Commento al Vangelo di domenica 14 novembre 2021.
366. IN CAMMINO – lavoro extra
Ho passato tutta la mattina a fare conti e telefonate. Stavo per dimenticare il nostro ormai normale appuntamento quotidiano. Per fortuna mi è tornato in mente mentre andavo in bici a far visita alla carissima Clarita che è tornata dall’ospedale ma è ancora convalescente.
Cominciamo dai conti. Come sapete ho il compito assai serio di verificare la contabilità della Federazione fra le Associazioni del Clero d’Italia.
Purtroppo siamo in rosso come tante altre società a causa dell’epidemia che ha pestato duro sulle nostre attività.
È necessario quindi provare a rientrare ma – ecco il problema – come fare? Teoricamente è facile: basta ridurre i costi! Ma come? Licenziare i dipendenti? Nemmeno per sogno! Hanno famiglia e poi cosa vanno a fare dopo anni di servizio nella nostra Federazione. Aumentare la quota di partecipazione ai sacerdoti iscritti? E come fanno ad arrivare in fondo al mese con mille euro di stipendio… Annullare i gettoni di presenza ai consiglieri? Non verrebbe più nessuno: come può un consigliere arrivare a proprie spese da Catania o da Pordenone o dalla Sardegna senza avere un minimo di compenso… Ridurre il numero delle pubblicazioni? Beh questo si potrebbe anche fare ma è chiaro che sarebbero i sacerdoti a rimetterci perché senza i consigli del legale, dell’ingegnere, del commercialista saranno costretti a provvedere direttamente.
L’unica soluzione sta nell’aumentare il numero degli iscritti lasciando inalterata la quota di partecipazione. Ecco allora che mi sono letteralmente “attaccato” al telefono!
“Ciao, don Andrea. Come stai? Senti vedo che hai 10 tesserati… dovresti recuperarne altri 10. Dobbiamo aumentare il numero degli iscritti. Dai!, non mi dire che è impossibile. Lo so anch’io che ci sono problemi di questi tempi ma c’è chi sta peggio di noi. Allora, mi dai una mano? Grazie.”
Ne ho fatte tantissime di queste telefonate. Alcuni mi hanno trattato male ma altri invece hanno capito e hanno promesso di aiutarmi. Speriamo che mantengano l’impegno. Più avanti vi farò sapere.
365. IN CAMMINO – Compagni di Liceo
Ieri sera, a cena, dopo la celebrazione in suffragio del nostro confratello don Roberto Berti, ci siamo messi a parlare del presente e del futuro della Chiesa.
Il presente vede l’attivazione di questo “cammino sinodale” che comporta un’infinità di incontri, circolari, domande/risposte appesantendo notevolmente il nostro già pesante impegno pastorale. Però, dicevamo, visto che si tratta di una iniziativa voluta direttamente da Papa Francesco a favore della Chiesa universale non possiamo certo snobbarla o svilirla. Anzi!
Poi siamo passati a ragionare del futuro della Chiesa cattolica che si presenta pieno di incognite. Può darsi che i numeri (vocazioni, sacerdoti, diaconi, fedeli, celebrazioni e tutto il resto) diminuiscano ma anche che crescano visto l’apporto dei laici (catechisti, accoliti, lettori della Parola, ministri della Comunione ecc.).
A questo punto un confratello ha suggerito di metterci a parlare un po’ del passato… e quindi, inevitabilmente sono saltati fuori i nomi dei nostri compagni di scuola in particolare del Liceo.
“Ho visto Andrea, era a passeggio in piazza del Duomo con i nipotini…”. “La Luisa ha fatto davvero una bella carriera”. “Ernesto è morto… ho visto i manifesti”. “Invece Gigi era sul molo a Viareggio, col cappellino in testa, a pescare!”
“Insomma – ha detto uno fra noi – tutti i nostri amici, a parte il povero Ernesto, si godono la famiglia e la pensione e noi nè l’una né l’altra. Io – ha continuato in un crescendo di impeto – ho deciso di fare come i Vescovi e cioè a settantacinque anni mollo tutto e penso un po’ a quello che ho sempre desiderato fare… per la Chiesa, naturalmente!”
Un altro è intervenuto subito dopo lamentando che l’età avanzata non ci consente più di essere in sintonia con i giovani ma nemmeno col mondo contemporaneo ecc.; “non parliamo poi della vita parrocchiale – ha aggiunto – che impone una presenza e un impegno costante davvero faticoso per un settantenne ormai preda di acciacchi vari”
A tavola eravamo tutti più che settantenni e quindi il lamento si è fatto generale. A qual punto però uno ha tirato fuori Papa Francesco ma anche Draghi, Mattarella e altri medici e scienziati che sembra non avvertano il peso degli anni e ci siamo dati una calmata.
Questo per dirvi che anche noi sacerdoti siamo esseri umani e abbiamo, come tutti, momenti di sconforto e di crisi.