708. IN CAMMINO – ancora un lutto

Annarita Bondielli si è spenta all’ospedale di Livorno dopo alcuni giorni di dolorosa agonia. Era figlia di Mario e nipote di Flavia Bondielli persone da me conosciute personalmente ormai da molti anni.

A loro dunque le  condoglianze da parte di tutti gli amici della parrocchia insieme con l’assicurazione di una preghiera all’altare del Signore nel giorno di Pasqua.

Quando la malattia colpisce una persona giovane restiamo smarriti. La medicina, sebbene abbia svuto sviluppi prodigiosi, non riesce a vincere tutti i mali. Questo è motivo di frustrazione per i medici che si affannano a individuare le cure e soprattutto per noi “profani” che non ci sentiamo sicuri non solo del nostro futuro ma anche del nostro presente.

Il Vangelo ci assicura che il Signore non si dimentica di noi anzi soffre con noi quando si verificano questi tristi accadimenti.

Aggiunge anche che le nostre lacrime vengono da Lui “raccolte” e custodite in quanto segno di dolore.

Aggiunge infine che la vittoria della morte è una vittoria apparente perché la nostra vita terrena, passato il momento del disfacimento, sboccia come un bellissimo fiore nel “giardino” di Dio.

“Paradiso”, come sapete , significa “giardino” con tanti fiori ognuno col suo colore, tutti illuminati dal sole di Dio/Amore. L’immagine è di un grande Santo che esprime in questo modo il dramma della morte e gloria della resurrezione.

Possano queste modeste parole essere di conforto ai famigliari. dP

 

707. IN CAMMINO – Il Rosario della Croce

Nell’ultimo numero della rivista ho riportato, oltre ad alcuni articoli sul carisma Carmelitano, cinque brevi spunti di riflessione tratti dal libro “Scientia Crucis” della monaca carmelitana di clausura Santa Teresa Benedetta della Croce più conosciuta come Edith Stein.

La sua storia la potrete leggere con calma sulla rivista: sintetizzo per coloro che leggono le note quotidiane sul blog per rendere più chiaro quanto scriverò subito dopo.

Edit Stein, ebrea ma non credente, si era avvicinata casualmente alla religione cristiana grazie alla testimonianza di vita di una sua amica, sofferente, che però accettava con fede la propria croce.

Nel frattempo la sua carriera di filosofa, allieva di Husserl, proseguiva fino alla cattedra: essendo donna però non mancavano i dispetti dei colleghi e, di conseguenza, i disagi. Lo studio appassionato del Vangelo e dei testi dei grandi mistici carmelitani la portò prima alla conversione e poi alla scelta religiosa, nel Carmelo, come monaca di clausura pur continuando a scrivere di filosofia e non solo. La persecuzione nazista contro gli ebrei la vide soccombere in un campo di concentramento, cremata nei forni insieme a tanto altri sventurati.

La sia produzione letteraria spazia, come ho già scritto, su vari argomenti.

Nella rivista ho riportato alcuni passi sul tema della “croce” a commento dei misteri del dolore. Avevo l’intenzione di proporli nel tempo della Quaresima ai fedeli che quotidianamente pregano il Rosario. Poi però, vista la difficoltà dei testi, non ne avevo fatto di niente.

E invece, proprio ieri sera, li ho letti e commentati nell’occasione del Rosario celebrato in chiesa in suffragio della signora Grazia insieme ai suoi familiari e ad alcuni parrocchiani più devoti.

La signora in questione ha sofferto tantissimo nel corso della sua breve esistenza. Essendo però profondamente credente ha vissuto, come Edith Stein, aggrappata alla croce di Cristo nel lungo Calvario della malattia. Le parole della filosofa carmelitana sembravano scritte per lei…

Che il Signore le tenga unite, come sorelle,  nella gloria del Paradiso.

706. IN CAMMINO – In memoria

Oggi pomeriggio, nella chiesa di Ripa, si è svolto il funerale del dottor Francesco Gaspa. Non sono intervenuto perché alla stessa ora avevo l’incontro pasquale della San Vincenzo per la distribuzione degli aiuti ai poveri e il finerale di don Lido Batini.

Mi sento in dovere quindi di scrivere una nota – brevissima, perché in chiesa c’è la coda dei fedeli che vogliono confessarsi – a suo riguardo ricordando tutto il bene che ha fatto come professionista e come persona.

Come medico – primario di Medicina al San Camillo – ha salvato la vita a molte persone (incluso mio padre) offrendo loro disponibilità e comprensione.

Come medico “cattolico”, all’interno della struttura ospedaliera di “aiuto alla vita” ha incoraggiato molte donne a portare avanti la gravidanza restando loro accanto sia al momento del parto che dopo… interessandosi delle condizioni economiche ecc.

Come persona non ha mai lesinato il suo aiuto a chiunque avesse avuto bisogno di lui. E in questo è stato vicinissimo a noi sacerdoti sostenendoci in tutte le nostre iniziative.

Non frequentava la nostra chiesa ma era uno dei “nostri”! Il Signore lo ricompensi per tutto il bene che ha fatto. Vediamo di non dimenticarlo.

Un abbraccio ai suoi cari. Alla moglie, ai figli, ai nipoti soprattutto a quelli che hanno passato i sacramenti nella nostra chiesa.