306. IN CAMMINO – torno a casa

Torno di nuovo … a casa! Lunedì sono andato per la prima Comunione di una bambina italo-americana; oggi per la festa patronale. I miei vecchi parrocchiani hanno saputo della mia nomina a Monsignore e mi hanno invitato.

Ho accettato a condizione di potermi presentare “in nigris” cioè senza abiti corali. Intanto perché fa molto caldo e poi perché, com’è noto, non mi piace sgonnellare solo per farmi notare.

Con questo non voglio assolutamente disprezzare l’invito e tanto meno la nomina (che è stata accompagnata da una motivazione che mi fa molto onore) ma non è certo un pennacchiotto “fucsia” in testa che rende merito a un sacerdote.

Sono altri i meriti. Proprio in questi giorni abbiamo ricordato dei sacerdoti “martiri”: don Libero, don Fiore, don Innocenzo…

Questi sì erano meritevoli: hanno infatti offerto la loro vita per non abbandonare il gregge avuto in custodia. Sono morti per e con la propria gente offrendo al contempo, proprio come Gesù sulla croce, il perdono ai loro persecutori.

Ecco, oggi alla predica vorrei parlare proprio di questi cari sacerdoti: tutti (o quasi) molti giovani che hanno dato un esempio di vita meraviglioso.

Sono certo che i miei amici capiranno.

305. IN CAMMINO – L’eccidio

Torno adesso da Sant’Anna di Stazzema dove abbiamo celebrato in suffragio delle povere vittime dell’eccidio. Erano presenti le Autorità provinciali e regionali insieme con numerosi partecipanti. Il tutto si è svolto in modo ordinato nel rispetto nelle norme sanitarie.

Noi sacerdoti non siamo saliti però al monumento perché alle 11,30, in Duomo a Pietrasanta, era previsto il funerale di Don Roberto Bovecchi.

Non ho quindi fotografie da proporvi se non una d’archivio.

Ieri però ho partecipato a una cerimonia analoga a Molina di Stazzema dove abbiamo ricordato don Fiore Menguzzo pure lui vittima della ferocia nazista insieme a i suoi cari familiari e ad altre persone del paese.

Qui di seguito la foto con le Autorità.

La storia di don Fiore meriterebbe di essere raccontata per esteso: prima infamato quasi fosse stato complice poi, grazie agli studi storici di Giuseppe Vizzoni, riabilitato e insignito della medaglia d’oro alla memoria…

Un attimo: mi chiamano d’urgenza al Bagno Felice 2.

…………………..

Non c’è stato niente da fare. Ha avuto un malore in mare ed è morto. L’ho benedetto e ho pregato per lui insieme con i bagnini. Ho detto una parola di conforto anche alla moglie Clotilde e ai familiari presenti.

Aggiungete una preghiera anche voi.

 

304. IN CAMMINO – In memoria

È andato tutto bene nel senso che sono riuscito a fare quanto avevo programmato per la giornata inclusoa la cena conviviale degli amici del “distributore”.

Sono stati molto carini e accoglienti a cominciare dal padrone di casa che voleva a tutti i costi riempirmi gratuitamente di benzina il serbatoio della… bicicletta! Ci sono andato volentieri perché in quell’ambiente si respira ancora l’aria tipica della Forte dei Marmi antica: (al riguardo ho scovato una pagina del 1881 che vi farà piacere: la pubblicherò nella rivista di Natale).

Sono stato bravo anch’io perché non si sono nemmeno accorti di quello stavo facendo smanettando sul cellulare.

Ieri infatti, nel pomeriggio, è morto don Roberto Bovecchi di Pietrasanta, già canonico del Duomo e responsabile della Pastorale sanitaria al “Versilia”.

Da tempo si era infermato ed ero riuscito a farlo ricoverare alla Fondazione Cardinale Maffi di Mezzana a San Giuliano Terme firmando per lui l’impegnativa in qualità di familiare.

Quando dunque è morto, nel primo pomeriggio alle 14.30, mi hanno subito chiamato e da quel momento e fino alla sera non ho fatto altro che correre avanti e indietro dal Forte e fino a Mezzana per la composizione della composizione della salma e l’organizzazione del funerale. Vi assicuro che non è stato uno scherzo gestire il tutto tenendo conto che don Roberto ha ancora due fratelli!

Venuta l’ora della cena non me la sono sentita di deludere i miei amici e quindi sono andato ugualmente – anzi, mi sono fatto vedere sorridente e festoso – anche se dovevo ancora stendere il manifesto funebre.

Fra una portata e l’altra, senza farmene accorgere, ci sono riuscito e quindi sono stato contento di aver potuto fare tutto senza coinvolgere i presenti.

L’amico V. però ha capito qualcosa e glielo ho confessato pregandolo al contempo di non lasciar trapelare la notizia.

Le stelle non le ho nemmeno guardate tanto Papa non mi faranno mai!