399. IN CAMMINO – Perché lo strano titolo di ieri?

Ieri vi ho scritto, in modo serio, del sacramento della Confessione.

Dai commenti ho capito che sarebbe opportuno tornarci sopra magari nel corso dell’estate perché almeno su un punto non sono stato troppo preciso e, giustamente, i lettori vorrebbero ulteriori chiarimenti…

Oggi però voglio scrivere in modo lieve spiegandovi il perché del titolo curioso di ieri: grrr…

È molto semplice. Appena aperta la chiesa è venuto un signore a confessarsi. Era assai abbattuto e quindi mi sono dovuto trattenere più del consueto senza peraltro riuscire a calmarlo.

Solo che la canina era già pronta per uscire e non ha gradito il ritardo.

Si è messa a raspare alla porta della sacrestia costringendomi ad aprirle per evitare ulteriori graffi.

Non paga della brutta figura ha iniziato ad abbaiare forte contro il penitente che, già in difficoltà per i suoi problemi personali, ha accusato il colpo pensando a un segno dell’ira divina nei suoi confronti…

In effetti la Lola era scatenata: bau, bau… grrr…

Per fortuna la cagnetta dopo poco si è calmata e scondinzolando festosa gli è  saltata in braccio cosa questa che gli ha procurato quel sollievo spirituale che io non riuscivo a dargli.

A quel punto sono stato io a scorgere in quell’improvviso gesto di affetto un segno dell’amore di Dio che riesce a consolare i suoi figli anche attraverso un piccolo cane scodinzolante.

 

398. IN CAMMINO – Grr…

Il Sacramento della Confessione è poco sfruttato.

I motivi sono molti: in buona parte dipende da noi sacerdoti che, impegnati su più fronti, siamo poco presenti al confessionale. Dipende spesso anche dai penitenti che aspettano l’ultimo momento per confessarsi…

Del resto questa non è una novità. Mi capitò di leggere, ai tempi degli studi teologici, che nei primi secoli del cristianesimo era invalso l’uso di confessarsi sul letto di morte per essere sicuri di salvarsi l’anima.

Un ulteriore motivo di disaffezione dipende dalla mutata consapevolezza di ciò che è peccato: prima TUTTO era peccato, oggi NIENTE è peccato. Come sempre la verità sta nel mezzo. Nel colloquio con noi stessi è possibile tuttavia verificare con precisione ciò che è veramente peccato (offesa volontaria e consapevole al Signore) e ciò che invece è fragilità umana, soprattutto psicologica. L’argomento andrebbe spiegato meglio ma per questa breve nota può essere sufficiente…

Per quanto riguarda la nostra parrocchia sia in estate che in inverno c’è sempre qualche sacerdote – cominciare dal sottoscritto – a completa disposizione ogni giorno della settimana e in particolare il MERCOLEDI’ mattina, giorno dedicato all’adorazione eucaristica e giorno del mercato.

Il sacramento viene celebrato in modo sobrio, cioè senza allungare troppo i tempi, e fuori dal confessionale nel rispetto delle norme sanitarie che imporngono comportamenti attenti onde evitare il covid.

Qualcuno chiede anche la direzione spirituale o, meglio, insiste sui dettagli dei propri peccati e qui possono nascere dei contrattempi perchè il sacerdote non è uno psicologo o un analista: certi comportamenti sbagliati richiedono sì il perdono del Signore ma prima ancora un approfondimento psicologico e comportamentale con uno specialista perché causati da sofferenze remote impossibili da scoprire nei pochi minuti della confessione sacramentale.

Se compreso appieno e vissuto con serenità il sacramento della Confessione offre un insostituibile aiuto a vivere in grazia di Dio e liberi da sensi di colpa ciò che determina uno stato di vita salutare.

A questo punto vi chiederete perché ho dato un titolo così curioso alla nota… ve lo spiegherò domani perché devo correre in chiesa a … confessare!

 

397. IN CAMMINO – 90 anni di F.C.

Famiglia Cristiana, il noto settimanale editato dalla Società San Paolo, compie 90 anni. Un bel traguardo non c’è che dire!

Leggo la rivista fin da quando ero bambino. Allora ero appassionato dai disegni (Gregori?) che contendevano il primato della bellezza a quelli del Corriere (W.Molino).

Successivamente, quindi negli anni del Seminario, leggevo avidamente le risposte del direttore, o meglio i Colloqui col Padre di don Giuseppe Zilli, davvero illuminanti nei contenuti e brillanti nello stile giornalistico.

Più tardi, impegnatissimo nella pastorale -ero cappellano a Pontedera e non mi mancava certo il da fare – avevo interrotto la lettura salvo poi riprenderla stavolta anche con maggiore attenzione dopo aver conosciuto personalmente don Paradiso, un paolino attivo nel campo della comunicazione editoriale.

Più tardi ancora la svolta che mi convinse da una parte ad approfondire gli studi di Comunicazione (religiosa) Mediatica (che conclusi a Roma con il dottorato) e a entrare a far parte della Comunità di San Paolo nell’Istituto Gesù Sacerdote (seppure con voti semplici).

Nel frattempo infatti avevo conosciuto don Stefano Lamera, un trascinatore di folle, apostolo del Vangelo come pochi, che vinse la mia ritrosìa convincendomi a entrare a far parte della famiglia paolina.

Di lui scriverò più a lungo nell’editoriale del numero di Pasqua della nostra Rivista ma fin d’ora posso candidamente riconoscere che mi ha fatto un gran bene, spiritualmente parlando, aiutandomi in un passaggio difficile della mia vita sacerdotale.

Non aggiungo altro se non che Famiglia Cristiana mantiene ancora oggi il suo valore e seppure insidiata dalle riviste on line vanta un cospicuo numero di lettori. Me compreso.