477. IN CAMMINO – inizia il lavoro

Vi avevo già accennato tempo indietro al problema dell’umido che ha prodotto enormi chiazze scure al lato monte della chiesa. Tutte le case del Forte hanno questo problema cui rimediano con una sbiancatura annuale.

Il chiesa non è possibile fare altrettanto perché per provvedere è necessario montare il palco e montarlo in sicurezza onde evitare pericoli per gli operai.

Questa mattina è iniziato il lavoro. Per il montaggio servirà un tempo modesto invece per il lavoro di imbiancatura occorrerà circa un mese perché sarà necessario prima di ogni altra cosa togliere la muffa con prodotti specifici e poi intervenire.

Questo comporterà dei disagi sia durante le celebrazioni feriali che quelle festive ma spero che il disagio sia contenuto: allo scopo infatti ho posizionato al centro della chiesa le panche più piccole lasciando quelle grandi a lato. Con questa modifica la chiesa manterrà lo stesso numero di posti e non ci saranno contrattempi né per per me e nemmeno per i fedeli.

Per oggi dovete contentarvi di questa breve nota perché devon andare a sostituire don Giuseppe di Querceta che non sta bene.

A domani, a Dio piacendo.

476. IN CAMMINO – preti cattolici in Ucraina

La Pasqua è andata bene: molte le presenze e grande la devozione. Però lo spettro della guerra ha spento la gioia per esserci finalmente rivisti (anche se mascherati) dopo due anni di assenza.

Già, la guerra. Siamo davvero angosciati per tante crudeltà e non solo. Mi riferisco, ad esempio, a un particolare che riguarda i miei confratelli  preti che stanno passando un momento davvero drammatico.

Com’è noto in Ucraina insieme alla chiesa ortodossa fedele a Mosca (Patriarca Kirill),  a quella ortodossa fedele a Costantinopoli (Patriarca Bartolomeo) c’è anche una forte realtà di cristiani cattolici di rito bizantino ma fedeli al Papa.

Non sono pochi. Fra Leopoli, Kiev e Karkiv (non sono sicuro che si scriva così…) sono, anzi erano, quasi 6/7 milioni di fedeli.

Adesso sono sparsi in mezza Europa, inclusa l’Italia e quindi le comunità sono in crisi di presenze: i sacerdoti cattolici, tutti sposati perché laggiù non c’è l’obbligo del celibato, sono riusciti a mettere in salvo la famiglia ma loro, essendo rimasti, stanno facendo la fame.

Anche soltanto contattarli è diventato un problema: proprio stamani ho parlato di persona con don Kuriakose, uno degli incaricati della Santa Sede per i preti orientali, che si è messo le mani nei capelli tanto è drammatica la situazione.

L’unica speranza è che la guerra finisca prima possibile ma, al riguardo, la speranza è poca – sempre a sentire don K. – quasi nulla, visto l’orgoglio degli Ucraini e la testardaggine dei russi.

Non ci dimentichiamo quindi di loro: seguiamoli con la preghiera e, se e quando sarà possibile, pensiamo ad aiutarli.