nostri parrocchiani molti dei quali passati alla storia cittadina per la disponibilità e l’altruismo.

Ne fanno fede i libri d’archivio della parrocchia, soprattutto quelli di morte, in cui si registra a perpetua memoria l’impegno cristiano e civile di queste persone, donne soprattutto. Fra queste alcune di famiglia benestante e altre di famiglia modesta, tutte “DAME” nel senso storico della parola, unite fra loro da un unico ideale: servire Gesù nel prossimo più bisognoso.

Da allora, salvo il periodo delle grandi guerre, non è mai cessato questo servizio alla comunità parrocchiale e cittadina.

E anche oggi continua pur nelle mutate condizioni di vita del paese, un tempo poverissimo e oggi ricco, e nei limiti imposti dall’anagrafe: siamo sempre meno e sempre più anziani!

Ed ecco allora l’appello di oggi ai residenti stabili e a quelli del fine settimana: perché non offrire qualche ora alla settimana (o al mese) per una visita di cortesia agli anziani e agli ammalati?

L’associazione cerca nuovi aderenti per sopperire alle tante necessità e si rivolge soprattutto alle signore – non importa se anziane o giovani – per avere un po’ di aiuto.

Forse non lo immaginate nemmeno ma c’è davvero molta più gioia nel fare una brevissima visita a un anziano/ammalato che nel trascorrere un intero pomeriggio in palestra o a giocare a carte.

Ovviamente un impegno non esclude l’altro. Si possono portare avanti entrambi organizzando al meglio il tempo libero.

VI ASPETTIAMO! PASSATE PAROLA…!

 

 

 

1252. IN CAMMINO – Mini Pellegrinaggio

Stamani, di buon’ora, sono andato a fare un salto a Montenero insieme con mia cognata e la Flavia. Era tanto che la Giovanna (mia cognata) mi chiedeva di accompagnarla per sciogliere un voto fatto alla Madonna e sono stato felice di averla potuta accompagnare.

Sono stati pochi anche per me momenti di intensa preghiera che ho dedicato almeno in parte a voi carissimi amici che ogni giorno mi fate compagnia leggendo la questa nota.

All’altare c’erano due sacerdoti celebranti: entrambi indiani, giovanissimi e con una folta barba perché appartenenti a un ordine benedettino che tiene la barba lunga come ulteriore segno della loro consacrazione al Signore.

Uno di loro era seduto in carrozzella ma nonostante questa suo precario stato di salute aveva una bella voce, ferma, con  la quale partecipava al sacro rito. Non sono stato a fare il curioso… li ho salutati e via senza fare troppe domande.

In Chiesa eravamo pochi ma tutti molto concentrati nella preghiera. E questo fino alla fine quando siamo usciti per un caffè. Sulle scalinate i graffiti, recentissimi, degli studenti delle superiori che avranno la prova scolastica della maturità con tanto di promesse (speriamo che le mantengano) alla Madonna.

Nella piazza si respirava un’aria di abbandono… con i locali – due su tre – chiusi. Il ristorante del signor Conti era chiuso per la morte del proprietario; l’altro chiuso per la rescissione del contratto d’affitto ritenuto troppo oneroso; il terzo aperto con le sorelle titolari affaccendate a soddisfare gli avventori.

Mi hanno riconosciuto subito perché lettrici accanite dei gialli di mio nipote e mi hanno fatto festa. Alla mia domanda sul motivo di questa apparente aria mesta mi hanno spiegato che i monaci si preparano a lasciare sia la chiesa che il monastero… perché stressati dal servizio che impedisce loro di fare quello per cui sono stati “vocati” cioè la vita di clausura.. In effetti sono sempre alle prese con i numerosi pellegrini che a ogni ora chiedo d’essere confessati, ascoltati ecc. quindi più che frati contemplativi sono diventati parroci a tutti gli effetti.

Sono certo che supereranno il momento di stanchezza e riprenderanno con nuovo vigore. O, almeno, lo spero.

1251. IN CAMMINO – Pisa in serie A

Negli anni giovanili, come tutti, ho dato un po’ di calci al pallone ma senza brillare per efficienza… tant’è che il mio ruolo stabile era quello di “centro panchina” mentre quello eccezionale era di mediano “di ingombro”: nel senso che davo più fastidio ai miei compagni di squadra che agli avversari! Però, siccome ero ambidestro, cioè calciavo (male) con entrambi i piedi, ero richiestissimo nelle partite nelle quali c’era da calciare a … destra e a sinistra senza fare troppa differenza fra palloni e stinchi degli avversari! Con tutto però questo non sono mai stato espulso!

(una volta o un’altra ne scriverò sulla Rivista Parrocchiale nella sezione riservata alle Pillole di Sorriso così vi potrete fare qualche risata)..

Mi sono molto meravigliato perciò quando il Presidente del Pisa, l’amico Giuseppe Corrado, mi ha fatto dono di una maglietta della squadra neo promossa in serie A a me intestata e con il n° 9 sulle spalle… il numero del centravanti!

Il Presidente mi ha spiegato che me ne ha fatto dono non per i miei meriti calcistici quanto per l’affezione alla squadra e ai suoi calciatori dimostrata fin dai tempi d’oro di Romeo Anconetani.

E questo è vero perché conosco vari calciatori (insieme a tanti altri di squadre diverse) che approfittano della nostra chiesa per matrimoni, battesimi e simili.

Mi congratulo quindi con i giocatori, con l’allenatore (che se non sbaglio ha casa vicino alla chiesa), con i dirigenti (incluso il socio di maggioranza che pure lui ha casa al Forte) e con tutta la “famiglia” del PISA SPORTING CLUB.