633. IN CAMMINO – Settimana pesante… e altro.

Sette funerali in sette giorni!

Confesso d’essere rimasto assai provato da questa lunga sequenza di lutti: erano tutte persone da me ben conosciute e quindi ho accusato molta sofferenza psicologica.

La fede non c’entra: so benissimo che questa nostra vita terrena è una breve parentesi e che la morte ci apre all’incontro con il Signore nel Paradiso. Solo che l’amicizia e il relativo affettuoso legame ci fa star male al pensiero di non poter più godere della presenza fisica di questi cari.

Il mio carattere, com’è noto, mi fa sentire quasi familiari di sangue i miei parrocchiani e amici ospiti. Capisco che dovrei mantenere serenità d’animo ma non ci riesco. Del resto anche Gesù ha pianto davanti alla tomba di Lazzaro e quindi spero d’essere capito.

Passando ora all’altro (vedi il titolo della nota) vi avviso che mi è stata consegnata la nuova rivista. È bella dal punto di vista grafico e interessante da quello letterario/pastorale.

L’argomento di fondo riguarda i Padri Domenicani e quindi, oltre a una impegnativa intervista a Padre Simoni sul carisma specifico dell’Ordine, c’è anche uno spazio dedicato a Padre Fabio e a Padre Antonio i nostri due carissimi padri domenicani che tanto bene hanno fatto nel nostro paese e non solo.

Da vedere anche le foto riguardanti le nostre attività estive, su tutte la festa di Sant’Ermete: ne avremmo potuto pubblicare moltissime e a colori ma visti i costi notevolmente cresciuti ci siamo limitati.

Ma vi raccomando in particolare la lettura (attenta) del materiale raccolto nella nostra Versilia nella prima fase del percorso sinodale: c’è di che riflettere e di mettere in atto in modo che non sia stato un lavoro inutile.

La nostra non è una rivista “pesante”. È leggibilissima da tutti ma presenta anche alcune pagine impegnative perché “formative” e per questo vi prego di non sfuggirle.

 

 

 

 

632. IN CAMMINO – Matrimoni

Ho già segnato sul calentario del 2023 ben 12 Matrimoni. A breve potrebbero anche aggiungersene altri e quindi sono molto contento perché vuol dire che siamo in ripresa.

Per quanto riguarda il così detto “corso” in preparazione alcuni lo seguono con me, coppia per coppia, altri invece con i sacerdoti del Vicariato insieme con tante altre coppie.

Vanno bene entrambi. Ovviamente con chi lo ha seguito con me resta una confidenza e un affetto speciale che può essere di aiuto sia per me che per loro.

Proprio parlando con coloro che seguono il corso con me sono entrato delle volte nell’argomento riguardante la “festa” e mi sono reso conto che spesso contano più i genitori degli sposi che gli sposi stessi. Sono proprio loro infatti che decidono e organizzano – spesso esagerando – creando disappunto negli sposi che però, obtorto collo, sono costretti a subire le scelte dei genitori che investono molti soldi.

Mi capitato più volte infatti di aver convinto gli sposi a mantenere un basso tenore nell’organizzazione della festa evitando esagerazioni e a ritrovarmi poi a sfarzi e lussi inappropriati.

Non sta a me fare i conti in tasca alle persone però, visti anche i tempi che stiamo correndo, una certa sobrietà non sarebbe male.

Non è certo motivo di vergogna organizzare in maniera semplice il proprio matrimonio: sono tanti, per fortuna, che lo capiscono e capitalizzano i doni matrimoniali per farne un uso più oculato in seguito. I familiari, superato il momentaneo disagio, capiscono e apprezzano certe scelte in controtendenza.

 

631. IN CAMMINO – Verifica (2)

ieri ho scritto qualcosa a proposito delle attività svolte in parrocchia in questo anno pastorale che sta per concludersi e ho dato anche un voto, un misero 6-, che è poco ma comunque è sufficiente.

Oggi scrivo riguardo alle attività vicariali cioè sulle attività/impegni che portiamo avanti in comune fra tutte le parrocchie della Versilia, mare e monte.

Già il fatto che siamo divisi in due parti, mare e monte, con due Unità Pastorali nell’alta montagna e tre al piano la dice lunga su come vanno le cose…C’è troppa distanza/diversità all’interno del Vicariato per riuscire a lavorare e a lavorare bene insieme nma nonostante questo cerchiamo di andare avanti con serietà e impegno sia da parte di noi sacerdoti/suore/diaconi che da parte dei laici.

Quanto all’impegno di noi consacrati non c’è niente da dire: ci ritroviamo regolarmente negli incontri di consiglio e cerchiamo di aiutarci gli uni gli altri: siamo riusciti anche a bandire le polemiche accettandoci così come siamo senza inutili e sterili confronti.

Anche i componenti laici delle Unità Pastorali e del Consiglio Pastorale di Vicariato fanno la loro parte cercando di stare al passo. Di questi laici alcuni sono stati “precettati” dai loro rispettivi parroci e si vede bene perché partecipano poco o niente. Altri ugualmente latitano ma per altri e ben più seri motivi: l’epidemia, la famiglia, il lavoro, gli impegni extraecclesiali… Altri, infine, danno dei punti anche a noi preti per la loro generosità e disponibilità (oltre che per lo spessore spirituale).

Con tutto questo il Consiglio pastorale di Vicariato va avanti. A passo lento ma va avanti. In questo ultimo anno è cresciuto l’impegno e anche il desiderio di dare una scossa (in senso buono) alla nostra Versilia.

Così, ad esempio, la risposta alla prima fase del Cammino sinodale è stata molto positiva (leggerete qualcosa sulla rivista di Natale) anche se questo impegno ci ha costretti a mettere da parte quanto avevamo già pensato e programmato in precedenza.

Gli appuntamenti vicariali o interparrocchiali che dir si voglia vengono più che altro subìti: siamo sempre pochi e talvolta pochissimi sebbene l’impegno preparatorio sia notevole. Un po’ dipende dal campanilismo e molto dall’accumularsi di momenti di incontro che costringe a una scelta. Non vi dico il senso di frustrazione di coloro che invece sono sempre presenti e vorrebbero fare qualcosa!

Ma il punto più delicato riguarda la consistenza delle nostre comunità parrocchiali. Manca la “materia prima”: siamo sempre meno sia nelle parrocchie che nei gruppi ecclesiali per cui quelli disposti a impegnarsi sono costretti a un superlavoro che alla lunga diventa usurante e toglie la gioia dello stare e del lavorare insieme per il Signore.

Passiamo ai voti. Per l’impegno penso sia giusto un bel 7.

Per i risultati invece siamo sul 5+ perché facciamo davvero poco rispetto a quanto potremmo fare.