908. IN CAMMINO – Mostra al Fortino

Al Fortino, in centro, è in svolgimento una interessante mostra di Renato Frediani, nonno dell’omonimo dott. R.F. ben conosciuto in paese per la sua attività professionale.

La mostra del nonno intitolata “La Materia è Forma” comprende alcuni gessi già pronti per la colatura e alcuni marmi scolpiti a mazzuolo di grande pregio.

Non avevo molto tempo a disposizione per la visita ma quello che ho visto mi ha impressionato molto positivamente.

Doveva essere “un grande” a giudicare dalla produzione. Aveva studiato scultura e pittura all’Accademia di Carrara, poi si era trasferito a Torino per collaborare con Pietro Canonica. Quando poi il maestro si trasferì a Roma lo seguì, e nel momento in cui lo stesso divenne Senatore, subentrò nella gestione dello studio.

Anni indietro avevo letto qualcosa di Renato Frediani. Infatti oltre che scultore era anche un facondo oratore e scrittore.

I famigliari mi avevano fatto dono di un suo libro di racconti “di mare e di terra” molto interessante e per certi tratti perfino commovente. L’ho letto più volte e non solo per interesse personale. Infatti sia nei pellegrinaggi che al catechismo ho trovato utile leggerne alcune pagine: è risaputo infatti che l’amorevolezza – e nel libro ce ne sono di pagine di questo tenore – apre il cuore alla fede e alla carità oltre che alla speranza.

A proposito della speranza… spero proprio di poter ospitare una di queste sculture nella nostra chiesa parrocchiale. Mi ha colpito molto una scultura raffigurante una “donna col rosario, in preghiera” che starebbe bene nella cappella dell’Addolorata. Poi vi farò sapere.

907. IN CAMMINO – incontri

Uscendo di casa al mattino presto per il giornale e il caffè capita sempre di incontrare qualcuno… Hanno tutti fretta e quindi non c’è tempo per scambiare due parole; un saluto e via, ognuno ai suoi impegni.

Giorni indietro invece oltre all’incontro ho avuto anche il piacere di parlare, seppure brevemente, con due giovani ex allievi di catechismo davvero bravi.

Il primo l’ho incontrato che usciva dal cancello di casa per correre a scuola: abbiamo fatto un po’ di strada assieme a passo veloce scambiando qualche parola.

Ecco, ascoltare questo giovanotto che ormai prossimo all’esame di maturità ha già programmato i suoi studi futuri mettendo però in conto anche il dovere di “supportare” la famiglia offrendo tempo e denaro (dato dal lavoretto estivo) mi ha fatto riflettere molto.

“I miei hanno fatto e fanno moltissimo per me – mi diceva – bisognerà che anch’io li ripaghi in qualche modo!”

Un ragionamento da “uomo fatto”, come si suol dire!

L’altro giovanotto l’ho incontrato al Bar Soldi: “Lavoro dal babbo e col babbo. Sono contento di quello che faccio…”

“Bravo” gli ho risposto. Avrei potuto chiedere/aggiungere anche qualcos’altro ma mi sono frenato, per non essere troppo ficcanaso. L’ho rivisto bambino, all’altare con la tunichina bianca, poi giovanotto al Liceo, poi studente a Milano e ora a fare esperienza con il papà. Bene, molto bene!

Del resto anche suo padre era molto rispettoso e affettuoso nei confronti del nonno e della nonna…

906. IN CAMMINO – In … terra

Ieri mattina i miei nipoti Paolo (il papà) e Andrea (il bimbo), nell’andare in due sulla stessa bici verso la scuola,  sono finiti … in terra!

Sono finiti entrambi in ospedale, il primo con ferite al volto e il secondo con un dentino scheggiato più qualche contusione. Al momento Paolo è ancora ricoverato mentre il bimbo, sebbene dolorante, è già a scuola.

L’episodio mi ha fatto tornare in mente un episodio analogo della mia ormai lontanissima infanzia che ebbe come sfortunato protagonista mio fratello Gino, papà di Paolo e nonno di Andrea.

All’epoca eravamo in affitto a Navacchio in una abitazione di proprietà dei signori Cupìti. Al piano terra c’era la cucina, un piccolo salotto, una grande sala d’attesa e lo studio di mio zio Varese, allora medico del paese. Mia madre fungeva da assistente: “segnava” le visite domiciliari, dispensava consigli medici e provvedeva alle iniezioni.

Quella mattina entrò nella “corte” un’auto sconosciuta che recava a bordo, infagottato in una camicia a righe, un giovanottino che perdeva sangue dal volto, assistito amorevolmente da una coppia.

Mia madre, dato che il dottore era in visita domiciliare agli ammalati, si precipitò fuori per indirizzare i signori alla vicina “Misericordia” dove le Suore prestavano servizio infermieristico.

Io, piccolissimo, trotterellavo dietro alla mamma.

All’improvviso il giovanottino infagottato ecc. disse: “Mamma!”

Era mio fratello Gino che, scendendo in bici da Montemagno, era finito in un campo agricolo contornato da filo spinato sciupandosi quindi il volto in modo incredibile e perdendo molto sangue. I signori dell’auto erano stati costretti a cambiargli la camicia, insanguinata, per poi accompagnarlo a casa.

Da quel momento in poi non ricordo altro se non il pianto di mia madre e l’accorrere della nonna Giulia con l’acqua ossigenata, dei signori Cupìti e di altre famiglie del vicinato. Penso siano state cure efficacissime perché sul volto di mio fratello non era rimasta traccia di quella brutta disavventura.

Forza, Paolo e Andrea, lo zio Piero veglia su di voi!