416. IN CAMMINO – Kurt Godel

Mi hanno fatto dono di un libriccino del famoso logico-matematico Godel con la “dimostrazione razionale dell’esistenza di Dio”.

Non conoscevo l’autore se non per sentito dire. Nei miei studi filosofici ho studiato le “dimostrazioni” di Cartesio, San Tommaso, Anselmo D’Aosta, Spinoza, Leibiniz…, tutte dimostrazioni offerte da filosofi ma non da matematici (tranne forse Leibniz) per cui mi sono messo a leggere con curiosità.

Ma, aimè, non avendo alle spalle una cultura scientifica appropriata mi sono trovato in difficoltà. La colpa naturalmente è mia perché se avessi seguito con maggiore attenzione il corso di “Logica” in Seminario avrei capito subito qualcosa in più.

Il corso universitario di Logica infatti prevedeva una parte spiccatamente filosofica e delle applicazioni matematiche. Il professore era il famoso don Dianich che faceva di tutto per farci interessare all’argomento dalla parte filosofica… Quella matematica però, se non ricordo male, non venne nemmeno affrontata anche perché prevedeva equazioni troppo complesse… (perché mai studiate) per chi, come nel caso della nostra classe, proveniva dal Liceo classico.

Oggi invece, nel programma di studi teologici, la parte matematica viene oltre che compresa anche sviluppata con metodo scientifico. (*)

Comunque, tornando al librino di Godel non mi sono perso d’animo e ho cercato di affrontare l’argomento affidandomi a un testo divulgativo (il che non vuol dire approssimativo, anzi) per capire almeno il significato dei “simboli” alfanumerici e non solo.

Ho individuato, curioso a dirsi, un articolo del famoso logicomatematico Piergiorgio Odifreddi che mi ha aiutato a capirci qualcosa.

Curioso a dirsi per il professore in questione è un  ateo professo e un acceso polemista nei confronti della Chiesa cattolica e di tutte le religioni in genere (non di quella musulmana perché rischierebbe la vita e non lo dico con sarcasmo, sia chiaro, visto che è un dovere proteggerci!)

L’articolo mi ha aiutato a capire o almeno mi ha dato gli strumenti essenziali per capirci qualcosa e di questo gliene sono grato.

Lui personalmente, anche se da scienziato la trova esatta, non ne resta convinto ma questo è un altro discorso visto che ognuno è libero di pensarla come vuole.

(*) Ieri a Messa il prof. N.N., matematico, mi ha chiesto conto di un testo teologico riguardante il rapporto scienza-fede citato in un mio precedente articolo. Lì per lì non ho saputo rispondergli… poi, controllando le note ho capito e ne scriverò domani, aDp.

415. IN CAMMINO – Suore “madri”

Avevo già in mente l’argomento da proporvi ma, aperto il computer e letto il contenuto della mail della Curia, ho deciso di cambiare argomento e di dedicare questo ormai consueto breve scritto alle Suore.

La mail mi avvisava della morte, nello stesso giorno, di due anziane sorelle, Madre Adeodata e Madre Clara entrambe a me molto care.

Madre Adeodata era una suora di clausura del monastero benedettino di San Giuliano. Donna forte e volitiva aveva curato il trasferimento dal Monastero di Pisa a quello di San Giuliano in anni ormai lontani. Si era consumata le ginocchia nella preghiera ma anche le mani nella realizzazione del nuovo monastero e la mente nel far quadrare i conti economici.

Donna dolcissima ospitava volentieri noi sacerdoti per momenti di preghiera/riflessione riservandoci mille attenzioni come è nello stile delle benedettine. Essendo monaca di clausura non riservava troppo tempo alle udienze però, nel caso di necessità, non si negava ed era capace di fermarsi anche delle ore a parlare, consigliare ecc.

Madre Clara invece era una suora di vita attiva. Apparteneva alle Suore del Cottolengo (Suore infermiere) ma i suoi superiori l’avevano destinata al lavoro di Curia.

E così si era ritrovata da un giorno all’altro dal curare gli anziani e gli ammalati a gestire la segreteria della Curia con tutti i problemi legati a questo delicato servizio.

È risaputo che noi sacerdoti siamo un po’ misogini e talvolta anche bizzosi per cui all’inizio aveva sofferto un pochino. Poi però, da pisana purosangue, aveva reagito imponendosi con fermezza anche ai più dispettosi. In altre parole aveva messo in riga tutti, dagli attempati Monsignori ai giovani     vice -parroci. Non alzava mai la voce ma bastava un’occhiata per chiudere le questioni.

Il servizio è durato oltre 25 anni. Entrava in Curia alle 9.00 per sbrigare la corrispondenza; alle 9.30 apriva l’ufficio e sedeva alla scrivania con i blocchetti dei ricevutari alla mano pronta a tutte le esigenze dei sacerdoti. A mezzogiorno in punto, recitato l’Angelus, se ne tornava in Istituto per il turno pomeridiano d’assistenza ai malati (che non aveva mai tralasciato).

Insomma due donne e “madri” eccezionali.

Oggi stesso le ricorderò all’altare del Signore. Fatelo anche voi, per piacere. E teniamoci care le nostre Suore Canossiane…!