687. IN CAMMINO – W il Papa

Il freddo pungente dei giorni passati mi aveva costretto a indossare un giubbetto sopra il camice.

Solo che il giubbetto ero nero e, a detta dei presenti, stava malissimo.

Allora ho acquistato un giubbetto bianco più gradevole alla vista. Però essendo il giubbetto bianco “candido” sembravo proprio il Papa.

Se i grandi ci hanno sorriso sopra non così i piccolissimi che mi hanno scambiato proprio per il Papa. Mi spiego meglio: i grandi devono aver detto “Don Piero sembra il Papa” mentre i piccolissimi hanno capito “Don Piero l’hanno fatto Papa” e così da un giorno all’altro, a causa di un modesto giubbetto bianco, sono diventato Papa.

E ora?

Un buontempone mi suggerisce di acquistarne uno “a pois” ma starei malissimo. Ho deciso quindi di tenermelo (dato che fa ancora freddo) e di continuare a fare il Papa. Dato che siamo nei giorni di Carnevale non credo ci saranno problemi. In futuro vedremo.

Per oggi basta così perché sono indietro sul programma della giornata.

A domani.

 

686. IN CAMMINO – dispiacere

Proprio oggi che è la giornata internazionale dei gatti ho fatto la triste scoperta della morte della mia gattina.

Era una piccola randagia apparsa in canonica in un giorno di pioggia di qualche anno addietro reclamando con un miagolio sommesso un po’di pappa. Aveva gradito quanto offerto generosamente (la pappa l’avevo sottratta a Vaduz, il gatto di don Edoardo) e aveva deciso di accasarsi nel sottocorridoio della sacrestia in una comodissima cuccia allestita per lei dalla Flavia.

Da allora ogni giorno, verso sera, sbucava all’improvviso dalla stradina interna e si accomodava sul muretto di cinta. Al mio richiamo – una sorta di miagolio sgraziato – saltava la recinzione e si accomodava al desco leccandosi i baffi.

Poi usciva per i fatti suoi e a una cert’ora, quando ormai la Lola era andata a riposare, si accomodava nella cuccia aspettando il nuovo giorno.

Era assai selvatica ma gradiva i bacetti e le coccole purché rivolte da lontano. Non voleva assolutamente essere accarezzata anche se – si vedeva bene – gradiva la nostra presenza.

A suo tempo si era innamorata di Vaduz, il gatto di don Edoardo, e aveva iniziato a frequentare la sacrestia (più volte avevo “beccato” i due innamorati in atteggiamenti affettuosi) per poi incappare in una forte depressione quando don Edoardo si trasferì a Pietrasanta portandosi dietro il micio. Faceva tenerezza vederla, sola, nella stradina, aspettando quel gattone nero che però non c’era più. Povera gattina!

Da qualche giorno rifiutava la pappa che, quando Lorenzo quando la Silvia le preparavano con amore. Rifiutava perfino le scatolette dei gatti-vip. Niente.

Poi era scomparsa lasciandoci nell’amarezza perché pensavamo che avesse scelto diversamente… insomma pensavamo a un tradimento per questioni di cibo.

Invece la gattina stava male e quando si è accorta di morire è tornata a casa, nella sua cuccia, dove stamani l’abbiamo trovata ormai morta.

Lola e Carlotta la stavano odorando. Cercavano di smuoverla per poi poterla rincorrere per gioco come erano soliti fare ma la gattina ormai era fredda.

L’ho raccolta e l’ho accarezzata: penso sia stata l’unica carezza ricevuta in tutta la sua vita di povera randagia.