1020. IN CAMMINO – Mi avvìo verso il…

Nell’occasione della festa del 50° ho ricevuto molti biglietti di omaggio e di augurio. Fra questi alcuni, in modo bonario, mi esortavano a tener duro in vista del 60° e poi del 70° e poi…

E poi del funerale – questo naturalmente lo scrivo io – visto che come dice la Bibbia: “gli anni dell’uomo sono settanta, ottanta per i più robusti”. E dal momento che io non sono robusto ci sta benissimo che il traguardo sia vicino.

Tornando ai biglietti d’augurio alcuni sono davvero molto carini perché, con parole velate di commozione, ricordano episodi o momenti nei quali sono stato al fianco di questi amici condividendo le preoccupazioni e le paure.

Questo è uno dei compiti principali del parroco e sono lieto che qualcuno se ne sia accorto. La vicinanza viene espressa prima di tutto a nome di Gesù – ci mancherebbe – ma poi entra in gioco anche la nostra componente umana, nel mio caso molto affettuosa ed empatica.

Non ho ritegno a confessare che ogni volta (o quasi) che celebro un funerale rischio d’essere sopraffatto dalla commozione perché dopo quasi 28 anni di presenza avverto un legame profondo con i parrocchiani.

Con tutti i parrocchiani, senza differenza alcuna, naturalmente.

Certe divisioni    – talvolta ideologiche, tal altra politiche – non devono nemmeno sfiorare la mente e il cuore del parroco. L’unico interesse è quello della affezione reciproca che indica la strada per essere veri discepoli di Gesù.

Ci possono essere contrattempi – e in questi anni ce ne sono stati – e decisioni non condivise ma sono sempre state prese nell’interesse dell’intera comunità e del paese visto che paese e comunità viaggiano di pari passo.

Va bene. Per oggi basta così. A domani!

1019. IN CAMMINO – Cinquantesimo di Messa

Mi sento in obbligo di ringraziarvi tutti, carissimi amici.

Non sono un prete “speciale”… sono uno dei tanti; però mi sono sempre impegnato a portare l’annuncio di Gesù accompagnando la parola con un  sorriso e con un abbraccio.

Questo mio modo di fare mi ha fatto conoscere nell’intimo moltissime persone alle quali ho dedicato tempo e preghiera. Quando ero più giovane avevo intorno anche molti giovani (avete visto le foto?) oggi che sono ormai anziano, pur continuando a “lavorare” con impegno per loro, non raccolgo molti consensi. Penso però che certi insegnamenti e soprattutto certi abbracci non saranno mai dimenticati e chissà che un giorno non siano risolutivi per favorire il loro ritorno a Gesù e alla Chiesa.

Ieri pomeriggio (ma anche nelle celebrazioni della mattina) sono stato onorato con applausi, doni e messaggi augurati. Qui di seguito ne trascrivo due, uno da parte dei piccoli e uno dei grandi. Entrambi resteranno nel mio cuore a farmi compagnia man mano che le forze, per l’anzianità, verranno meno.

Il crocifisso invece, a cominciare da oggi, campeggerà sull’altare grande a ricordare per sempre il vostro affetto, in Gesù.

IL MESSAGGIO DEI PICCOLI: Il Sacerdozio è l’amore del Cuore di Gesù: un buon pastore, un pastore secondo il cuore di Dio è il più grande tesoro che il buon Dio possa accordare a una parrocchia e uno dei doni più preziosi della Misericordia divina”.  San Giovanni M. Vianney

IL MESSAGGIO DEI GRANDI: Grazie, don Piero. IL sole ha illuminato e riscaldato la tua nomina a parroco di Forte dei Marmi. La pioggia ha baciato e rinfrescato ogni giorno della tua permanenza. Un uragano di amore e di gioia accompgnerà per sempre le nostre vite, grate e riconoscenti per il dono ricevuto dal tuo essere – in mezzo a noi – guida, fratello e amico.